MATURITA’ 2014/ Un preside ai suoi studenti: ora tocca a voi, finalmente “soli”

- Gianni Zen

Pubblichiamo la lettera che GIANNI ZEN, dirigente del Liceo Brocchi di Bassano del Grappa, ha inviato ai suoi studenti di quinta alla vigilia di questo esame di stato

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Pubblichiamo la lettera che Gianni Zen, dirigente del Liceo Brocchi di Bassano del Grappa, ha inviato ai suoi studenti di quinta alla vigilia dell’esame di stato.

Cari studenti,
iniziano gli esami di maturità. Anzitutto, un corale “in bocca al lupo”: non solo per gli esami ma, cosa più importante, perché attraverso l’esame in realtà siete chiamati ad aprirvi al vostro futuro.

Il motivo è chiaro. La nostra vita è segnata da alcuni “riti di passaggio”, attraverso i quali tutti costruiamo le nostre scelte, cioè prepariamo il nostro avvenire. E questo, lo sapete anche voi, può dipendere da tante situazioni e relazioni, ma, anzitutto, dipende da quello che siamo in grado di costruirci. Ognuno per la propria parte. Questa volta, con gli esami di maturità, tocca a voi. Come recita l’antico motto: “ognuno è artefice del proprio destino”.

La novità di questi nostri anni difficili la posso riassumere con queste parole: voi siete chiamati a pensarvi non più vincolati solamente al contesto locale, o italiano, o europeo. Il vostro destino è “glocale”, cioè globale e locale assieme. Cittadini del mondo. Sapendo bene che il valore-conoscenza è l’unica bisaccia che potrete portarvi come zaino esistenziale. L’unico passaporto da tutti riconosciuto e da tutti richiesto. Non fine a se stesso, però, ma un passaporto aperto al confronto, alla logica dei risultati, cioè alle competenze spendibili, da condividere in “squadra” con i vostri futuri colleghi di lavoro.

Un tempo si chiamava “esame di maturità”, oggi più burocraticamente “esame di Stato”, ma la sostanza non cambia. Perché, al di là dell’imperante giovanilismo che fa dire che si è giovani sino ai 35 anni, noi sappiamo invece che non si diventa maturi per decreto, ma che è la maturità, cioè la responsabilità, che ci viene incontro. Che si impone.

Tant’è che dopo l’esame di maturità non saranno più gli altri che incideranno sulle vostre scelte, ma ognuno dovrà decidere per se stesso. Dovrà cioè prendersi le proprie responsabilità.

Attraverso l’esame di maturità, per la prima volta, sperimentate un’esperienza nuova: sarete giudicati da persone che non vi conoscono. E questo è un fatto positivo. Perché questa è la regola della vita. Attraverso cioè un giudizio “esterno”, prima di essere gli altri a giudicare voi, siete voi che dovete mettervi nella condizione di essere giudicati e dunque valutati. Secondo un merito, una qualità, delle conoscenze e competenze effettivamente maturate. Sulla base dei risultati, dunque, al di là di intenzioni, buone o cattive volontà. Così va la vita reale, potremmo aggiungere. Con i suoi valori e le sue contraddizioni.

Potrei dire: è bello essere valutati e misurati. Perché si diventa protagonisti e responsabili di se stessi. Quindi si esercita la propria libertà, si mettono in gioco i propri diritti-doveri sino in fondo.

Con questo atto di libertà ha inizio, perciò, una nuova fase della vostra vita, che vi porterà all’alta formazione universitaria oppure ai primi approcci verso il mondo del lavoro. Vere palestre di vita.

Il mio augurio è che viviate, tutti assieme, gli esami di maturità da protagonisti, al di là del livello di preparazione e delle singole aspettative, con passione e gusto culturale. Sì, con gusto culturale: perché la cultura non è il semplice possesso di tante o poche informazioni, ma è la maturazione personale, cioè la creativa rielaborazione delle informazioni o nozioni verso quel “domandare tutto” che è l’atto primo della nostra intelligenza, quello che ci spinge sempre “oltre”: verso nuove tappe della ricerca esistenziale e specialistica, verso nuove esperienze e conoscenze, sempre aperti a nuove concrete competenze.

Tutti noi, genitori, preside e docenti, vi osserveremo. Vi seguiremo col pensiero. E con qualche giusta preoccupazione. Ma anche con tanta fiducia. Siete il nostro futuro.

Gianni Zen

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