SCUOLA/ Quei politici così “aperti” che oppongono ancora pubblico e privato

- Marco Lepore, int. Alfonso Corbella

ALFONSO CORBELLA, presidente della Cooperativa Dedalo Onlus che gestisce istituti scolastici a Como e Roma, ha partecipato alle audizioni parlamentari sul Ddl “Buona Scuola”

senatoaulaR439
Infophoto

Alfonso Corbella, architetto, presidente della Cooperativa Dedalo Onlus che gestisce istituti scolastici a Como e Roma, in qualità di membro del consiglio direttivo ha rappresentato CdO Opere Educative – Foe alle audizioni parlamentari sul Ddl “Buona Scuola”, durante le quali sono state ascoltate anche le associazioni di scuole paritarie. A lui abbiamo chiesto di raccontarci quali impressioni ne ha ricevuto e quali prospettive, a suo giudizio, si aprono.

Corbella, le sue impressioni?
Non so se saranno rispettati i tempi che il Governo ha ipotizzato. Comunque mi pare che ci sia un buon clima di lavoro, sicuramente costruttivo. Dirò di più: mi pare che il clima generale stia cambiando.

In che senso?
Diversi episodi accaduti durante la giornata mi hanno confermato che al di là delle ideologie e delle diverse posizioni inizia a fare capolino la percezione che ci sono di mezzo i nostri figli e il loro futuro, e che una questione importante come quella della scuola non può più essere affrontata a colpi di slogan.

Può raccontarci qualcuno di questi episodi?
La nostra audizione (in data 8 aprile, ndr) è slittata di orario a causa di una votazione parlamentare, ma non tutto il male viene per nuocere; infatti, per questo motivo abbiamo avuto la possibilità di seguire in collegamento audio-video le audizioni  dei rappresentanti dei dirigenti scolastici (Anp) e del personale Ata. Pare strano, ma la consapevolezza di un cambio di passo sembra cresciuta più fra i politici che nel mondo stesso della scuola.

Perché?
Le associazioni in questione hanno molto insistito su esigenze di categoria, come ad esempio la giusta necessità, per il personale amministrativo, di essere adeguatamente supportato nelle rapide trasformazioni che avvengono nel settore (per esempio tutta la questione della fatturazione elettronica nelle Pa) e su quanto, al riguardo, prevede il documento della Buona Scuola; oppure la richiesta da parte dei presidi, più discutibile, di passaggio da dirigenti Miur a dirigenti pubblici, che comporterebbe anche un incremento salariale molto consistente… Al di là di queste istanze più o meno legittime, però, non si è andati. E’ stato così evidente questo, che, dopo gli interventi delle associazioni, una parlamentare Pd ha chiesto come mai in 50 minuti di presentazione dei documenti non fossero stati menzionati gli alunni, che pure sono lo scopo della scuola.

Cos’altro ha visto che può documentare il cambiamento che dice?
I parlamentari 5 Stelle e Sel, che in genere fanno opposizione ideologica a prescindere, sembrano realmente interessati a entrare nel merito delle questioni, chiedendo alla presidenza un ordine dei lavori che renda possibile affrontarle. E anche la discussione tra membri del Pd, Sel e M5S è animata, ma con la volontà di capire di che cosa si tratta e qual è la posta in gioco.

Quindi… 

Si colgono segnali positivi, però è necessario continuare a lavorare con coraggio e costanza, dato che permangono “sacche” di resistenza non indifferenti.

Resistenze dovute a cosa?
L’impressione che ho avuto è che, a parte qualche caso di “solito” pregiudizio ideologico, molte difficoltà e opposizioni nascano da una diffusa inconsapevolezza a riguardo delle condizioni oggettive in cui si trova il nostro sistema di istruzione.

Per esempio? 
Per esempio si continua a chiedere di stanziare più risorse per la scuola statale e di incrementare il personale ad ogni livello, senza sapere che per il sistema scolastico (quindi escluso quello universitario, per il quale siamo davvero sotto la media europea) lo Stato spende già molto, anche nel paragone con gli altri Stati, e che semmai è necessario ridurre gli sprechi e migliorarne il funzionamento. Tra l’altro, è già prevista a breve l’assunzione di oltre 100mila precari… Oppure, ci si oppone all’introduzione di una maggiore autonomia perché si teme che questa possa generare diseguaglianza fra le scuole e creare istituti di serie A e di serie B, senza rendersi conto che macroscopiche disparità esistono già e che proprio l’autonomia, insieme ad un maggior rapporto col territorio, rappresenta un’occasione effettiva di crescita per ogni scuola. O, ancora, non sono visti di buon occhio provvedimenti economici a favore di scuole e famiglie come il 5 per mille, lo School Bonus e le detrazioni, perché “si tolgono risorse al pubblico per darle ai privati”, senza vedere che in realtà questo favorirebbe anche un migliore utilizzo delle risorse per tutti. Già adesso, con le scuole paritarie, lo Stato risparmia.

Al riguardo, sono stati presi in considerazione i risultati positivi di quei paesi europei che hanno favorito autonomia e parità?
Anche questo è un tema sul quale bisogna continuare a lavorare per favorire una maggiore presa di coscienza. Come accennavo prima, c’è una certa disinformazione già sul nostro sistema nazionale di istruzione, figuriamoci su quelli degli altri paesi. Quando si presenta correttamente ciò che altri paesi a noi vicini (non solo geograficamente) hanno fatto e i risultati che hanno ottenuto, assistiamo a reazioni stupite e in generale favorevoli. Però occorre tempo perché questo diventi patrimonio comune e porti a decisioni condivise.

Per finire, qual è stata la posizione della Foe e delle altre associazioni di scuole paritarie?
Sebbene con accenni e dettagli diversi, abbiamo condiviso le medesime posizioni e preoccupazioni:  potenziamento dell’autonomia per tutto il sistema, ok al 5 per mille e School Bonus, realizzazione di un sistema pubblico con due gambe davvero paritetiche (statali e paritarie), innalzamento delle detrazioni (ritorno almeno ai 4mila euro di tetto inizialmente proposti dal Miur), inclusione delle secondarie superiori nel sistema delle detrazioni.

Morale?
Siamo abbastanza fiduciosi. Dobbiamo fare i conti con il problema delle risorse e con condizioni di lavoro non semplici, ma il confronto avviato, se si andrà avanti insieme e senza barriere ideologiche, non potrà che far bene a tutti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori