SCUOLA/ Quando imparare un lavoro è bello e “naturale” come il legno

- Silvia Becciu

Il Salone del mobile di Milano ha da poco chiuso i battenti. E’ forte l’immagine di un settore, il legno-arredo, deciso ad andare sempre più al largo. Grazie ai giovani. SILVIA BECCIU

infophoto_impresa_lavoro_R439
Infophoto

Il Salone del mobile di Milano ha da poco chiuso i battenti e rimane forte l’immagine di un settore, quello del legno-arredo, deciso ad andare sempre più al largo mettendo l’acceleratore alla sua anima innovatrice e di eccellenza. Proprio come per gli alberi, però, per crescere occorre avere le radici ben piantate per terra. Per questo forse, insieme alle luci, al design, alla perfezione, all’ingegnosità dei tanti oggetti visti al Salone, viene da ripensare ad una piccola area, pochi metri quadrati, molto semplice, situata stranamente nell’istallazione più in vista dell’evento, la “Passeggiata” firmata da Michele De Lucchi, uno dei più affermati architetti e designer italiani. 

Due tavoli da lavoro, circondati da ragazzi adolescenti in camice cachi, alcuni adulti intenti a seguire i ragazzi impegnati a levigare, intagliare, piallare…; in giro, scalpelli, seghe, trapani, un tornio, pezzi di legno grezzi e oggetti di vario tipo in via di lavorazione. Sono gli studenti e gli artigiani del Polo formativo di Lentate sul Seveso, piena Brianza, che FederlegnoArredo ha portato in fiera per mostrare su quali radici sta costruendo il suo avvenire. 

“I giovani sono il futuro e le nostre aziende hanno bisogno di giovani entusiasti e con una buona preparazione”, dice Giovanni Anzani, presidente della Fondazione Rosario Messina che gestisce la scuola insieme ad Aslam (Associazione scuole lavoro alto milanese). La scuola offre due percorsi: quello professionale di base e l’Its (Istituto tecnico superiore) per figure di marketing orientate all’estero. E’ molto importante come è stato pensato il Polo: le imprese sono a fianco dei professori nella formazione dei ragazzi. In un momento in cui la disoccupazione giovanile supera il 40%, il settore offre grande opportunità di lavoro per professionalità che si stanno perdendo. Con l’industria moderna, infatti, i cambiamenti di costume, di mode e gusti, i tradizionali mestieri d’arte sono andati in crisi, e i ragazzi che prima andavano “a bottega” sono andati in fabbrica perdendo la possibilità di acquisire sapere e abilità e divenendo quasi accessori di macchinari e linee di produzione. Le scuole professionali, dopo gli anni del boom in cui hanno saputo offrire un’ottima preparazione, sono diventate col tempo luoghi separati dall’industria, e hanno iniziato ad essere considerate formazione di serie C, contrapposta alla cultura “nobile” e “disinteressata”. “Si è pensato che la scuola professionale formasse l’operaio del domani, che le aziende avrebbero poi sfruttato — aggiunge Anzani —. Ma professioni come quella del maestro ebanista, ad esempio, è tutt’altro che di serie C”. 

Marco, Simone, Luca, Ivan, Dame e gli altri studenti presenti al Salone mostrano il perché. Ivan è il più grande, ha 17 anni, è moldavo, frequenta il primo anno del corso professionale per operatore del legno. “Il legno è il futuro, dice senza esitazione, trattato con alcuni prodotti, può arrivare a durare anche 100/150 anni”. Durante la fiera ha costruito delle scatole di legno su un progetto dell’architetto De Lucchi e, insieme a un intagliatore, ha fatto “uscire dal legno” una rosa che aveva disegnato. 

Se da una parte i ragazzi non sono tutti uguali, e hanno bisogno di strumenti diversi, chi più pratici, chi più teorici per crescere e realizzarsi, è vero che tutti devono poter studiare al meglio delle loro possibilità. Mentre nelle ore di laboratorio imparano a realizzare e assemblare la struttura in legno di mobili artigianali, cassettiere, strutture degli armadi, intelaiature di divani e pannelli, a scuola non viene trascurato l’insegnamento di materie come la matematica, l’italiano, l’inglese. In ogni caso, il settore del legno-arredo è sempre più connesso al mondo del design e ad architetti e interlocutori internazionali, così che anche a livello base i ragazzi devono essere in grado di leggere i progetti e parlare l’inglese. 

“L’azienda forma il ragazzo insieme a noi — dice Giovanni Toffoletto, coordinatore del Polo formativo — l’avviamento al mondo del lavoro si gioca in una corresponsabilità. Oltre ai periodi di stage curriculare che cominciano già dal secondo anno di scuola, dall’anno venturo proporremo alle imprese il contratto di apprendistato per acquisire la qualifica professionale. In sostanza, grazie a una legge di Regione Lombardia e al Ccnl stipulato da FederlegnoArredo e dalle parti sindacali, l’azienda potrà assumere un giovane minorenne con notevoli facilitazioni fiscali e contributive, lasciandolo a scuola solo per il tempo necessario a completare la formazione di base e pagandolo in base alle ore che svolge in azienda: una forma innovativa e sostenibile per inserire un giovane in azienda”. 

E le opportunità sono di livello. Nel campo dei pannelli, ad esempio, la ricerca delle aziende italiane è la più avanzata al mondo. Uno studente della scuola è in stage in una di queste imprese, quella che produce pannelli multistrato con cui realizzano i pavimenti dei Frecciarossa, e si sta specializzando su diversi tipi di materiali. Comunque, “i nostri ragazzi trovano lavoro facilmente. Il nostro obiettivo però è la loro maturazione come persone. Il segno che un ragazzo ha fatto un percorso educativo e formativo di successo è, ad esempio, che mantiene il lavoro, che sviluppa un senso di responsabilità verso ciò che fa”. 

E che un percorso professionale possa offrire un’opportunità di crescita, di formazione, di emancipazione, lo si capisce anche da quanto questi ragazzi sentono che ciò che fanno appartiene loro. Alla domanda cosa è piaciuto di più di ciò che hanno visto in fiera, Marco non ha dubbi e risponde di getto: “un tavolo magnifico fatto da più tavoli: spostando i suoi angoli si può quadruplicare la sua grandezza. Dalle lavorazioni del legno grezzo si può arrivare lì!”. Con lo stesso entusiasmo Ivan racconta di un’azienda vecchissima che dal 1920 usa diverse qualità di legname antico, recuperato ad esempio da sotto terra dove — spiega — viene estratto insieme alla pietra: “la pietra viene eliminata e al suo posto viene inserita la resina che è trasparente. Anche in questo caso hanno realizzato un tavolo bellissimo che è stato esposto circondato da delle sedute realizzate da pali di sostegno recuperati sott’acqua a Venezia. Lavorati e trattati hanno un aspetto magnifico”.

I ragazzi del Polo formativo di FederlegnoArredo non sono tutti lì. Oltre agli studenti della scuola professionale di base, ci sono, sparsi al Salone negli stand delle aziende presso cui fanno lo stage, i ragazzi dell’Its, corso biennale post diploma di scuola superiore che forma export manager con elevate competenze tecniche sui prodotti che trattano. Tra loro Benedetta, 22 anni, sta frequentando il primo anno e con il Salone ha iniziato lo stage di due mesi in un’azienda che fa arredo per ufficio. Al Salone ha accolto imprenditori, architetti, designer, e altre figure che volevano informazioni sull’azienda, mentre in ufficio, tra le altre cose, con il suo tutor si era dedicata allo studio di nuovi potenziali mercati esteri. Il curriculum degli studi che sta seguendo è di tutto rispetto: marketing strategico-operativo, organizzazione aziendale, inglese, comunicazione efficace, moduli sulle certificazioni, politiche di tutela del marchio nella filiera legno-arredo. E tiene a precisare che a scuola ha acquisito conoscenze sulle caratteristiche e sull’andamento dei vari mercati che sono state utili in azienda. “Lo stage è stato un buon test per capire che è proprio quello che voglio fare, dice Benedetta. E le possibilità di entrare in azienda ci sono. Consiglierei davvero questo percorso di studio e lavoro ai mie coetanei che non hanno occupazione”. 

Appare tutto molto naturale, proprio come il legno che trattano: studiare, conoscere, lavorare, e così, maturare e cambiare, se stessi e il Paese. Anche per questo forse Anzani si dice convinto che “abbiamo tutti i numeri per uscire alla grande da questa situazione di crisi”. Come? “Tirandosi su le maniche, guardando avanti ed entusiasmando i giovani perché venga loro voglia di rubare il mestiere”. La strada è senz’altro avviata. Vuoi vedere che per prendere il largo, le radici devono essere ben piantate in una di queste botteghe moderne?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori