SCUOLA/ Via il 5 per mille, si torna al Gratta e Vinci

- Luisa Ribolzi

Oggi la Camera conclude l’esame del ddl Buona Scuola. Ieri il governo ha deciso lo stralcio dell’articolo 17, relativo al 5 per mille. Per fare un favore alla minoranza dem. LUISA RIBOLZI

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Uno degli obiettivi della scuola di base è la valorizzazione della creatività. Vedo con grande piacere che questo obiettivo è già stato ampiamente realizzato, con brillanti risultati, come dimostra la gran parte degli interventi nel dibattito per l’approvazione del disegno di legge sulla Buona Scuola. Limitiamoci alle agenzie di oggi, cogliendo fior da fiore, e partendo dal fatto che il Governo esprime parere favorevole alla soppressione dell’articolo 17 ( e poi dice che non è vero che porta sfortuna!) che consentiva di destinare il cinque per mille anche alle scuole paritarie. 

Il ministro Giannini si impegna, “una volta trovati fondi diversi, non derivanti dall’ambito dell’istruzione, a un successivo provvedimento”. Bastava dirlo subito: ci arriva notizia che le scuole paritarie delle zone aurifere in Val d’Ayas e nell’Ovadese hanno immediatamente riattivato ricerche di tipo amatoriale. Il sito di Zappetta gialla è stato inserito fra quelli di primario interesse didattico per la compilazione del Rav (rapporto di autovalutazione, ndr). Sono anche state riaperte alcune miniere del Sulcis, dove gli studenti delle scuole paritarie sarde che devono recuperare dei crediti formativi si impegneranno d’estate in un programma di alternanza scuola-lavoro nello scavo del carbone per pagare il riscaldamento delle loro scuole.

I deputati M5S in Commissione cultura esultano per aver eliminato le discriminazioni e le ingiustizie derivanti dal fatto che alcune scuole sono frequentate da ragazzi ricchi, e altre da ragazzi poveri. Scartata come irrilevante e reazionaria l’ipotesi di consentire anche ai ragazzi poveri di frequentare le scuole dei ragazzi ricchi, il deputato Giuseppe Brescia “continua la sua battaglia solitaria in favore dell’istruzione pubblica”. Lorenzo Bini Smaghi, della Banca centrale europea, che sul Corrierone di oggi spende una parola positiva sulla scuola paritaria pubblica (pubblica, non statale, on. Brescia: da quindici anni anche la scuola paritaria è pubblica, lo ha ribadito perfino il ministro) sbeffeggiato e inseguito dai Lone Rangers di M5S, accompagnato da Tex Willer  si allontana sul suo bianco cavallo lungo la Red River Valley. 

Esprimono variamente assenso alla soppressione deputati di molti partiti, chi riprendendo le tesi cinquestellesche dell’opposizione a spada tratta alla privatizzazione della scuola (il presidente Tohir, richiesto da Bruno Vespa di un suo interesse per l’acquisto anche parziale  della scuola italiana, ha detto che di acquisti fallimentari in Italia ne ha già fatto uno), chi sostenendo, con un minimo di buon senso in più, che si tratta di una lotta tra poveri, che toglie al volontariato sociale il già poco ossigeno di cui dispone. Resta il problema di favorire la partecipazione e il contributo dei cittadini destinandolo alle scuole, senza forzatamente ricorrere all’emissione di appositi Gratta e (Leonardo da) Vinci.

Una menzione d’onore al capogruppo di Sel alla Commissione finanza della Camera, onorevole Giovanni Paglia, che attacca lo school bonus in base all’idea che porterà ad una privatizzazione del sistema di finanziamento, dato che “sarà chi elargirà più risorse a determinare le priorità di spesa”. Nel senso che lo Stato, mi par di capire, gliene renderà una parte, e in questo senso chi dà soldi alle scuole paritarie condiziona la spesa pubblica: per esempio, “se la Compagnia delle Opere decidesse di destinare dieci milioni l’anno ad una sua rete di scuole, 6,5 graverebbero sulle casse dallo Stato, e sarebbero quindi tolti alla spesa pubblica” (il fatto che si spenderebbero 3,.5 milioni di euro prima destinati ad altri scopi per migliorare la scuola parrebbe irrilevante). 

Riconfortata dalla disponibilità della CdO, acclarata dal molto onorevole Sellino, che segna la fine di ogni preoccupazione finanziaria per le scuole della Foe, finora costrette a finanziarsi vendendo rose nei ristoranti, noto di nuovo che certa sinistra l’idea della distinzione fra statale e pubblica proprio non la manda giù, e in più — vedi l’esempio — continua a pensare alla scuola non statale esclusivamente come scuola cattolica. In tal caso, perché non provvedere al finanziamento da altre fonti ripristinando la vendita delle indulgenze?   

Ridiamo, cari lettori, ma solo per non piangere. Un discorso serio sulle scuole paritarie sembra al di fuori della portata del dibattito, nonostante le molte voci che si sono levate a chiedere ricerche, sperimentazioni, calcoli dei costi reali dell’attuale sistema rispetto a modelli alternativi. Non è questione di cinque per mille, di bonus, di detrazione fiscale: quello che sembra non passare è proprio l’idea che non solo lo Stato ha il diritto di educare il cittadino, e lavora per il bene comune. Mi auguro che i timidi segnali innovativi inizialmente presenti nella Buona Scuola, che — gliene do atto — il ministro sta cercando di difendere, non si risolvano nel solito polverone demagogico. Ma ancora una volta, sento crescere il timore che in questo campo l’ottimista altro non sia che un pessimista male informato…

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