PROVE INVALSI/ “Sfiducia” ai sindacati

- Tiziana Pedrizzi

Il 6 e 7 maggio si svolgono le prove Invalsi in II e V primaria. Dovevano essere il 5, ma per oggi i sindacati hanno indetto lo sciopero anti-Buona Scuola. Chi perde? TIZIANA PEDRIZZI

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Primavera impegnativa quella 2015 per la valutazione nelle scuole italiane. Non tanto per il fatto che si è svolta — nella finestra di aprile 2015 — la sesta edizione di Pisa. La disinformazione mediatica che l’ha accompagnata — scontata — è forse, tutto sommato, un elemento positivo, visti gli “eroici furori” in circolazione. Cosa possiamo aspettarcene? Forse nulla di radicalmente diverso dalla diagnostica delle edizioni precedenti, che si sovrappone peraltro, per quanto riguarda le differenze regionali a 15 anni, a quella di Invalsi. L’Italia continua ad aderire alle analisi “opzionali” di Informatica e di Educazione finanziaria. Le novità più importanti sono due: la prima è la somministrazione informatica delle prove, che permette una maggiore affidabilità degli esiti ed una possibilità di tracciare i percorsi di risoluzione dei quesiti da parte dei giovani. La seconda è l’introduzione del questionario insegnante, che cerca di penetrare più a fondo nelle condizioni in cui si svolgono i processi di apprendimento.

Grande agitazione invece sulle prove Invalsi, di solito accompagnate da un sostanzialmente innocuo sciopero dei Cobas. Nulla sembra cambiato nelle loro caratteristiche se non — come si dirà poi — nel loro utilizzo.

Ma il problema sta nel fatto che il giorno della prima prova per la scuola primaria è stato proclamato uno sciopero nazionale unitario di Cgil, Cisl ed Uil. L’oggetto non sono le prove, ma i contenuti del ddl sulla Buona Scuola. Ragione di tale sciopero viene dichiarata, non ovviamente l’assunzione di un numero non ancora ben individuato ma comunque imponente di precari, ma l’eccesso di potere che vi verrebbe attribuito ai dirigenti scolastici e soprattutto il fatto che il governo si sarebbe permesso di legiferare senza la ormai tradizionale — anche se in alcun modo legittimata da norme — contrattazione con i sindacati su temi potenzialmente relativi allo stato giuridico. Mentre non ci si può più stupire della posizione della Cgil la cui linea politica, come si diceva una volta, è oramai per larghe parti sovrapponibile a quella dei Cobas, può stupire per gli altri sindacati la sovrapposizione dello sciopero con la prima prova Invalsi, sovrapposizione che ha soprattutto un significato simbolico. La Cisl infatti ha sempre avuto una posizione molto più moderata e non a caso uomini e lei vicini hanno ricoperto e ricoprono ruoli importanti nella gestione del sistema di valutazione italiano.

Il cambiamento delle date delle prove — inoppugnabile dal punto di vista normativo — risolve positivamente il problema, ma lascia l’amaro in bocca e sembra dare all’opinione pubblica l’impressione che gli insegnanti, o quantomeno tutte le loro organizzazioni sindacali, siano contrari alla valutazione. Il che non costruisce una bella immagine presso la stessa opinione pubblica, soprattutto in tempi non di scialo per molti cittadini.  

Proprio in questo anno in cui per la prima volta si comincia a capire a cosa servono. A luglio infatti tutte le scuole dovranno pubblicare sul loro sito il contenuto del loro Rapporto di Autovalutazione (Rav) che conterrà non solo i dati relativi ai processi ed alle attività messe in atto dalle scuole, agli esiti nei termini di promozioni/bocciature, di successo negli ordini di istruzione successivi e nell’inserimento al lavoro; ma anche quelli relativi agli esiti delle prove Invalsi. Esiti rapportati allo status economico-sociale delle famiglie, al contesto della regione e della nazione, ma, infine, esiti.  Nel dicembre scorso in un convegno sul suo decennale Invalsi ha informato che, dopo anni, poco più della metà delle scuole scarica i dati forniti da Invalsi all’inizio dell’anno scolastico. Non si hanno peraltro informazioni attendibili sul loro effettivo uso.

Ora invece tutte le scuole dovranno prima di tutto scaricarle, poi forse prenderne visione, poi forse valutarle ed infine, forse, fare alcune riflessioni sul rapporto fra ciò che colà vi si richiede e la propria didattica. L’inizio di un percorso sia pur moderatamente virtuoso?

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