SCUOLA/ Paritarie e private, quando la piazza dice il falso

- Gabriele Toccafondi

I sindacati hanno portato i docenti in piazza allo slogan, tra gli altri, di “basta soldi alle scuole private”. Ma così si alimenta una confusione che frena il paese. GABRIELE TOCCAFONDI

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Immagine di archivio

Caro direttore,
una delle parole d’ordine degli scioperi e delle manifestazioni è stata e continua ad essere: “basta soldi alle scuole private”. Se i sindacati vogliono scioperare ne hanno il diritto, ma attenzione a utilizzare concetti non veri e buoni solo per aizzare le piazze. Attenzione, perché facciamo male alla scuola e ai ragazzi. 

Le scuole che ricevono un contributo dallo Stato sono scuole paritarie e non sono quelle che prevedono corsi privati. Sono scuole che devono sottostare alle leggi dello Stato per aprire, sono controllate e conosciute, sono presenti nelle periferie delle grandi città e nei piccoli paesi. Sono 13mila scuole che accolgono 1 milione di bambini e ragazzi ogni giorno. Danno lavoro a 90mila tra docenti e non docenti. Queste scuole sono pubbliche perché lo dice la legge 62 del 2000 e perché lo dice la realtà dei fatti. A chi sparla di scuole private, per ricchi, confessionali, collegi esclusivi dico da sempre: andate a vedere, parlate con i gestori, leggete i bilanci, parlate con insegnanti e genitori. Vi fareste un’idea diversa, sicuramente più vera rispetto a stereotipi e slogan. 

Quanto ai contributi dati a queste scuole previsti dal ddl Buona Scuola, bisogna anche qui dire la verità. Lo Stato dà un contributo nella legge di stabilità che negli anni è sempre più ristretto. Nel ddl per la prima volta viene riconosciuto da parte del Governo un aiuto alle famiglie attraverso il sistema delle detrazioni fiscali. Ogni famiglia che manda il figlio in un asilo o in una scuola non statale fino alla terza media, potrà portare in detrazione fino a 400 euro di spesa per uno sconto fiscale di circa 80 euro a bambino. Insomma lo Stato per la prima volta riconosce un contributo alle famiglie di 80 euro a bambino all’anno perché quelle scuole fanno un servizio pubblico. Si tratta di un passo culturale e giuridico enorme. Per la prima volta c’è la possibilità di riconoscere un principio di libertà non più a parole ma nei fatti. 

L’Italia è uno degli ultimi paesi al mondo che non prevede sistemi di libertà di scelta educativa, con questa norma finalmente iniziamo un percorso, non lo concludiamo certo con quanto scritto nel ddl, e non aiuta vedere questo piccolo passo di libertà di scelta utilizzato per aizzare le piazze. Tra l’ideologia e il realismo meglio per tutti essere realisti. 

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