SCUOLA/ Concorso 2016, precariato e supplentite: la “narrazione” di Renzi non funziona

- Gianni Bocchieri

Un concorso per 63.712 docenti: ieri Renzi lo ha annunciato ufficialmente. Il bando uscirà a febbraio. Riformate anche le classi di concorso. Ma i problemi restano. GIANNI BOCCHIERI

giannini_renzi_pdR439
Matteo Renzi con, sullo sfondo, Stefania Giannini (Infophoto)

Finalmente anche Renzi ha certificato che la cosiddetta “Buona Scuola” non ha curato la cosiddetta “supplentite”, mancando il primo dei sue due obiettivi principali. Tra qualche mese, potrebbe risultare paradossale che l’abbia fatto proprio il giorno in cui ha presentato quegli ulteriori provvedimenti che dovrebbero garantire l’altro obiettivo di eliminare il precariato della scuola: la revisione delle classi di concorso ed il concorso per la copertura delle cattedre ordinarie. Infatti, non solo è già prevedibile che questi due provvedimenti possano mancare l’obiettivo, ma è anche molto probabile che possano prolungare la “supplentite” e che possano determinare l’insorgenza di nuovo precariato. 

Precariato e supplentite sono intrinsecamente legati, alimentandosi a vicenda. Il precariato sussiste nella misura in cui esistono cattedre disponibili e vacanti non coperte con immissioni in ruolo. Nonostante prevedesse l’immissione in ruolo di circa 100mila insegnanti, il piano di assunzioni non ha consentito alle scuole di coprire tutte le cattedre vacanti nemmeno con il cosiddetto organico del potenziamento, costringendole ad affidare supplenze annuali a molti insegnanti iscritti nelle graduatorie d’istituto. 

Oltre a mettere a disposizione tutti i dati degli organici di questo anno scolastico, confrontandoli con quello precedente, il Miur farebbe bene ad analizzare il dato di quante supplenze siano state assegnate ad insegnanti senza abilitazione, iscritti nelle terze fasce delle graduatorie d’istituto. Questo dato misura la probabilità di successo del previsto concorso per coprire nel triennio le cattedre disponibili e vacanti anche per effetto dei pensionamenti. Se questo numero fosse rilevante, significherebbe che per molte cattedre non ci sono sufficienti insegnanti abilitati né nelle graduatorie a esaurimento (Gae), né nelle graduatorie di seconda fascia d’istituto. 

Essendo poi il concorso previsto solo per insegnanti abilitati, le cattedre che rimarranno vacanti dopo il concorso saranno coperte con personale privo di abilitazione, fin quando non saranno definite le nuove regole del reclutamento e della relativa abilitazione per cui è prevista una specifica delega. Anche dopo il concorso, quindi, ci saranno molte cattedre che saranno assegnate agli iscritti nelle terze fasce d’istituto, il cui numero totale supera i 350mila. Reiteratamente supplenti, questi insegnanti rappresenteranno il nuovo precariato su cui graverà anche la previsione di poter essere impiegati al massimo per tre anni. 

Per la parziale soluzione di questo problema, il governo ha finalmente modificato le vecchie classi di concorso, cercando di allargare la platea di insegnanti abilitati di quelle con meno iscritti. Sebbene sia stato adottato prima del concorso, il decreto con la modifica delle classi di concorso non potrà risolvere il problema del reclutamento in quelle materie per cui non ci sono abbastanza insegnanti abilitati nemmeno nelle graduatorie d’istituto. 

A questo punto, occorre sfruttare proprio la citata delega sul reclutamento, scegliendo quale soluzione strategica adottare anche per il conseguimento dell’abilitazione. Diversamente, precariato e supplentite rimarranno i tratti caratteristici della nostra scuola.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori