SCUOLA/ Cos’è la giustizia? Quella sana domanda che “disorienta” gli studenti

- Pietro Pizzi

Il 18 e il 19 marzo a Roma si apre la fase finale del concorso delle Romanae Disputationes dedicato al tema della giustizia. L’esperienza di un docente, PIETRO PIZZI, e dei suoi studenti

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Il grande evento tanto atteso si avvicina. Fervono gli ultimi preparativi per organizzare il viaggio e mettere a punto le proprie strategie argomentative. Il 18 e il 19 marzo, a Roma, si apre la fase finale del concorso delle Romanae Disputationes dal titolo Unicuique suum. Radici, condizioni ed espressioni della giustizia, il più grande concorso nazionale di filosofia per studenti delle scuole superiori organizzato da ToKalOn Didattica per l’Eccellenza. A smuovere 900 studenti e i loro professori di filosofia, che raggiungeranno la capitale per la grande convention di due giorni presso l’aula magna della Pontificia Università Tommaso d’Aquino, è stato il titolo dell’edizione 2016, che ha sorpreso i giovani filosofi nelle aule di scuola tanto da spingerli a intraprendere un’avventura: scoprire da dove nasce la giustizia. Questa provocazione li ha lanciati nella straordinaria avventura di scoperta della storia e delle teorie della giustizia così come è stata sviluppata dalla nostra cultura e tradizione filosofica occidentale. La scorsa edizione, che si è occupata della radice della libertà, ha inevitabilmente introdotto il problema delle origini della giustizia umana. Quali sono le radici della giustizia? Che cos’è e da dove nasce?

Il concorso è cominciato il 28 ottobre con la lectio magistralis di Gustavo Zagrebelsky “Uniquique suum: Le radici della giustizia” e proseguito con il lavoro dei team junior (III e IV anno) e senior (V anno), impegnando circa 7mila studenti a realizzare i video e a scrivere i paper sul tema proposto e per proporre alla comunità filosofica delle Romanae Disputationes la propria visione sulla giustizia.

A Roma i team prenderanno parte alla premiazione degli elaborati scritti e dei video presentati per il concorso, ai seminari di discussione Age Contra, nonché alle visite guidate Romana Itinera e alle lectio magistralis di alcuni tra i più significativi filosofi e giuristi italiani. Interverranno al convegno del 18-19 marzo Marta Cartabia, vice presidente della Corte costituzionale, e Sebastiano Maffettone, docente di filosofia politica alla Luiss di Roma. Le lezioni saranno alternate a laboratori multidisciplinari di approfondimento con alcuni esperti come Pietro Toffoletto, insegnante e musicista.

All’inizio, molti dei miei studenti si sono accorti di essere sguarniti di fronte a una domanda tanto grande e tanto difficile. Come anche per sant’Agostino, quando afferma che noi pensiamo di sapere che cosa sia il tempo, ma quando ce lo si chiede non lo sappiamo, così anche la domanda su che cosa sia la giustizia e dove essa affonda le sue radici, ci ha trovati impreparati. È stato quindi straordinario constatare come le grandi scoperte personali avvengano nel momento in cui l’uomo si lascia provocare da una domanda a cui non sa rispondere. Questa scoperta ci ha fatto capire come la curiosità sia una risorsa eccezionale per intraprendere un’avventura di questo tipo. Siccome da soli non sapevamo da dove partire per affrontare questo gigantesco problema, siamo andati alla lectio magistralis di Zagrebelsky tenuta nell’Aula Magna dell’Università Cattolica di Milano. 

Questo evento, per alcuni emozionante dato il contesto accademico, non ha esaurito le nostre domande, ma ha fornito delle tracce di indagine possibili per tentare di rispondere al grande quesito: cosa significa “uniquique suum”? Cosa vuol dire che questa affermazione sta all’origine della giustizia?

Ciascuno poi ha avviato la sua ricerca. Divisi per gruppi ciascuno ha iniziato un paragone personale tra i contenuti proposti dalle diverse lezioni multimediali del concorso per aiutare a districarsi nei meandri della giustizia.

L’esito è stato stupefacente. Il cammino compiuto è stato una scoperta continua, che ha provocato tutti i ragazzi a cercare di scoprire come esprimere l’esperienza personale della giustizia attraverso le parole degli antichi filosofi. Da Rawls a Spencer, studiando Aristotele e San Tommaso e passando dal problema gnoseologico di Descartes, i risultati della ricerca sono stati sorprendenti. In essi emerge, infatti, non solo uno studio approfondito delle diverse tematiche proposte dal concorso, ma anche la novità della scoperta che la giustizia, senza l’uomo, non può nascere. Senza un soggetto dotato di un uso consapevole della ragione non ci può essere libertà, né tantomeno giustizia.

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