SCUOLA/ Licei musicali, conservatori e accademie: la riforma che manca

- int. Paolo Troncon

Nonostante un timido riavvio, la riforma del sistema Afam, a sedici anni dall’emanazione della legge 508/1999, è ancora a metà strada, spiega PAOLO TRONCON. Ecco le cose da fare subito

scuola_giannini_chiaroR439
Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (Infophoto)

Qualcosa si è rimesso in moto, ma non basta, perché mancano risultati. Lancia l’allarme Paolo Troncon, musicista, dal 2010 membro del direttivo della Conferenza nazionale dei direttori di conservatorio. “I problemi — spiega il maestro Troncon al sussidiario — derivano dall’arresto dell’iter di riforma del sistema Afam che, a sedici anni dall’emanazione della legge 508/1999, è ancora a metà strada”. E ancora: “I conservatori oggi sono come un’auto di marca che non fa tagliandi da anni, con problemi meccanici e di carrozzeria di varia natura che non sono stati risolti e che si sono stratificati l’uno sull’altro. La lentezza con cui procede il processo di riforma potrebbe creare effetti devastanti per il sistema”.

Maestro Troncon, ci può dire che tipo di rapporti hanno i conservatori con i licei musicali?

Dal punto di vista numerico ottimi. Solo il 10 per cento dei licei musicali non hanno convenzione con un conservatorio. In generale credo che i conservatori abbiano in questi anni bene sorretto l’esperienza avviata nel 2010 con la riforma Gelmini dei licei. I problemi derivano dall’arresto dell’iter di riforma del sistema Afam che, a sedici anni dall’emanazione della legge 508/1999, è ancora a metà strada.

Questo cosa comporta?

Una certa confusione di ruoli e responsabilità formative che talvolta non facilita la piena collaborazione tra gli istituti di diverso livello. Devo però segnalare a livello nazionale la collaborazione tra la cabina di regia dei licei musicali e coreutici, composta da dirigenti e docenti esperti, con la conferenza dei direttori, al fine di studiare assieme soluzioni per migliorare l’offerta formativa e dare maggiore continuità e coerenza al curricolo verticale musicale.

La legge 107/2015 prevede un potenziamento della formazione musicale già dalle scuole primarie e secondarie di primo grado. Come vede possibile raggiungere questo obiettivo?

Portare la musica “pratica” a tutti i livelli scolastici è un obiettivo condiviso e auspicato. C’è bisogno di formare una classe docente adeguata per questa fascia di studenti. Per questo pensiamo ad un ruolo dei dipartimenti di didattica dei conservatori.

Tradizionalmente, erano i conservatori a curare la formazione musicale anche di chi non intendeva praticare professionalmente la musica, nel cosiddetto “preaccademico”. Come vede il futuro di questo importante segmento, che costituisce più della metà degli studenti di conservatorio?

Il “pre-accademico” (termine coniato dalla conferenza dei direttori anni fa) è un sistema formativo basato su curricoli suddivisi in livelli progressivi di competenza. Come tale ha un suo futuro solo se diventa un sistema ordinamentale (con programmi e livelli stabiliti a livello nazionale). Per questo motivo vedo solo il liceo musicale essere il luogo di destinazione di tale normativa curricolare, in quanto ai sensi del DPR 212/2005 (Regolamento didattico dei conservatori) gli ordinamenti possibili in Afam sono solo i cinque diplomi accademici previsti. Questo non significa che il liceo musicale possa sostituire tutto quello che attualmente il conservatorio fa nell’ambito pre-Afam.

Ci spieghi. 

La conferenza dei direttori ritiene che il conservatorio superiore (come avviene spesso all’estero) a riforma completata debba poter accogliere anche studenti non ancora in possesso di tutte le abilità e competenze per l’iscrizione al triennio (primo livello formativo superiore). Si parla di studenti con doti e capacità già manifeste, che sarebbe assurdo disperdere. Si tratta per i conservatori riformati di svolgere, facoltativamente, attività propedeutiche, non ordinamentali, all’accesso al triennio per determinate tipologie di studenti e di strumenti musicali quando non esiste altra possibilità formativa esterna. 

 

E venendo ai conservatori stessi, quali sono secondo lei le questioni più urgenti da risolvere?

I conservatori oggi sono come un’auto di marca che non fa tagliandi da anni, con problemi meccanici e di carrozzeria di varia natura che non sono stati risolti e che si sono stratificati l’uno sull’altro. La lentezza con cui procede il processo di riforma (se continua questo trend serviranno trent’anni per realizzare la riforma!) potrebbe creare effetti devastanti per il sistema. In questi sedici anni gli studenti sono aumentati del 50 per cento. I corsi di studio del 1000 per cento. Ma l’organico del personale docente è lo stesso di prima della riforma. E anche molte regole, per esempio per il reclutamento, sono per lo più quelle del secolo scorso. Per dire che non è possibile pensare ancora ad interventi isolati, al di fuori di un disegno complessivo di indirizzo.

 

Ma che cosa si può fare subito?

Le cose urgenti e fattibili sono: a) ordinamento dei bienni; b) nuovo reclutamento (con soluzione del problema del precariato storico). Si consideri che il ministro ha già annunciato la soluzione del problema degli istituti ex pareggiati che versano in gravi crisi economica. Ci sono mille piccole questioni importanti da affrontare, ed è impossibile fare classifiche.

 

Come si sta comportando sul punto il governo?

Il ministro Giannini il 30 marzo scorso, dopo due anni dal suo insediamento, ha finalmente (in Senato) presentato le sue linee programmatiche per l’Afam. Ma siamo ancora ai preliminari. Manca ancora un piano di attuazione e soprattutto uno scadenzario per gli interventi previsti.

 

E più in generale, per quanto attiene la valorizzazione della cultura musicale?

La cultura musicale non è percepita in Italia come un problema. E per questo non è quasi mai una “urgenza” e viene spesso trascurata. Questo è un vero problema. Forse perché in Italia siamo abituati troppo bene, circondati come siamo dalla bellezza. Diamo certe cose per “scontate”. Ma la musica se non si suona non esiste. E per mantenerla viva c’è bisogno di formare sia chi suona, canta, dirige, compone, studia la musica, sia chi ascolta.

 

Quindi?

C’è un gran fermento su questi temi nello stretto mondo musicale, che rappresenta però un fetta importante del Pil. Ma non vedo nella politica la necessaria conoscenza e consapevolezza del valore di chi opera nel campo culturale, di chi forma. Non si tratta solo di una questione economica (gli stipendi bassissimi degli insegnanti), ma di una condizione mentale spesso errata da parte di chi amministra la cosa pubblica. L’esempio della riforma Afam incompleta è significativo. La maggior parte dei provvedimenti previsti dalla legge e mai emanati non sono onerosi. E la loro assenza sta causando danni incalcolabili. Danni culturali, quindi di “poco valore”…

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori