SCUOLA/ Bambini senza radici? Senza emozioni non c’è mistero

- Manuela Cervi

Le nostre classi sono piene di potenziali eccellenze che per mancanza di salute emotiva, implodono negli anni successivi. Anche grazie a leggi nemiche della famiglia. MANUELA CERVI

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Potrebbe essere un’eccellenza, perché ha ottime capacità, ma è ancora molto immaturo. Potrebbe essere un’eccellenza perché ha capacità e molta voglia di imparare, in particolare in matematica, ma è molto insicura. Potrebbe essere molto bravo, perché la fatica didattica non consiste in una difficoltà d’apprendimento, eppure è in una persistente ansia patologica; ha bisogno di rassicurazione su ogni cosa. Potrebbe essere un’eccellenza, perché quando riesce a lasciarsi andare è bravissimo, ma ha crisi isteriche per nulla; risente molto del rapporto con la mamma, che vede problemi ovunque. Potrebbe essere bravo, ma la mamma si sostituisce a lui in tutto (anche se ultimamente se ne è resa conto, e ha iniziato ad attribuirgli responsabilità); ha una scrittura pessima e molte difficoltà a livello didattico. Didatticamente nella norma, ma i genitori si sono separati due anni fa e presenta problemi con l’ordine e con la scrittura: non solo con la grafia, scrive male, si esprime male, non costruisce un pensiero; è sempre distratto; fa molti errori; ha la testa sempre altrove. Potrebbe essere un’eccellenza, è molto intuitiva e brava in matematica, invece si attesta solo sulla norma; sebbene non sia anticipataria è molto immatura; non organizza graficamente il foglio, scrive male; è sempre con la tata e la mamma non nutre molta stima nei suoi confronti.

E potremmo continuare. Le nostre classi di oggi, e quindi il nostro mondo di domani, sono ricolme di potenziali eccellenze, che per mancanza di “salute emotiva”, come l’ha definita Carlo Bellieni in queste stesse pagine riprendendo Margaretha Johansson (in particolare per mancanza di salute emotiva nei primi sette anni di vita) implodono negli anni successivi. Come fossero abortiti dopo la nascita, giorno dopo giorno, ogni giorno della loro vita. Un mare di uomini e donne eccellenti, che non sbocceranno e non fioriranno mai (o molto difficilmente), perché non hanno trovato il terreno in cui affondare le proprie radici. Le radici di quella “positività” in cui la natura formula l’uomo di fronte alla realtà.

Infatti salute emotiva significa essere voluti, essere amati, essere stimati, essere rispettati, essere accolti nei propri bisogni e nelle proprie domande, essere oggetto di meraviglia, di stupore, di aspettativa; essere fatti soggetti di meraviglia, di stupore, di aspettativa, di gratitudine, di affetto, di benevolenza. Essere fatti persone che fanno esperienza di gioia, di contentezza, di soddisfazione, di entusiasmo, di fiducia, di confidenza, di conforto, di coraggio, di audacia, di senso del mistero, che come scriveva Albert Einstein è “la più bella e profonda emozione, che possiamo provare … sta qui il seme di ogni arte, di ogni vera scienza”. Di ogni educazione. 

La speranza, che nel mondo genera, genera uomini come genera opere all’altezza della statura umana, è solo l’ultimo baluardo, l’ultima espressione, l’ultima altezza di quella salute emotiva che inizia molto prima dentro l’abbraccio e dentro il tempo di un padre e di una madre, consapevoli del fatto che dalla relazione che instaureranno con i propri figli dipenderà la vita propria (maternità e paternità come espressione ultima e compiuta di sé, dell’essere umano, in qualunque forma la maternità e la paternità si realizzino) come anche la vita del mondo, che è alle porte.

Una legislazione, come quella italiana attuale, che toglie fiato e spazio alla famiglia, è solo l’espressione ultima di una malattia emotiva, che toglie fiato e spazio a noi, ai nostri figli, alla vita che viviamo e al nostro futuro.

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