SCUOLA/ “Prof, gli imam sono come i parroci per la Chiesa cattolica?”

Un corso rivolto agli insegnanti delle scuole secondarie e dei Cfp in cui mettere a tema alcune questioni che rispondono ad un bisogno reale delle nuove generazioni. FLAVIO MERLO

11.09.2016 - Flavio Merlo
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LaPresse

“Prof, che cosa pensa dell’attentato a Parigi?”; “Prof, gli imam sono come i parroci per la Chiesa cattolica?”; “Prof, perché alcuni dicono Daesh e non Isis? Sono la stessa cosa?”; “Prof, quali sono i Paesi islamici moderati?” e, infine, “Prof, ma l’Italia, in quanto Paese che si affaccia nel Mediterraneo, che ruolo gioca in tutto questo?”

Non sono domande inventate da chi scrive; sono interrogativi che attraversano le aule delle scuole italiane, le attraversano in cerca di risposte non facili, risposte che solo alcuni insegnanti si avventurano ad offrire ai loro studenti. Così le domande restano sospese, finiscono per destarne di nuove e trovare una risposta ragionevole diventa sempre più difficile.

Infatti, per dare risposte chiare e comprensibili occorre conoscere la realtà in cui viviamo in modo puntuale e globale, analitico e sintetico superando categorie culturali e sociali tipiche del mondo occidentale.

La proposta di Diesse Lombardia di un corso rivolto agli insegnanti delle scuole secondarie e dei Cfp in cui mettere a tema alcune di queste questioni risponde ad un bisogno reale delle nuove generazioni e di chi ha il compito di introdurle alla comprensione della realtà in modo consapevole.

Il titolo del corso, “Noi, l’islam e il terrorismo” non deve essere letto in modo lineare ovvero cercando di individuare una serie di rapporti: quale legame tra la nostra cultura e l’islam e, successivamente, tra l’islam e il terrorismo; sarebbe un approccio errato perché parziale. La lettura corretta del titolo è di tipo relazionale in cui i tre termini entrano ciascuno in rapporto con gli altri due al netto di rapporti causali esclusivi e unidirezionali. 

Per questo il corso insiste su tre livelli distinti ma non esclusivi, diversi ma non estranei.

Il primo livello è conoscere l’islam come religione e dettato morale. Innanzi tutto occorre contestualizzare le origini storiche e culturali della religione islamica e comprendere per quali ragioni, pur riconoscendosi tutti nei pilastri dell’islam, esistono diversi gruppi come i sunniti e gli sciiti. Secondo approfondimento è analizzare come Corano, Sunna e Sahari’a sono declinate nei diversi Stati del mondo arabo dando vita ora a teocrazie integraliste, ora a regimi più moderati.

Queste categorie consentono di leggere con più chiarezza la geopolitica del mondo arabo dove sembrano dominare frammentazioni e divisioni, rivalità regionali e polarizzazioni settarie. L’obiettivo non è solo comprendere le posizioni sulla scacchiera del Medio Oriente, ma cogliere il nesso tra posizioni politiche e riferimenti di valore, tra alleanze di opportunità e scelte identitarie e, per il nostro Paese e più in generale per l’Ue, tra rischi e opportunità, tra chiusure diplomatiche e reciprocità. 

Infine, la grande questione del terrorismo così descritta da André Glucksmann nel 2005: “Senza fede, né legge. Perché mai il terrorista dovrebbe dissimulare il suo odio sfrenato? Al contrario lo brandisce come una bacchetta magica, che decuplica l’orrore che suscita. Massacra la sua gente e gli stranieri, i civili e i militari, i lattanti, le ragazzine e i vecchi. In questa continua violazione di qualsiasi remora dettata da usi e costumi, manifesta la furia terribile, la hubris greca….” e ci costringe ad avere sempre paura che qualcosa di terribile possa accadere, a porci interrogativi che minano le sicurezze di ogni giorno domandoci quale potrebbe essere il prossimo, imprevedibile bersaglio. Il terrorismo si rivela come una forma di guerra ibrida in cui diventa difficile capire chi sono gli amici e quali i nemici, con chi allearsi e di chi diffidare. Le tradizionali categorie della politica vengono messe in discussione e i mezzi di comunicazione amplificano e distorcono i fatti e il loro senso, facendo “resuscitare” i morti per ucciderli ancora altre mille e mille volte.

Al termine di un simile percorso di studio e di approfondimento rispondere agli interrogativi degli studenti non solo sarà più semplice, ma sarà possibile mettersi in gioco personalmente in un giudizio che non può prescindere dalle categorie che in-formano la nostra storia, la nostra tradizione, la nostra vita.

 


Il corso (21 settembre – 25 novembre 2016) si terrà presso il Liceo classico “Giosué Carducci” via Beroldo 9, Milano. Per informazioni: www.diesselombardia.it.


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