SCUOLA/ Consiglio di classe, piccolo delirio di un dramma collettivo

A settembre, come è noto, si apre la stagione della caccia; a scuola comincia la stagione della caccia grossa al segretario. Il commento di MARIA SOFIA ROSSI

28.09.2016 - Maria Sofia Rossi
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Bando Ata 2017 (LaPresse)

A settembre, come è noto, si apre la stagione della caccia; a scuola, nello specifico, comincia la stagione della caccia grossa al segretario. A scuola, infatti, saltano anche le rigide regole dell’aritmetica; se infatti la matematica non è un’opinione, dato un numero X di docenti, e un numero Y di coordinatori di classe, pari al numero di classi, facendo le debite sottrazioni, dovrebbe risultare un numero Z di segretari (X-Y= Z). Da anni, però, assistiamo al crollo di questa aurea evidenza. Infatti, su un numero, poniamo, di 51 classi, e di 108 docenti — numeri, beninteso, scelti a caso, puri exempla ficta —, dovremmo avere un numero di 51 coordinatori e quindi, conseguentemente, di 57 (108-51) aspiranti segretari. Ma ciò non avviene e, in tempi di penuria di segretari, ingenera una nevrosi che scatena la caccia grossa al segretario, al cui confronto la caccia aziendale immortalata da Paolo Villaggio in Fantozzi è un innocuo giochetto da ragazzi. 

Si impongono così delle soluzioni creative al problema:

1) Elevazione al quadrato del coordinatore, che si può esprimere secondo due modalità:

A) Il coordinatore, in un incontenibile delirio di onnipotenza, si accolla anche il ruolo di segretario. Non è esattamente legale, ma di fronte al rischio di essere cooptati nel prestigioso ruolo di segretario del Cdc i colleghi, longanimemente e struzzescamente, mettono la testa sotto la sabbia di fronte all’illecito.

B) Il coordinatore della classe A diventa il segretario della classe B, ricambiato specularmente nel favore dal coordinatore della classe B, che, più o meno gentilmente, si presta a fare da segretario per i consigli della classe A.

2) L’incastro. Trattasi non di manovra di parcheggio particolarmente ardita, bensì di placcaggio ai danni dell’inconsapevole collega, solitamente fresco di nomina e grondante inesperienza, assolutamente impreparato all’assedio, il quale, nell’indifferenza del resto del consiglio di classe, viene preso al lazo dal coordinatore. E quando il tapino, già pentito di avere accettato obtorto collo, chiede, in un sussulto di tardiva consapevolezza, o di preveggenza cassandrea: “Ma è una cosa impegnativa?”, seguono rassicurazioni ipocrite e pilatesche da parte degli altri colleghi i quali, nel frattempo, si preparano mentalmente scuse/motivazioni da esibire nel prossimo Cdc per sostenere le ragioni del loro “gran rifiuto”. Ne volete un campionario? Eccolo qui:

“La mia materia è quadrimestralizzata”, ergo, non sono un docente come gli altri, id est, mettetevelo bene in testa, non faccio un c…o né in questo quadrimestre né nel prossimo.

“Non so usare il computer”. Si commenta da sé…

Ho i bambini piccoli…..(?!) (variante, la mamma malata, la zia con il girodito, il nonno col torcicollo, “i miei piccoli frutti da curare”: giuro, ho sentito anche questa. Ma, dico io, mirtilli e lamponi non maturano in primavera??).

Un discorso a parte riguarda le modalità relazionali fra segretario e coordinatore. L’alchimia fra due professionisti della scuola chiamati a lavorare in stretta sinergia segue percorsi arcani, e, come in ogni relazione umana, peculiari di ogni specifica situazione, del kairòs, come direbbero i Greci. Tuttavia, schematizzando grossolanamente, possiamo esemplificare quattro livelli di interazione:

A) Modello soft. Segretario a coordinatore di classe: “Ti prendo io gli appunti e poi il verbale lo fai tu”, il che, ancor più sbrigativamente tradotto, significa: ” Ti smazzi tu la redazione di tutti i verbali e, se manca qualcosa, so’ c…. tua“. 

B) Modello gentlemen’s agreement. Coordinatore a segretario: “Tu fatti il verbale, e poi mandamelo che te lo guardo (?!) e, se è necessario, te lo correggo (??!!). Ossia, demistificando il significato subliminale ivi racchiuso, la frase va intesa secondo due forme: 1) “Ti farò le pulci sino all’ultima virgola e pazienza se tu insegni italiano e io chimica”… Oppure: 2) “Col c…. che te lo leggo…. manda, manda, povero illuso”.

C) Modello strong. Coordinatore: “Hai fatto il verbale del consiglio di 2 mesi fa?”. Segretario: “Oh, scusa, non ho proprio avuto tempo (?), non è che per caso mi ripasseresti gli appunti, se li hai ancora, così lo faccio?”. Al che il coordinatore sbianca: ma quale persona sana di mente e di corpo conserverebbe dei foglietti scarabocchiati oltre otto settimane prima?

D) Modello hard. Alla vigilia della visita ispettiva del mese di maggio — indispensabile per ottenere/mantenere l’imprescindibile “bollino blu” non delle Banane Ciquita, bensì del sistema di certificazione di qualità, il coordinatore scopre, con raccapriccio, che mancano tutti i verbali dei consigli di classe dei mesi precedenti, fatta eccezione per quello del consiglio straordinario del 22 ottobre, redatto dal coordinatore stesso, giacché in quell’occasione il segretario non era tenuto a presenziare.

C’è qualcosa di peggio di questo? Oh, sì: il momento in cui il Cdc si apre alla “componente genitori”. Qui sì, che son dolori.

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