SCUOLA/ Alternanza, attenti alla fregatura del “lavoro” virtuale

- Gianluca Zappa

I collegi docenti sono alle prese in questi giorni con la patata bollente della”alternanza scuola-lavoro” introdotta dal governo Renzi. Ma è solo una finzione. GIANLUCA ZAPPA

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I collegi docenti di tutta Italia sono alle prese in questi giorni con la patatona bollente della cosiddetta “alternanza scuola-lavoro” introdotta dal governo Renzi. Una “bella idea”, hanno commentato molti quando hanno sentito parlare di giovani che cominciano già sui banchi di scuola a prendere contatti col mondo del lavoro. Nessuno ha pensato che dalla parola “idea” deriva una parolaccia, “ideologia”, e che questa parolaccia esprime l’applicazione violenta di un’idea alla realtà. Cosa che è puntualmente accaduta con il provvedimento di cui ci stiamo occupando.

Innanzitutto diciamo che si tratta di un’idea vecchia, perché in diversi paesi europei già si chiede ad uno studente di accompagnare l’esperienza scolastica con un’esperienza lavorativa. Noi siamo arrivati in ritardo, come al solito, ma non basta. Abbiamo voluto strafare. Non risulta, infatti, che altrove sia stato messo sulle spalle dello studente un carico di 200 ore in tre anni come da noi. E poi abbiamo fatto le cose all’italiana: abbiamo introdotto questo nuovo sistema a metà anno scolastico. E così studenti e docenti che avevano iniziato l’anno programmandolo in un certo modo, si sono ritrovati improvvisamente a far fronte ad una misura rivoluzionaria, che cambia la vita di tutti. Solita sperimentazione sulla pelle della gente, solita operazione di macelleria.

Fosse solo questo, direte. Ma non è solo questo. C’è dell’altro. Il problema è come applicarla, questa benedetta alternanza scuola-lavoro, e qui entra in ballo la creatività degli italiani, per i quali sembra un triste destino il detto “fatta la legge (male), trovato l’inganno (per sopravvivere)”. All’interno di una direttiva che sembra fatta apposta per creare problemi a chi lavora nella scuola e a chi la frequenta, e che tra l’altro ha il solito vizio di essere centralista e quindi ideologica, cioè di non tenere conto delle cose, ogni scuola ha cercato di galleggiare in qualche modo.

C’è, per esempio, chi manda gli studenti presso ditte o aziende durante il periodo estivo. E allora invece che di alternanza scuola-lavoro bisognerebbe più correttamente parlare di “aggiunta” di lavoro alla scuola (con tutti i problemi relativi allo sfruttamento di manovalanza gratuita, su cui si dibatte). Insomma, dall’anno scorso alcuni studenti italiani oltre al tempo da dedicare allo studio devono trovare del tempo (e che tempo!) da dare allo Stato per le sue fumose trovate. Con un problema di fondo enorme: è difficile trovare le aziende (specie con la crisi che c’è, e specie in contesti poco industrializzati) che assorbano questa gigantesca mole di potenziali lavoratori. Ma anche ammesso che una piccola azienda ci sia, che vantaggio avrà a pagare qualcuno che segua una manovalanza despecializzata e, soprattutto, senza prospettive? Che senso ha insegnare il lavoro a uno studente che sta lì solo per un obbligo scolastico e che finito il suo stage farà tutt’altro? Perché mai un’azienda (con la crisi che tira) dovrebbe investire in un tale soggetto? E’ facile criticare le aziende e dire che “devono stare al passo coi tempi”. Bisogna possederla e gestirla, un’azienda, prima di sparare giudizi e avanzare pretese. 

Passiamo al secondo modello, che definiremo alternanza scuola-lavorosimulato. Siccome lavoro vero non c’è, allora ce lo immaginiamo. E così le scuole verranno sempre più prese d’assalto da associazioni che lavorano col “gruppo classe” e che giocano con gli studenti a simulare il lavoro. Un lavoro per finta, che si fa tutti insieme, a scuola, non sul posto. E addirittura durante l’orario scolastico, con i docenti in orario che si girano i pollici e attendono il loro turno in attesa che tocchi di nuovo a loro. In questo caso abbiamo creato lavoro per tutte quelle associazioni che vivono di questi progetti. Sempre sulle spalle di studenti, famiglie, docenti. Siccome le definizioni vanno tanto di moda, potremmo parlare di “sovrapposizione” lavoro-scuola.

Sento quello che dice: “Docente, basta con questa tua ansia da programma! Rinnovati!”. Rispondo, come sopra, che prima di sparare giudizi, e avanzare pretese, bisognerebbe stare nei panni di un docente. Noi docenti non ci permettiamo di dire ad un impiegato qualsiasi (che venga forzatamente estromesso dal suo lavoro e che si metta le mani nei capelli avendo molte pratiche da sbrigare e non sapendo come fare) “datti una mossa, rinnovati!”. Noi non abbiamo tanto “ansia da programma” (abbiamo anche quella, com’è normale che sia), ma il problema di reinventare completamente il nostro lavoro all’improvviso, senza che chi sta sperimentando su di noi e sui nostri studenti ci abbia anche solo preavvertito. Ci si dice: “L’alternanza scuola-lavoro deve entrare a far parte della programmazione didattica”, frase che chi vive nella scuola, chi è alle prese con la realtà della scuola non può che giudicare come uno slogan.

Faccio un esempio: l’attività di animazione che moltissimi studenti svolgono durante il periodo estivo presso gli oratori è considerabile come un’esperienza di “lavoro” oppure va esclusa perché “volontariato”? Conta più l’ente-azienda che fa fare l’esperienza o l’esperienza in sé? Stare con dei bambini, fare attività di danza, teatro, musica, sport è “lavoro” anche se non strettamente connesso ad una dinamica aziendale? Non si è d’accordo nemmeno su questo. E allora, di che stiamo parlando?

Chissà perché, mentre scrivo mi viene in mente quella pagina dell’Esodo in cui il Faraone, per punire gli Ebrei, ordina di fare lo stesso numero di mattoni che dovevano fornire solitamente, senza però fornirgli la paglia. E gli Ebrei si lamentano: non ci date la paglia, ma ci ordinate di fare i mattoni! Quel Faraone non è passato alla storia come un sovrano illuminato e comprensivo, ma come un tiranno ostinato ed oppressivo. Già, la storia, lo studio del passato… Chiedo scusa: dimenticavo che bisogna adeguarsi ai tempi!

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