SCUOLA/ Il personale nel caos? Improperi, lacrime e sogni non bastano più

La recente denuncia del docente assenteista in prima pagina sul “Corriere della Sera” dimostra ancora una volta lo stato di paralisi dell’apparato scolastico italiano. SERGIO BIANCHINI

14.01.2017 - Sergio Bianchini
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Immagine d'archivio (LaPresse)

Caro direttore,

La recente polemica sulla vicenda del docente assenteista e della preside che lo rimbrotta in prima pagina sul Corriere della Sera dimostra ancora una volta lo stato di paralisi dell’apparato scolastico italiano. Un impianto organizzativo che produce apparenti mostruosità, ma principalmente malfunzionamento ordinario. Così, l’indignazione contro la mostruosità è l’altra faccia dell’immobilismo sul terreno vero del buon governo.

Purtroppo non basta l’ideologia del buon governo per governare bene. Renzi sembrava avere una forte spinta per ridare smalto gestionale al ministero della scuola e all’apparato. Sembrava. Invece tutto è saltato. Ma è saltato non perché Renzi fosse un malandrino, bensì perché la cura dei mali scolastici e del paese richiede ormai forze gigantesche, idee chiare e iniziative drastiche che però sono ancora indigeste alla grande maggioranza del mondo scolastico. 

Probabilmente Renzi capì di essere impotente già durante la consultazione preliminare sulla sua “Buona Scuola”. Del resto la mancanza di lucidità, di volontà vera e di fiducia nel cambiamento è resa evidente proprio dall’elenco dei ministri che si sono seduti sullo scranno di viale Trastevere da Monti in poi: Profumo, Carrozza, Giannini e da ultima Fedeli. Anche quest’ultima nomina dimostra la fine di qualunque volontà di cambiamento vero e la consegna della direzione al sindacato, che da decenni svolge il ruolo di tribuno della plebe con potere di veto — quando non di indirizzo — su tutte le scelte scolastiche. Renzi all’inizio aveva rotto col principio della concertazione e del placet sindacale. Ma il decisionismo di governo impone staff capaci e decisi, con idee chiare e dichiarate apertamente a priori. Questo varrà per qualunque governo e per qualunque ministro che voglia davvero affrontare gli ormai cronici problemi della scuola italiana.

Purtroppo in tutte le lamentazioni che si leggono, comprese quelle pubblicate nei giorni scorsi su queste pagine, non c’è una vera proposta di governo. Ripristinare la governabilità della scuola richiede a mio parere misure semplici e drastiche che nessuno osa dichiarare. 

Ad esempio, quanti di coloro che si lamentano della supplentite di cui si parla da quarant’anni sarebbero disposti a sostenere concorsi di ambito territoriale con ruolo fisso nell’ambito stesso ed abolizione dei trasferimenti nazionali e del ruolo nazionale? Quanti sarebbero disposti a dare le supplenze in totale gestione ai presidi con utilizzo di enti esterni fornitori di supplenti temporanei? Quanti sarebbero disposti a stabilire davvero le competenze minime di ogni annualità scolastica? Quanti sarebbero disposti a ridurre il curricolo pesantissimo degli alunni per risparmiare risorse da dedicare al recupero? Quanti sarebbero disposti a mettere in pagella il valore vero della competenza rinunciando al 6 politico, pur mantenendo la promozione annuale quasi generalizzata? Quanti sarebbero disposti ad aprire un dibattito vero sui libri di testo e sul loro rapporto con i programmi scolastici?

In mancanza di risposte chiare, rassegniamoci al collasso del sistema. 

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