SCUOLA/ Statale e paritaria, la vera ricetta per un sistema integrato

Nella legge di bilancio 2017 le scuole paritarie sono state equiparate alle scuole statali per quanto riguarda la partita dei fondi Pon. Ma non basta. ANNA MONIA ALFIERI

14.10.2017 - Anna Monia Alfieri
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Il ministro dell'Istruzione Valeria Fedeli (LaPresse)

Caro direttore,
di recente si è tenuto il convegno “Arte, Formazione e Cultura” organizzato dall’Istituto di Cultura e di Lingue Marcelline di Milano, per l’inaugurazione dei nuovi locali dell’istituto che ospitano la Scuola Accademia Ucraina di Balletto. 

L’occasione è stata propizia per parlare di scuola e per confrontarsi su alcuni importantissimi temi che riguardano il sistema formativo italiano nel suo complesso. I relatori sono stati di assoluto rilievo, con la presenza di importanti cariche istituzionali, come la senatrice Valeria Fedeli, ministro dell’Istruzione, Gianni Bocchieri per l’assessore all’Istruzione di Regione Lombardia Valentina Aprea, Delia Campanelli direttore generale dell’Ufficio Scolastico per la Lombardia e ancora docenti universitari, dirigenti scolastici, giornalisti. 

Una questione annosa riguarda l’effettivo grado di parità scolastica raggiunto nel nostro paese dal varo della legge 62/2000, quella che normativamente incluse nel sistema della scuola pubblica le scuole statali e le scuole paritarie. Al di là di qualche buona intenzione, l’obiettivo dell’effettiva parità tra scuola statale e scuola paritaria sembra molto lontano dall’essere raggiunto e mai veramente nessuno ha operato (o è riuscito a operare) per una reale parificazione degli operatori scolastici. Il sistema oscilla sempre tra un tentativo di nullificazione di un’offerta formativa plurale e timide aperture verso un riconoscimento pubblico effettivo. Esempi interessanti si trovano a livello regionale più che nazionale, ma questo non è sufficiente per portare in equilibrio il sistema. 

Il complesso delle scuole paritarie è un asset importante per il Paese, sia dal punto di vista culturale ma anche per la dimensione sociale ed economica. Sostenere l’intrapresa educativa significa sostenere centri di cultura e formazione che danno lavoro a decine di migliaia di persone. Allo stesso tempo garantire la pluralità dell’educazione non significa abdicare alla qualità dell’offerta formativa, ma valorizzare le identità delle diverse proposte educative all’interno di un sistema coerente e controllato. Purtroppo la declinazione attuale della parificazione delle scuole fa pensare più ad un tentativo di omologazione dell’offerta e a una riduzione significativa della polifonicità educativa. Ma il pluralismo del sistema scolastico (all’interno di regole condivise e rispettose dei valori della Costituzione) lungi dal contraddire elevati standard qualitativi, è invece stimolo per la crescita complessiva del sistema di formazione. Uniformare per controllare è un rischio che la scuola in Italia sta realmente correndo. Negli anni Settanta Meyer e Rowan scrivevano sull’isomorfismo organizzativo, che nel caso delle scuole altro non significa che lo schiacciamento delle diverse identità protagoniste di un sistema vivo e complesso. Allo stesso tempo però salvaguardare l’identità delle scuole paritarie è una delle priorità delle stesse famiglie, che scelgono spesso una scuola piuttosto che un’altra per un certo sistema di valori che le caratterizza. Questa scelta è oggi pesantemente condizionata dal dato economico, visto che le famiglie devono pagare due volte la scuola: con le tasse e con l’eventuale retta, indispensabile per sostenere lo sforzo organizzativo delle scuole paritarie.

Charles Glenn, un noto sociologo dell’educazione statunitense, diceva che l’Italia e gli Stati Uniti hanno in comune una singolare caratteristica: le loro scuole pubbliche costano molto e rendono poco in termini di qualità del servizio. 

Sfortunatamente il dibattito su questo tema strategico è stantio e ideologicamente troppo connotato. Politicamente sembra anche condizionato da interessi forti, ma che occorre superare se si vuole realizzare un sistema dell’istruzione pubblico vivace e propositivo. 

La ministra Fedeli, stimolata sul tema della parità e su quali azioni intende svolgere per favorire un allineamento della situazione italiana al contesto europeo in termini di libertà di scelta educativa, ha preso posizione su alcune questioni: per prima cosa, ha affermato che nella legge di bilancio 2017 le scuole paritarie sono state equiparate alle scuole statali per quanto riguarda la partita dei fondi Pon, in gran parte derivati da finanziamenti europei. 

Se questo è un passo importante, un’altra questione fondamentale riguarda il “costo standard di sostenibilità per allievo” approfondito analiticamente nel saggio Il diritto di apprendere. Nuove linee di investimento per un sistema integrato (Giappichelli 2015). Il costo standard per allievo è un concetto estremamente interessante e rappresenta una delle soluzioni concrete per intraprendere la strada verso l’effettiva parità del sistema. La sua applicazione sarebbe senza oneri e su scala nazionale produrrebbe un risparmio di circa due miliardi e mezzo di euro per lo Stato (risparmio che si può quantificare a seconda di parametri presi in esame. Pur tuttavia resta un’operazione a costo zero), soldi che potrebbero essere investiti diversamente. 

Da tutto ciò deriva anche la difesa di un diritto sancito dall’articolo 30 della Costituzione, quello della reale libertà di scelta da parte delle famiglie e della garanzia di un pluralismo educativo ma che potrebbe significare anche l’inizio di un new deal sull’educazione, la possibilità di investire in formazione e rendere attraente questo campo anche per investitori privati, oggi piuttosto scoraggiati in tal senso.

La ministra Fedeli ha promesso la prossima formazione di un gruppo di lavoro e di ricerca sul costo standard, un passo importante che può spostare il livello del dibattito su un terreno meno ideologico e più produttivo. 

Interessante rilevare come la proposta del costo standard per allievo, maturata a Palazzo Trastevere con la ministra Stefania Giannini che del saggio scrisse la prefazione, sembra trovare terreno fertile con la ministra Valeria Fedeli. Nessun cedimento su una proposta che trova ormai la convergenza di quanti credono al binomio dell’educazione e della libertà educativa, perché i vantaggi che derivano dalla libera intrapresa educativa di eccellenza rappresentano solo un bene per la comunità e per lo Stato. 

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