SCUOLA/ Toccafondi: paritarie, aperta la “frontiera” dei fondi europei

Ora anche le scuole paritarie potranno partecipare come le statali ai bandi europei. Il sottosegretario al Miur GABRIELE TOCCAFONDI: misuriamo il fallimento dei governi di centrodestra

16.10.2017 - int. Gabriele Toccafondi
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Esame di Stato (LaPresse)

Ora anche le paritarie potranno partecipare come le scuole statali ai bandi europei. Lo spiega il sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi: “fino ad ora il programma europeo per l’Italia prevedeva l’esclusione scritta per le scuole paritarie e private dai fondi Pon. Ora si cambia”.

Una buona notizia, i fondi europei per la prima volta anche per le scuole paritarie. Eppure non sembra apparire come una utile novità, perché?

Urlare ed inveire fa notizia ma generalmente così non si costruisce niente. Lavorare non è semplice ma alla lunga porta risultati, magari senza il riconoscimento mediatico, e delle volte si scopre che neppure i diretti interessati delle novità ne sanno granché. Male da poco. L’importante è che abbiamo rotto un’altro tabù e le paritarie potranno partecipare come le scuole statali ai bandi europei. 

Cosa è accaduto e di cosa si tratta nel concreto?

Due giorni fa i ministri Fedeli e De Vincenti hanno comunicato una notizia che quasi nessuno ha riportato ma che è rivoluzionaria culturalmente e offre un segnale netto anche economico al sistema di istruzione e soprattuto a chi come le scuole paritarie era escluso dai finanziamenti europei Pon. L’Europa ha accettato la richiesta italiana e del Parlamento italiano. Di per sé non dovrebbe essere in effetti una notizia, però se la inseriamo nel contesto attuale, forse lo è. Fino ad ora il programma europeo per l’Italia prevedeva l’esclusione scritta per le scuole paritarie e private, facendo di tutta l’erba un fascio e dimostrando che mentre nel resto d’Europa i paesi finanziano tutta la scuola paritaria o pagano gli stipendi agli insegnanti, qua neppure era consentito ad una paritaria di partecipare con un progetto ad un bando europeo.

Perché secondo lei accade questo?

A livello internazionale non pochi scambiano le paritarie per diplomifici e ci indicano come senza controlli. Nessuno governo ha mai voluto affrontare questi nodi e alcuni casomai ne hanno creati di nuovi. I governi di centrodestra, coloro che nei fatti dovevano avere più sensibilità, hanno fatto tagli preventivi, poi quasi sempre reintegrati ma dando al sistema una continua incertezza. Quelli di sinistra sono arrivati alla parità giuridica, ma senza un fondo stabile e novità normative vere. Insomma sembrava proprio che l’Italia stessa non credesse nella scuola paritaria. 

E voi cosa avete cambiato rispetto a quanto ci sta dicendo?

Questo governo ha usato il buon senso, dialogato e portato a casa tante novità ed in un parlamento con tasso ideologico molto alto. Rivendico a testa alta che non siamo stati a guardare e questo tassello dei fondi europei è solo l’ultimo di una lunga serie. Poi intendiamoci, come sempre ricordo, da qui alla vera parità scolastica la strada è ancora lunga. Citando una canzone attuale si potrebbe dire: “Bene ma non benissimo”, che è giusto, però per amor di verità bisogna anche aggiungere che prima era  “malissimo”.

Quattro anni e mezzo di governo. C’è stata un’inversione di marcia sulla scuola paritaria o siamo ancora ai principi? 

Il fondo per le paritarie quest’anno è di 574 milioni di euro complessivi, nel bilancio previsionale era di 270 milioni circa. Il fondo è stato stabilizzato, non è più “annuale”. Di questi fondi 23 milioni sono sulla disabilità e 50 milioni per l’infanzia. Abbiamo creato le detrazioni fiscali per le famiglie ormai a 800 euro l’anno per figlio, school bonus e fondi alternanza per l’intero sistema e appunto adesso il via libera per partecipare con progetti ai fondi europei Pon. Gli altri hanno fatto retorica e tagli e avevano maggioranze politiche ampie, noi risorse e novità per la parità e siamo nati come maggioranza quasi per caso. 

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