SCUOLA/ E lavoro, il metodo Aslam: un mestiere per vivere

Una scuola nata vent’anni fa, la cooperativa Associazione Scuola Lavoro Alto Milanese (Aslam), è un esempio unico e particolare di passione educativa. GIANLUIGI DA ROLD

11.11.2017 - Gianluigi Da Rold
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Probabilmente è riduttivo parlare persino di un “metodo Aslam”, per non creare modelli, astrazioni, generalizzazioni di comodo. Mentre la scuola nata venti anni fa, la cooperativa Associazione Scuola Lavoro Alto Milanese, è un esempio unico e particolare di passione educativa, immersa in una precisa realtà, in un contesto storico ben definito e sorretto da una visione originale nel rapporto tra chi insegna e chi impara che non si può spiegare con riferimenti accademici o sociologici.

E’ vero, il libro che è stato presentato in una sala dell’aeroporto di Malpensa mercoledì sera, ha un titolo che riecheggia Cesare Pavese — Un mestiere per vivere —, ma un sottotitolo che parla proprio de “Il metodo Aslam”.

Ma dalla riunione che si è svolta (con la partecipazione di Angelo Candiani, il presidente di Aslam, Carlo Carabelli, il direttore generale, e poi Valentina Aprea, assessore della Lombardia alla formazione, Gabriele Toccafondi, sottosegretario all’Istruzione e Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà) si è compreso che Aslam è, al momento, un’unicità che riesce a recuperare giovani che hanno alle spalle fallimenti scolastici, che si immergono in un nuovo studio per raggiungere una solida formazione professionale e soprattutto per imparare a vivere. Il tutto attraverso un nuovo rapporto tra studenti e insegnanti. E in questo modo si riscattano e affrontano la vita con la loro giusta autostima.

E’ incredibile come Aslam, in fondo, abbia rilanciato l’antica formazione professionale, che era stata colpevolmente dimenticata e bistrattata dalla politica scolastica italiana. Ma in più è lodevole come Aslam sia entrata in contatto, in continuità con il territorio che la circonda, con le aziende che popolano e caratterizzano questo territorio lombardo e che ora vada anche alla scoperta di nuove zone italiane, dove andare a formare tecnici, operatori e giovani preparati a inserirsi nella nuova produzione post-fordista e quindi nel nuovo mercato del lavoro. 

In questi anni si sono moltiplicate le sedi di formazione professionale di Aslam, si sono moltiplicati gli iscritti, si sono moltiplicati anche i successi, ma è rimasto sempre il movente di fondo, la ragione vera, cioè quello che spingeva chi ha realizzato Aslam. Cerchiamo di comprenderlo per un attimo attraverso i racconti che mercoledì sera a Malpensa hanno fatto alcuni studenti di Aslam. 

C’è chi ha ricordato i propri fallimenti scolastici precedenti, c’è chi ha raccontato il momento preciso in cui è scattato il rapporto con gli insegnanti o i tutor, che lo guardavano in modo diverso anche quando lui era distratto, c’è chi ha ricordato le sue prime e le attuali esperienze di lavoro in azienda, gli stage intervallati dalla continuazione dello studio. A sentire questi ragazzi, il  mondo della scuola tradizionale, quello della cattedra distante dal “cuore” dei giovani che vogliono imparare, ti appare lontanissimo e anche anacronistico. 

In questo caso, proprio nei vari corsi specialistici dell’Aslam, in percorsi anche sempre più complicati che riguardano la formazione professionale, sembra di vedere un progetto comune tra chi insegna e chi apprende per il futuro in un mondo profondamente cambiato. Si vede che c’è un legame profondo che si è instaurato di fronte all’apprendimento di una nozione e poi alla costruzione di un manufatto o di un processo di lavoro, oppure di un percorso di lavoro.

Erano calzanti e pertinenti per la comprensione di Aslam i racconti dei giovani, sono stati utilissimi i giudizi provenienti dai vari intervenuti alla manifestazione. Ma ci è sembrato di particolare interesse quello che ha spiegato Giorgio Vittadini. Riprendendo il libro che veniva presentato, Vittadini indicava gli esempi contenuti e sottolineava come proprio da questi, dalla descrizione delle facce degli studenti, dall’opera dei professori si comprendesse che emergeva la voglia di costruire qualche cosa di più grande di quello che si imparava da un punto di vista nozionistico. 

L’elenco di tanti particolari, di tanti avvenimenti unici, alla fine apriva alla bellezza di una realtà nella quale Aslam si era e si è immersa con grande slancio e con grande determinazione.

Forse il successo di un’istituzione, come è anche una scuola di formazione professionale, è nascosto nei dettagli di una storia. 

Per noi che abbiamo discusso di grandi sistemi, di grandi metodi e abbiamo ottenuto il disinteresse dei giovani, un abbandono precoce e la caduta di una formazione generale e professionale, proprio l’esempio di passione di Aslam può essere l’insegnamento di come si insegna.

Forse sarà proprio l’esempio di una passione educativa alla totalità della realtà e alla particolarità della tua futura professione che potrà essere un’àncora di speranza per i giovani. Forse è questo che può diventare la chiave di un nuovo successo umano, oltre che di un rinnovato interesse scolastico.

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