SCUOLA/ Marco e la “banalità” di metter su un’impresa

- La Redazione

Un incontro sulle “start up innovative”? Può essere l’occasione per parlare di come si fa un’azienda di successo. Oppure per parlare di se stessi e della propria storia. MARCO SAPORITI

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Foto Marco Saporiti

Caro direttore,
un paio di settimane fa mi ha chiamato il ministero del Lavoro per chiedermi se volevo partecipare a Job&Orienta — la grande fiera che si tiene annualmente a Verona con a tema istruzione e lavoro — e tenere un’incontro sulle start up innovative.

Alla mia domanda “perché io?” mi hanno risposto molto semplicemente dicendo che è innovativo mettere su un’impresa ai giorni nostri — ho da poco aperto uno studio di progettazione e sviluppo della comunicazione —, e che se questo viene fatto da un giovane, la cosa è ancor più singolare. 

Insomma dovevo fare da relatore a un pubblico di giovani, che stanno tentando di capire cosa fare nella vita, e raccontare della mia start up.

Pensando a chi avevo di fronte ho riflettuto che non avrebbe avuto molto senso parlare della start up, quanto piuttosto di me stesso. E così ho fatto. Ho raccontato di come nella vita avessi fatto delle scelte, e di come le avessi prese guardando a quello che avevo davanti. Ed è stato per me interessante ripercorrere la mia vita riscoprendo tutte le circostanze in cui sono stato preso per mano da Qualcuno e accompagnato; ma ancora più interessante è stato cercare di raccontarlo a dei ragazzi che con la mia esperienza di amicizia e compagnia non c’entrano nulla e ai quali quindi parole come libertà, desiderio, mistero, circostanza non richiamano a niente.

Il risultato è stato bellissimo. Eravamo io e un altro startupper veramente di successo; lui ha raccontato la sua azienda, io della mia vita — o meglio — delle persone e dei fatti che sono stati fondamentali nelle scelte che ho compiuto. Ed è stato bello vedere che, quando non ci si concepisce da soli ma all’interno di una compagnia di rapporti più grande, ci si accorge che il destino è nettamente più interessante di quello che sia apre quando ci si muove solamente per fare una “azienda di successo”.

Ma il bello sono state le domande dei ragazzi. Alla fine dell’incontro una signora del Ministero mi ha detto, testualmente: “ti ho visto, cresta, piercing, un po’ cazzone. Ho pensato che al massimo potevi farci vedere qualche lavoro creativo ma niente di più. Invece mi sono stupita nel vedere che anch’io che sono adulta sono rimasta ad ascoltarti e ho iniziato a ripercorrere la mia vita, e ho visto che anche io, come te, ho fatto scelte dettate dal di fuori. Se i giovani iniziassero a vedere la vita così, ci sarebbero molti meno “oddio domani è lunedì”.

Probabilmente il fatto che io sembri uno “scappato di casa” mi ha aiutato, però se iniziassimo a parlare al mondo — e lo dico sul serio — come Julián Carrón ha fatto di recente a Matrix, tutti scoprirebbero per sé una strada più bella e un modo più vero di vivere. Non è necessario essere cristiani per desiderare ora di vivere all’altezza degli ideali che si perseguono; basta semplicemente — ma realmente — essere uomini.

Marco Saporiti
Founder & Ceo @DEseip srl


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