MATURITA’ 2017/ Terza prova, quella più difficile tocca ai commissari

- Gianni Mereghetti

Maturità 2017. Lunedì è il fatidico giorno della terza prova per tutti i maturandi che stanno affrontando gli esami di stato. La strategia migliore è la sintesi. GIANNI MEREGHETTI

scuola_studenti_4_lapresse_2016
LaPresse

Lunedì è il fatidico giorno della terza prova per tutti gli studenti e studentesse che stanno affrontando gli esami di stato. Non c’è bisogno di ripetere ciò che altri hanno già spiegato, ovvero che questa prova ha fatto il suo tempo e sarà archiviata; perché quest’anno fa ancora parte dell’esame e la si deve affrontare. Lasciamo ad altri dipingere scenari futuri. Per gli studenti e le studentesse la questione è come poterla affrontare al meglio. Il consiglio è uno solo: una prova così vasta, tale da presupporre una preparazione impossibile, può essere affrontata in un solo modo, con un approccio sintetico. Solo così si può trovare il bandolo della matassa in un insieme di fatto disorganico di domande. Gli studenti e le studentesse hanno una grande occasione di dimostrare ad una scuola che si è incaponita a far fare analisi che loro invece hanno imparato la sintesi, una competenza fondamentale nello studio come nella vita. 

Qui sta la questione seria della terza prova: essa non verifica ciò che è stato già verificato in tante interrogazioni durante l’anno, ovvero se studenti e studentesse conoscono il programma, ma verifica se sono capaci di sintesi e di critica. In questa direzione ha il suo valore, perché mette a tema la questione fondamentale di un percorso scolastico, quello di far diventare ragazzi e ragazze protagonisti di conoscenza. 

Perché la terza prova sia così ci vuole una condizione non facile da trovare. Servono insegnanti che sappiano porre domande non di tipo analitico, non tese a spulciare l”ultimo particolare della materia, ma che siano tali da chiedere un lavoro di sintesi. Dunque cerchiamo di chiudere in bellezza, chiedendo a studenti e studentesse argomenti in cui possano dimostrare di saper rielaborare ciò che hanno imparato. 

E così si potrà passare dalle prove scritte al colloquio ponendo al centro dell’esame ciò che della scuola rimane e ciò che segna la vita di ragazzi e ragazze. È quello che ha ricordato Papa Francesco andando a Barbiana, che scopo della scuola è quello che don Milani ha lasciato scritto sulle mura delle sue aule, il motto “mi interessa”. La terza prova e il colloquio hanno questo filo rosso che li lega: il fascino della scuola sta nel fatto che ridesta un interessa e che fa emergere una passione. Ci vuole un colloquio che sia all’altezza degli interessi di ogni studente e studentessa, uno spazio capace di accogliere l’interesse che le discipline hanno suscitato in loro.

Perché questo alla fine è ciò che importa in questo esame: che un ragazzo o una ragazza possano documentare di saper affrontare in modo critico e creativo la realtà. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori