SCUOLA/ L’esame di stato? Negli Usa lo decide il prof

- Luca Tizzano

Anche negli Stati Uniti alla fine dell’anno, nelle high school ci sono gli esami di stato (Final Exams): ma ogni docente è libero di strutturarlo come gli pare. LUCA TIZZANO

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LaPresse

GAINESVILLE (Florida) — Gli ultimi giorni dell’anno scolastico sono tradizionalmente considerati tra i più frenetici e impegnativi per i protagonisti coinvolti, siano essi studenti o docenti: ultime interrogazioni, verifiche, correzioni, tentativi di recupero in extremis, e poi scrutini, pagelle, esami di Stato, corsi di recupero… Anche negli Stati Uniti la tradizione non è infranta, i ritmi di lavoro, alle porte dell’estate, si intensificano ancor più, seppure con qualche novità, che ritengo interessante condividere.

L’ultimo atto dell’anno in una high school americana coincide con i tanto temuti e impegnativi Final Exams: si tratta di verifiche sintetiche in ciascuno degli insegnamenti che lo studente ha frequentato nel corso dell’anno scolastico, e che concorrono a determinare il voto finale nelle differenti discipline.

Gli apprendimenti verificati sono normalmente limitati al secondo semestre (al primo sono dedicati i cosiddetti Mid-Term Exams, prima della pausa natalizia), ma non si tratta di una regola, ed è ciascun docente a stabilire il miglior programma per la sua classe.

La mia pur giovane esperienza in territorio americano mi ha permesso di identificare alcuni punti interessanti di questa pratica: è una possibilità, per gli alunni, di fare il punto sintetico su quanto imparato, non solo in termini di conoscenze, quanto soprattutto di competenze. Nella mia disciplina (latino), ad esempio, ho deciso di strutturare l’esame dando largo spazio alla comprensione/traduzione (senza dizionario), e a vocabolario/etimologie, in modo da permettere ai miei studenti di acquisire consapevolezza di quanto hanno realmente imparato nel percorso e sono in grado di utilizzare in nuovi contesti. Ma frequenti sono anche esami che prevedono la realizzazione di progetti, o di una lezione su uno degli argomenti affrontati, o di una mostra o un paper su un libro letto o da leggere… È un’occasione, a mio avviso particolarmente efficace, per aiutare i ragazzi a prendere iniziativa, a sviluppare la propria creatività e a diventare protagonisti del proprio apprendimento, fino a maturare consapevolezza dei propri punti di forza e di debolezza.

In questo senso, anche per il docente i Finals rappresentano una stimolante occasione di crescita professionale: porsi la domanda, ad anno concluso (così come in itinere), su quali siano le competenze essenziali che i ragazzi dovrebbero aver sviluppato, concentrandosi sulle reali capacità acquisite, rappresenta una sfida significativa, se accettata, e anche un’occasione di correzione a seconda dei risultati raggiunti. A patto che l’insegnante non cada nella tentazione di un nozionismo fine a se stesso, capace solo di rendere gli ultimi giorni di scuola degli alunni ancora più faticosi e, in fondo, vani.

Si tratta, ovviamente, di un tentativo, e come tale migliorabile e con qualche contraddizione, ma che rappresenta una concreta possibilità per il mondo della scuola di prendere consapevolezza del percorso compiuto, a partire da alcuni significativi dati sintetici.

@luca_tizzano

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