SCUOLA/ Milano, un granaio pubblico contro l’anoressia dell’io

- Angelo Lucio Rossi, Rossella Viaconzi

In via Sapri a Milano una scuola media ha aperto al quartiere la propria biblioteca interna. Una sfida all’avvilimento dei cuori. ROSSELLA VIACONZI, ANGELO LUCIO ROSSI

pasolini_madre_susanna_colussi_lapresse_60
Pier Paolo Pasolini con la madre, Susanna Colussi (LaPresse)

“Fondare biblioteche è come costruire granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo arrivare”: così Marguerite Yourcenar in Memorie di Adriano spronava a promuovere la cultura e a liberare le potenzialità nascoste nella lettura.  

Nel 1975 in un articolo del Corriere della Sera Pierpaolo Pasolini diceva che sarebbe stato necessario chiudere la scuola dell’obbligo. Sarebbe troppo facile farlo. Occorre, invece, aprirla e restituirla a se stessa, occorre aprirla dalla mattina alla sera, dalle otto a mezzanotte. Occorre aprirla alla comunità. Occorrono scuole aperte con biblioteche, auditorium, aule, giardini e orti. Occorre fare della scuola il luogo della sorpresa e dell’apertura all’avventura dell’io verso la realtà. 

Non è più il tempo di attardarsi in analisi del buio, un buio profondo dell’essere e del pensare in cui si è precipitati, ma bisogna operare. 

In via Sapri a Milano si è recentemente inaugurata una nuova biblioteca interna alla scuola media aperta al quartiere. Nelle periferie urbane ed esistenziali è necessario dire, fare ed operare e questo è il senso del laboratorio di progettazione e autocostruzione che ha portato alla realizzazione condivisa da più soggetti di una biblioteca in un luogo pubblico. L’opera, realizzata nell’ambito del progetto Cult, Cantieri Urbani per Luoghi in Trasformazione, promosso da “Catullo va in città”, gruppo di ricerca del Politecnico di Milano e dall’Istituto Comprensivo Statale “Via Pareto”, ha visto la compartecipazione di falegnami, artisti, insegnanti, alunni e migranti ospitati dalla Caserma Montello. Insieme si è costruito e decorato in tempo record una biblioteca tra arte e design, utilizzando materiale di recupero già presente nella scuola stessa. La biblioteca è un tentativo di risposta educativa. I dati sono chiari: più della metà degli italiani di età sopra i sei anni non legge un libro all’anno. La metà dei ragazzi tra i sei e i diciannove anni non legge neanche un libro eccetto quelli scolastici. Il disamore per la lettura si annida anche nelle aule scolastiche, provocando quello che Baudelaire definiva “l’avvilimento dei cuori”. La pigrizia e l’indifferenza generano, di fatto, l’anoressia dell’io. Il leggere costituisce invece una provocazione anche per i ragazzi più svogliati e più bizzarri e, in tanti alunni, soprattutto migranti, un’aspettativa di avventura, un inizio di viaggio dentro di sé. 

Il tentativo è ambizioso: fare della scuola un centro culturale vivo dove incontrare la letteratura e l’attualità. Per questo nel territorio è nato anche il “Circolo Lettori Certosini” e la scuola si è arricchita di donazioni di privati. La biblioteca ha ricevuto infatti di recente cinquemila volumi, dono di Gian Piero Scevola, famoso arbitro e giornalista sportivo. 

“Nei criminali non c’è stata scelta tra male e bene. Ma una scelta tuttavia c’è stata: la scelta dell’impietrimento, della mancanza di ogni pietà” diceva Pasolini nell’articolo sopra citato. Fondare biblioteche è tentare di togliere il cuore il pietra e donare un cuore di carne a chi ci sta accanto, è contribuire alla bellezza, servire il lavoro e, attraverso il lavoro, contribuire alla resurrezione dell’io e di tutto un popolo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori