SCUOLA/ Legge 107 “Buona Scuola”, non resta che affidarsi a Saint-Exupéry

- Ezio Delfino

Sono passati due anni dal 13 luglio 2015, giorno di emanazione della legge 107. Due cose da fare subito per rimediare ad una cattiva legge (3). EZIO DELFINO (Disal)

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Immagine di repertorio (LaPresse)

Leggi qui i primi due articoli.

Due prospettive di lavoro.

La prima a livello politico, con la predisposizione ed emanazione in tempi brevi del nono decreto attuativo, quello della riforma del Testo unico della scuola. Questo potrebbe essere lo strumento per correggere gli errori di prospettiva sopra evidenziati, integrare efficacemente le tante norme della scuola, riscrivere il profilo degli organi di governo scolastici, definire lo spazio dell’autonomia delle scuole ed il ruolo del ministero e delle sue articolazioni territoriali, privilegiando il servizio verso le scuole affinché perseguano risultati positivi a favore degli studenti e della comunità.

Occorrerebbe, nella sua predisposizione, lasciarsi guidare dall’efficace immagine di scuola (contenuta nel DPR 416/1974 “Istituzione e riordinamento di organi collegiali della scuola materna, elementare, secondaria ed artistica” ancora in vigore) come “comunità che interagisce con la più vasta comunità sociale e civica”: non terminale amministrativo, ma comunità di relazioni con i molti portatori di interesse. Una scuola autonoma proprio perché è chiaro che essa è del soggetto educante: la comunità scolastica. 

La seconda azione riguarda i protagonisti della scuola. Oggi la sfida è, per ridare fiato all’autonomia, ripartire dal “soggetto” che fonda la comunità scolastica: dare valore concreto alle persone (dirigenti scolastici, studenti e docenti, operatori, famiglie), a ciò che esse fanno quotidianamente, riconoscerlo e orientarlo alla costruzione sia di un progetto di vita individuale sia di un bene comune. Il rinnovamento infatti è comunque iniziato e su diversi fronti: proposta didattica, direzione innovativa, progettazione formativa, nuova concezione degli spazi come ambienti funzionali all’apprendimento, organizzazione del tempo scuola, innovazione didattica, formazione docenti, sinergia con il territorio, scuola-lavoro, attenzione all’inclusione… 

Qualcosa di buono è già cominciato.

La scuola non è innanzitutto luogo di “prestazioni”, di “ruoli”, e di paletti, ma di accadimenti quotidiani e significativi e tutto deve essere funzionale ad essi.

Per dirla con Saint-Exupery: “Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”. Chi questo “essenziale” lo vede accadere tra i banchi di scuola ha la responsabilità di custodirlo, dedicarvisi e farlo crescere: docenti, dirigenti scolastici, genitori ed operatori.

Questo costituisce la sfida più ambiziosa che la situazione attuale presenta, che va colta e rilanciata, da subito. 

In attesa dei cambiamenti “di sistema”.

(3 – fine)

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