SCUOLA/ 100 e lode a nord e sud, contro il bluff ci vuole un’agenzia indipendente

- Gianni Zen

L’esame di stato? 99,5% di promossi. Ma il 54% delle lodi sono al sud, contro il 25% del nord. Cosa c’è al fondo di questa contraddizione? Commento di GIANNI ZEN

scuola_esame_maturita_2_lapresse_2017
Esame di Stato (LaPresse)

Strano il nostro mondo scolastico. Forse perché l’Italia è molto lunga, forse perché gli italiani non applicano, ma interpretano le leggi, forse perché siamo un po’ troppo creativi in troppe cose.

Fatto sta che anche quest’anno si registra un dato che dice tutto dell’irrazionalità, se nella vita non contano le intenzioni ma i risultati, del nostro sistema scolastico.

Parlo della comparazione dei risultati ai recenti esami di maturità. Se i dati delle prove Invalsi e dell’Ocse-Pisa, cioè i test nazionali e internazionali, dicono che i migliori risultati li ritroviamo nelle regioni del Nord, capita poi di vedere che i risultati degli esami di maturità, invece, ci dicono, o direbbero, che i migliori risultati li abbiamo nelle regioni del Sud. Evidente la stranezza.

I diplomati con 100 e lode sono stati quest’anno 5.494 in tutta Italia. E ben il 54 per cento, cioè 2.950, li ritroviamo al Sud. Solo il 25 per cento li ritroviamo invece al Nord. In Veneto siamo passati da 276 a 288 centini, contro il record pugliese dei 934 diventati quest’anno 944.

Forse che dovrò rimbrottare i miei docenti, perché, nonostante il nostro sia considerato un liceo di eccellenza, su 330 maturati le lodi sono state solo 5 su 30 centini? Docenti troppo severi da una parte e troppo lassisti dall’altra? Non è sempre simpatico fare di tutta un’erba un fascio, ma le contraddizioni chiedono di essere sciolte.

Che dire? Che si tratta della vecchia tendenza a gonfiare i risultati, pensando di dare una mano ai ragazzi per il loro futuro. Mentre è un tutto un bluff. I ragazzi, cioè, non li aiutiamo così. Perché i giovani e le loro famiglie hanno bisogno di verità, di sapere se sono preparati e pronti al salto nell’università e nel mondo del lavoro. Se, cioè, la scuola non è oggi in grado o capace di dare una mano concreta, dicendo delle sane verità, sarà poi la vita, cioè il mondo reale a ripristinare il principio di realtà.

Forse che gli esami di stato, che promuovono il 99 per cento dei candidati, sono diventati anche questi un bluff? Forse perché manca un sistema di valutazione che valuti i valutatori? Tutto vero.

Vi è un’alternativa agli esami di stato?

Anzitutto, mi sento di dire, bisognerebbe abolire il valore legale dei titoli di studio, un peso ed un residuo del passato che penalizza i giovani capaci e meritevoli. E sostituirlo con un sistema di accreditamento svolto da agenzie indipendenti, che assicuri la verifica del valore reale dei corsi di studio, superiori ed universitari, a protezione degli studenti e di reali pari opportunità.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori