SCUOLA/ “E’ solo un grande ingranaggio, i giovani vengono dopo” (forse)

- La Redazione

Alcuni docenti, alla ripresa dell’anno scolastico, riflettono sulla scuola a partire dagli spunti emersi durante lo scuola-day dell’ultimo Meeting di Rimini. A cura di MAURO ZUCCARI

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Esame di Stato (LaPresse)

“Una scuola da grandi”, “Valutare per migliorare la scuola”, “Autonomia e parità nella scuola”, “Rapporto con il testo: ospitare l’altro”. Sono i titoli che hanno caratterizzato la giornata della scuola all’ultimo Meeting di Rimini, con tanto di logo “School4meeting”. “Desideriamo che la scuola diventi un luogo di introduzione alla realtà totale” ha detto Giorgio Vittadini dando il via al primo dei quattro incontri. Quel giorno si è parlato di valutazione, di autonomia e parità scolastica, ma soprattutto di ciò che la scuola dovrebbe sempre essere: un luogo aperto che “solleciti il desiderio di imparare”, come ha detto l’ex ministro Luigi Berlinguer, intervenuto a sorpresa e con sorprendente entusiasmo a quegli incontri riminesi. 

Il Meeting è ormai lontano e fra pochi giorni ricominceranno le lezioni. Cosa portano con sé gli insegnanti di quello che si è detto il 23 agosto? Quali sono le loro speranze, timori, perplessità, desideri per l’anno scolastico ormai alle porte? Che giudizio danno, per esempio, sulla “Buona Scuola” e sull’impatto che essa ha avuto finora sul loro lavoro? Ecco le voci che abbiamo raccolto. 

Marina, friulana, insegnante di matematica e scienze alle medie inferiori da più di vent’anni, ha partecipato all’incontro su “Valutare per migliorare la scuola”, in cui si è parlato diffusamente del Sistema di valutazione nazionale: “Ho condiviso pienamente gli interventi, che hanno fornito esempi sull’importanza e le ricadute positive che la valutazione di questi dati può offrire alle singole scuole. Ritengo invece che dovrebbe essere affrontata in maniera più approfondita la tematica relativa alle nuove tecnologie, perché stanno entrando nella scuola in modo imponente; forse manca un’attenzione all’effettivo valore e miglioramento della didattica con il loro utilizzo. Credo che certe proposte didattiche, come la ‘classe ribaltata’ o l’uso del tablet da parte degli studenti, dovrebbero essere valutate con più attenzione da parte degli insegnanti”.  

Maria Rosa, insegnante di scuola primaria a Bicinicco, in provincia di Udine, è entrata in ruolo due anni fa grazie alla legge 107. “Ho vissuto tutta la vicenda di queste assunzioni di massa ed anni di prova di massa. Da un lato sono grata alla Buona Scuola per essere entrata così velocemente rispetto agli anni precedenti, dall’altro ho vissuto le difficoltà e criticità di questi inserimenti in ruolo anche durante l’anno scolastico; ho visto colleghe andare via a marzo per prendere il ruolo da altre parti e questo ha creato gravi difficoltà nella scuola, soprattutto con i genitori. In una classe c’è stato il deterioramento dei rapporti con le famiglie. Ora sembra che le assunzioni siano già state fatte; mi auguro che l’anno scolastico inizi con gli insegnanti già attivi, sul posto, assegnati alle loro cattedre e si garantisca ai bambini la possibilità di iniziare e arrivare almeno alla fine dell’anno scolastico con lo stesso insegnante. Il resto si vedrà”.  

Leonardo Babini insegna storia dell’arte e disegno tecnico al Liceo Scientifico di Ravenna. Anche lui ha seguito l’incontro sulla valutazione. “Quello che mi ha colpito più di tutto è stato l’intervento di Elena Ugolini: era il più diretto, si basava soprattutto sull’esperienza. Quello che noto nella scuola adesso è che c’è molta meno attenzione alla persona, al ragazzo; la scuola sta andando verso un ‘meccanicismo’, tutto deve essere oliato alla perfezione, i problemi non devono essere risolti ma eliminati. Se tu dai un 5 o hai problemi con un ragazzo sono cavoli tuoi, non devi far inceppare la macchina. Al di là dei tanti discorsi che si sentono, a me interessano le esperienze concrete”. 

Roberta, insegnante di matematica e scienze alle medie inferiori in provincia di Udine, volontaria allo stand di Diesse, nota che “Gli insegnanti che vengono qui non sembrano essere informati su tutte le novità previste dalle norme della Buona Scuola, come per esempio l’obbligo dell’aggiornamento. Inoltre, soprattutto i più giovani, chiedono una compagnia sul lavoro, non soltanto di trovare materiali didattici”. 

Antonella Croselli insegna matematica nella scuola primaria in provincia di Ancona. “Dopo la riforma — dice — non si è sperimentata novità, freschezza, alleggerimento, ma una gran fatica, un aumento di burocrazia, una confusione anche rispetto agli insegnanti che si sono introdotti con il potenziamento. Chi è entrato in ruolo e chi è arrivato come supplente ha faticato molto perché dal sostegno è passato all’insegnamento normale e viceversa. Speriamo sia solo un anno di assestamento e che in futuro le cose vadano nella giusta direzione, che si possa veramente respirare. Cambiano le parole ma in realtà la scuola non cambia; si appesantiscono molto più di prima gli insegnanti e li si sostiene poco. Questa è la mia idea, per adesso. Speriamo nel futuro”.

(A cura di Mauro Zuccari)

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