SCUOLA/ Fondazione Grossman, senza libertà non c’è ragione

Sono aperte le iscrizioni per l’a.s. 2019-20 alle scuole della Fondazione Vasilij Grossman. Storia, identikit e sfida educativa di una istituzione che scommette sulla libertà

10.10.2018 - La Redazione
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Foto Fondazione Grossman

Quando la ragione si fa scuola. Un motto che è un progetto, dai grandi ai più piccini. In via Inganni 12 a Milano la ragione si fa scuola dal 1979, quando un gruppo di genitori fonda la cooperativa Tommaso Moro per avviare una scuola media ed educare secondo la volontà delle famiglie i bambini che hanno finito le elementari nel vecchio istituto delle Sorelle della Misericordia. Poco più di dieci anni dopo quel primo passo, nel 1991, in via Inganni si replica. Un gruppo di docenti raccoglie una sfida ancor più impegnativa e fonda il liceo scientifico Alexis Carrel. Un’avventura che arriva fino ai giorni nostri e non si ferma.

Domenica scorsa la Fondazione Vasilij Grossman, l’ente gestore fondato nel 2008, ha festeggiato i dieci anni con una grande festa per tutti — alunni, famiglie, docenti, ex studenti, dipendenti. “Alla base di tutto c’è un rischio — dice il presidente della Fondazione, Silvio Bosetti —: il rischio che si prendono le famiglie decidendo di portare qui i loro ragazzi; il rischio degli insegnanti, che accettano una proposta contrattuale di lavoro non sempre competitiva con quella dello Stato; il rischio che si assumono gli amministratori, dalla determinazione delle rette fino all’acquisto dell’immobile. Un rischio ‘calcolato’ non basta: serve un rischio educato”, spiega Bosetti.

“Poca osservazione e molto ragionamento conducono all’errore, molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità”. Sta in questa frase dello scienziato Carrel, ripetuta per una vita intera da don Luigi Giussani ai suoi amici, il nocciolo del metodo che ispira tutte le scuole che fanno capo alla Fondazione, dalla materna fino al liceo classico e scientifico. Al di là dell’aspetto paradossale, se lo dice un Nobel c’è da fidarsi. Vale in ogni ambino della vita, e ancor più quando si hanno davanti bambini e giovani da educare. Ogni progetto che non fa i conti con l’esperienza è destinato a infrangersi contro una diversità irriducibile, alla quale non si può fare pressione o violenza, nemmeno in nome di una teoria buona. I bambini e i giovani vanno accolti, attesi, accompagnati, ascoltati. Rispettando la loro libertà. Altrimenti il nonsenso, la rinuncia e l’abbandono sono dietro l’angolo.

La “Tommaso Moro” e l'”Alexis Carrel” hanno successo, gli iscritti aumentano, proprio negli anni in cui l’educazione di matrice confessionale in tutta Italia mostra sempre più la corda. Alla base di questa riuscita c’è una nozione di ragione laica ma non laicista, umanamente aperta al mistero, dunque rispettosa della personalità e che per questo piace alle famiglie. Nessun confessionalismo dunque, ma un affetto autentico alla persona dei ragazzi (quando nacque, la “Tommaso Moro” ospitò due studenti di famiglia ebrea uno dei quali con problemi di apprendimento) e una scommessa di cui non ci si pente mai: quella sulla libertà. L’uomo è fatto per aspirare all’infinito, a qualunque cultura appartenga, e il desiderio di infinito presente nell’uomo è ciò che ha dato e continua a dare forma a tutta la ricerca umana, dalla scienza alla letteratura e all’arte. E il dono più bello che si possa dare a ogni bambino è quello di accompagnarlo in questa grande avventura di conoscenza del mondo e di maturazione di sé.

Nel 2008 arriva una nuova tappa destinata a segnare il cammino educativo, imprenditoriale e sociale delle due cooperative. Gestori, genitori e insegnanti decidono un nuovo passo: nasce la Fondazione Vasilij Grossman, ispirata al grande scrittore russo testimone di Stalingrado e autore del capolavoro Vita e Destino, romanzo della libertà e dell’irriducibile complessità della storia. La stessa sfida che avviene in quelle aule. La Fondazione diviene l’unico ente gestore, la coscienza della missione educativa si approfondisce. “La scuola, per noi, è un luogo di educazione alla libertà dove la conoscenza diventa un avvenimento che dà significato positivo al tempo, il cui valore non è più un accumulo di saperi destinati ad essere dimenticati, bensì la possibilità di una novità continuamente esperita” scrive nel 2014 Carlo Wolfsgruber, fondatore ed ex-rettore della Fondazione.

I numeri non sono tutto, ma quando confermano la bontà di un’opera sono sempre i benvenuti. 954 studenti iscritti nell’anno scolastico 2017-18 (erano 831 nel 2008), 106 docenti, 9 alunni per docente, 22 alunni in media per classe. E un bilancio in attivo, nonostante il 71 per cento delle rette venga assorbito dal costo del personale.

“Spesso una fondazione è solo il modo per dare continuità a un patrimonio — dice ancora Bosetti —. Ma nel nostro caso, all’inizio non c’era neppure un euro”. Il vero patrimonio della Grossman è “una volontà ideale e una storia che desideriamo continuare. La speranza per questo mondo è di avere persone educate che rischiano, in piena libertà. Questo rischio rende possibile la generazione di un luogo e la creazione di un popolo”. Tutti gli ex alunni lo sanno bene e ne sono grati.

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