NUOVA MATURITA’ 2019/ Liceo classico, versione “mista”: tradizionalisti e innovatori alla battaglia finale

Il ministro dell’Istruzione Bussetti ha anticipato come saranno le seconde prove della nuova maturità. Al liceo classico la versione potrebbe essere duplice e “mista”

27.11.2018 - Marco Ricucci
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Esame di Stato (LaPresse)

Per decenni ogni studente del liceo classico aspettava con ansia l’uscita della seconda prova della maturità: greco o latino? Negli ultimi anni, nel clima generale della crisi dell’istruzione classica, si era creata la regola non scritta ma tacitamente risaputa dell’alternanza della versione, in prosa, ora della lingua di Omero ora della lingua di Virgilio.

Di riformare la seconda prova della maturità del liceo classico, fiore all’occhiello di un Paese dalla tradizione immemore e calpestata, si parla da tempo: vi erano state le due posizioni chiare e nette, l’uno contro l’altra armate.

Da una parte il professor Bettini che dichiarava al Corriere della Sera nel 2016: “Mica voglio abolire la traccia dal latino o dal greco. Ho solo proposto di offrire ai candidati una rosa di testi, opportunamente contestualizzati e magari un po’ più brevi di quelli odierni, e di affiancare la traduzione pura e semplice con delle domande che vertano non solo sugli aspetti linguistici, ma anche sulla cultura classica. Se per esempio do da tradurre il De brevitate vitae di Seneca, sarebbe opportuno fare delle domande sul contenuto filosofico del testo che permettano al candidato di dimostrare quanto ha appreso e amato nel corso dei cinque anni di studio”.

Dall’altra parte, contro il rischio di semplicismo e faciloneria, la Mastrocola dalle pagine del Sole 24Ore affermava che la traduzione dal latino e dal greco era una delle ultime cose difficili rimaste alla scuola italiana, insieme alla matematica: la versione senza commento e senza domandine di comprensione e contestualizzazione doveva essere una sorta di “radiografia” delle competenze linguistiche e capacità di “problem solving” di un maturando. Qui ci si schierava e si dibatteva. Ma i tempi sono cambiati e ora bisogna contrattare tutto, nell’ottica del contratto di governo.

Il ministro Bussetti, dopo ripetute sollecitazioni provenienti dal mondo della scuola, è finalmente uscito allo scoperto. Proponendo uno scritto cosiddetto misto: sia greco che latino. Secondo le anticipazioni di Repubblica, “la prova sarà articolata in due parti. Su richiesta di diversi studiosi, che ritenevano la sola versione superata, ci sarà sì una versione, ma anche un testo in prosa corredato da informazioni sintetiche sull’opera, preceduta e seguita da parti tradotte per far conoscere il contesto del brano estrapolato e offerto agli studenti. Un contesto già tradotto, ecco, e un brano scelto da tradurre. Tutto nuovo. Seguiranno tre domande relative alla comprensione e all’interpretazione del brano stesso e alla sua collocazione storico-culturale”.

Perciò, nel clima di pacificazione nazionale, non si vuole scontentare nessuno e regna la confusione sovrana: traduci quel che contestualizzi e contestualizza quel che traduci; devi essere utraque lingua cioè conoscere greco e latino. Si sostituisce la semplicità con la complessità: sai tradurre? Sì e no. Sai contestualizzare, parafrasare, comprendere… aumenta dunque il carico di lavoro per i maturandi, mentre tempo prezioso allo studio è stato sottratto (nei licei) con il tempo dedicato ai progetti e all’alternanza scuola-lavoro.

Non ci resta altro che attendere e vedere i risultati e gli effetti di questa nuova tipologia di prova, per poter dare un giudizio disincantato.

Tale rinnovamento della seconda prova al classico pare la manovra finanziaria: alla fine si tratta di dare un contentino a ognuno. Alla prossima riforma…

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