SCUOLA/ Due licei e una rivoluzione della didattica aperta a tutte le ragioni

- int. Nicola Terenzi

I Licei Scientifico e Linguistico “Candia”, fondati a Seregno nel 1985, rinnovano l’offerta formativa con un aggiornamento della didattica e un adeguamento di metodo

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Il Liceo Linguistico “Candia” viene fondato nel 1985 a Seregno per proseguire il percorso educativo dell’Istituto Candia che all’oggi comprende nido, scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado. Dall’anno scolastico 2016/17 l’Istituto prosegue l’ampliamento dell’offerta accogliendo nella sua struttura il Liceo Scientifico “Frassati”. Dopo oltre trent’anni di presenza sul territorio, i Licei Candia rinnovano la loro offerta formativa proponendo un aggiornamento degli strumenti didattici, delle aule e dell’approccio alle materie dell’indirizzo linguistico e scientifico. Ne abbiamo parlato con Nicola Terenzi, dirigente scolastico del Liceo Linguistico “Candia” e del Liceo Scientifico “Frassati”. 

Prof. Terenzi, quali sono le premesse metodologiche e culturali da cui ha avuto origine questo progetto di innovazione didattica?

Guardi, viviamo in un tempo in cui ogni ambito della quotidianità viene travolto, innovato, rivoluzionato dalla tecnologia. Basta guardarsi intorno… Crediamo che la scuola debba cogliere l’appassionante sfida del cambiamento per tentare uno scatto in avanti e mettersi in pari. Non si tratta di progettare la scuola del futuro, ma quella di oggi.

Molte scuole hanno già introdotto nella didattica le tecnologie digitali come i tablet per gli studenti e le Lim per gli insegnanti. In generale, un po’ tutta l’organizzazione della vita scolastica ha iniziato, anche se faticosamente, ad adeguarsi alle innovazioni; registro elettronico, comunicazioni online con le famiglie in tempo reale eccetera. Cosa c’è di diverso nel vostro progetto?

E’ vero, non siamo certamente i primi, come è vero che la scuola in generale sta piano piano cercando di tenere il passo della innovazione tecnologica che “galoppa”. A nostro parere però non è sufficiente inserire i tablet o i notebook in classe, perché la vera sfida è piuttosto quella di innovare la didattica da dentro il sistema scolastico italiano, senza fermarsi ad un puro adattamento superficiale o strutturale.

In che senso?

Siamo convinti che adeguare un sistema secolare come il nostro alla contemporaneità è da una parte un’avventura entusiasmante ma, allo stesso tempo, molto delicata, poiché carica di domande e di incognite. Per esempio, un ragazzo che si iscrive oggi alle superiori si affaccerà al mondo del lavoro fra dieci anni, una volta conseguita la laurea: quanto può cambiare il mondo nei prossimi dieci anni? Com’è possibile prevedere quali strumenti serviranno ai nostri figli una volta adulti?

Quindi?

Sappiamo che il mondo universitario, recentemente riformato, e quello lavorativo dell’industria 4.0 hanno un elemento in comune: la cura delle competenze. Le competenze cognitive, non cognitive, relazionali, digitali, devono costituire un solido baricentro per il lifelong learning, l’apprendimento continuo, quello che anche don Milani chiamava “imparare ad imparare”. Pensiamo che sia questo l’elemento che può consentire a uno studente di non trovarsi mai disorientato, qualunque sia la direzione che il mondo prenderà in futuro.

Insomma, mi pare di capire che il punto non sia semplicemente l’introduzione di nuovi strumenti ma una diversa concezione della didattica, per evitare di “mettere il vino nuovo in otri vecchi”.

Esatto. Infatti abbiamo deciso di affiancare alla proposta contenutistica dei nostri licei proprio un diverso approccio alla didattica, ricorrendo all’utilizzo oculato e intelligente delle nuove tecnologie, per favorire l’emergere e lo sviluppo di tutte le competenze. Tra l’altro, questo consente alla scuola di entrare nel merito, assieme alle famiglie, dell’educazione all’utilizzo dei device, dei software, delle applicazioni e del web. E ce n’è tanto bisogno.

Può darci, magari per sommi capi, qualche informazione più dettagliata su questo nuovo approccio alla didattica?

Certo. Direi che possiamo suddividere il nostro piano di innovazione in tre punti fondamentali. Il primo è “come facciamo lezione”. Siamo convinti che non esista altro modo per far emergere e accrescere le competenze di un ragazzo se non mettendolo all’opera e le metodologie attive — opportunamente rivedute secondo le nostre esigenze educative — rispondono bene a quest’intenzione. Per questo ne abbiamo selezionate sei, che sono state agganciate ai contenuti e ai macro obiettivi delle nostre discipline. In questo modo argomentazione, informatività, sintesi, analisi e uso adeguato del lessico nella narrazione vengono affrontati dai nostri studenti producendo, in modo collaborativo, contenuti originali da condividere.

Il secondo punto?

Il secondo è “con quali strumenti facciamo lezione”. Perché i nostri ragazzi diventino protagonisti della rivoluzione tecnologica e non semplici fruitori o addirittura vittime inconsapevoli, occorre che imparino davvero il funzionamento, i vantaggi e i rischi di ogni elemento che compone la loro vita digitale. Per far questo, abbiamo deciso di non creare corsi appositi, ma di usare attivamente le loro app e i loro device nei nostri programmi scolastici. Nel primo anno di corso gli studenti ricevono un MacBook Air (nel triennio un iPad), un visore VR e un kit Arduino, mentre la AppleTv collegata ad una smartTV da 65” garantisce la condivisione in tempo reale dei contenuti. 

Interessante e ardito. E il terzo?

Il terzo punto è “dove facciamo lezione”. Abbiamo rimesso a tema al concetto di aula scolastica, per farla diventare realmente uno spazio progettato secondo le nostre esigenze didattiche. I nostri docenti sono stati molto bravi e collaborativi, perché hanno messo a punto gli strumenti necessari per sviluppare il programma di ogni anno di corso, e in questo modo abbiamo ottenuto un ambiente di apprendimento polivalente.

Cioè, come è fatto?

Guardi, per  capire bene occorre venire a vedere… Comunque le posso dire che i banchi modulari — adatti alla lezione frontale e al cooperative learning — l’illuminazione led e il rinnovo delle parti strutturali, sono gli elementi principali della nostra innovazione degli spazi di lavoro.

Sembra molto interessante e avvincente, anche per gli studenti. Quindi avete avviato dei nuovi percorsi ad hoc?

Sì, dall’anno scolastico 2018/19 è cominciata per noi l’avventura dell’innovazione. Hanno preso avvio il nostro Liceo Scientifico Tech-based e il Liceo Linguistico per le Relazioni internazionali.

Me li può presentare brevemente?

Il  Liceo Scientifico Tech-based — anche se il nome farebbe pensare a una scuola solo per scienziati — in realtà propone una strada avvincente non solo per quelli che sono orientati a un percorso universitario di carattere scientifico, perché vuole insegnare a osservare la realtà senza pregiudizi e ad accogliere i dati che si manifestano, cercando i nessi che li collegano a tutto il resto. Questo procedimento richiede tutta la nostra immaginazione, fantasia, genialità e capacità di trovare analogie. In questo modo, attraverso lo studio di materie scientifiche e umanistiche, viene educata in maniera sinergica la totalità della nostra ragione.

Perché Tech-based?

Perché ci avvaliamo di tutti gli strumenti che pensiamo possano aiutarci a far emergere gli alunni nella ricchezza dei propri talenti: una didattica innovativa per stimolare tutte le risorse, lettura espressiva, teatro in inglese, stage all’estero, utilizzo sistematico di strumenti digitali e multimediali, progetti interdisciplinari, collaborazione con le facoltà scientifiche, personalizzazione del percorso di alternanza scuola-lavoro e una ricca offerta di laboratori pomeridiani in ambito scientifico. 

E invece il Liceo Linguistico per le Relazioni internazionali?

Sappiamo che lo studio delle lingue straniere ha un grande valore formativo: la riflessione sulla lingua educa all’astrazione e stimola al riconoscimento dei nessi logici, l’analisi comparativa delle funzioni linguistiche favorisce la presa di coscienza della propria lingua e la percezione della ricchezza dell’espressività umana. Inoltre, oggi più che mai lo studio delle lingue consente di accedere a numerose opportunità di studio e specializzazioni in tutti i campi.

Qualche cenno sul percorso?

Questo indirizzo mantiene la specificità e gli obiettivi di un linguistico tradizionale ma aggiunge una marcia in più, perché offre più ore di lingue e una preparazione volta all’uso concreto della lingua nella comunicazione. Discipline come latino, linguistica e comunicazione, economics, diritto ed economia hanno lo scopo di fortificare la conoscenza delle culture, degli assetti politici ed economici delle nazioni affrontate durante il percorso. E’ prevista anche una forte applicazione della metodologia Clil, che fin dalle prime classi aumenta l’esposizione degli studenti alle lingue straniere, arricchendone ulteriormente il lessico e la capacità argomentativa.

E le tecnologie didattiche?

Certo, anche qui abbiamo una didattica innovativa, l’utilizzo sistematico di strumenti digitali e multimediali, progetti interdisciplinari internazionali e corsi di lingua russa e araba. Vogliamo fortemente che crescano le risorse di ciascun alunno, perché ognuno emerga nella ricchezza dei propri talenti.

(Marco Lepore)

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