SCUOLA/ Quell’alternanza promossa dalle aziende purché sia di qualità

- Marco Biscella

A Milano, organizzato da Gi Group con Nestlé, Eni, Allianz ed Enel, convegno su uno dei temi “caldi” dell’agenda politica: come aiutare i giovani che si affacciano sul mondo del lavoro

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Altroché se lo è... (LaPresse)

L’alternanza scuola-lavoro e l’apprendistato? Promosse dalle aziende, purché siano di qualità. Possono essere, infatti, se approcciate nel modo giusto, esperienze “win-win-win”, perché aiutano i ragazzi, le scuole e le imprese. Un “lavoro a sei mani” che non va buttato, anzi va rilanciato con forza, puntando soprattutto sulla qualità e significatività dell’offerta, rendendola più coerente con i percorsi di studio.

Nel giorno inaugurale della Settimana europea della formazione professionale, Gi Group – in collaborazione con Nestlé, Eni, Allianz ed Enel – ha organizzato il convegno “A scuola di azienda in azienda. Quando l’orientamento fra scuola e impresa funziona”, un momento di confronto su uno dei temi più “caldi” dell’agenda politica: come creare le migliori prospettive per i giovani che si affacciano al mondo del lavoro, mettendo a confronto best practices sull’orientamento tra scuola e impresa.

In Italia, dove ogni anno 120mila posti restano vacanti per mancanza di candidati con le competenze necessarie e un giovane su tre nella fascia di età 15-24 anni è senza lavoro – l’alternanza scuola-lavoro, varata con la legge 107/2015, meglio conosciuta come “Buona Scuola”, e l’apprendistato sono due strumenti utili ad avvicinare i giovani al mercato del lavoro: secondo gli ultimi dati disponibili, l’apprendistato vale il 12,4% degli assunti di età compresa tra 15 e 29 anni, mentre l’alternanza scuola-lavoro coinvolge un milione e mezzo di studenti, con un trend in continua crescita, così come il numero delle strutture (+38%) che ospitano i giovani in alternanza. Ma l’alternanza, proprio con la legge di Bilancio che presto verrà discussa in Parlamento, sta vivendo importanti cambiamenti. E dal convegno di Gi Group, che ha dato voce ad aziende, istituzioni e ragazzi, è emerso un messaggio chiaro: alternanza e apprendistato, che “portano occhi nuovi in azienda”, sono esperienze da incoraggiare e diffondere.

Certo, alcuni casi negativi, portati all’attenzione dell’opinione pubblica, hanno fornito talvolta un’immagine negativa dell’alternanza scuola-lavoro, ma come ha mostrato una ricerca di Gi Group presentata all’inizio del convegno “la situazione del ‘capitale umano del futuro’, i giovani, richiede in modo urgente la necessità di sviluppare una più ampia ed efficace collaborazione fra scuola e impresa nel percorso di orientamento e di formazione dei ragazzi al fine di migliorare la loro employability”.

E fortunatamente le best practices a cui guardare non mancano. Giacomo Piantoni, direttore Risorse umane di Nestlé Italia, ha ricordato come, proprio grazie ai programmi di alternanza scuola-lavoro, oltre 1.500 studenti hanno avuto l’opportunità di un’esperienza formativa in uno dei dieci stabilimenti italiani o nella sede di Assago tra il 2014 e il 2018, attraverso percorsi concordati in stretta collaborazione con gli istituti tecnici e professionali. Cristina Cofacci, Relazioni industriali internazionali di Enel, ha raccontato il progetto Dualità scuola lavoro (premiato nel 2017 con l’Eafa Award come “migliore esperienza europea di apprendistato di qualità”), partito nel 2014 e che ha già coinvolto quasi 300 apprendisti, un’esperienza che Enel intende ora esportare anche in altri Paesi. Letizia Barbi, responsabile Risorse umane di Allianz Italia, ha illustrato in che modo il gruppo assicurativo-finanziario, ispirandosi al modello duale tedesco, ha realizzato un innovativo approccio di integrazione tra formazione e occupazione, che ha ottenuto la certificazione Dual Project dalla Camera di commercio Italo-Germanica, il massimo livello conseguibile fuori dalla Germania: grazie al progetto Dualità scuola-lavoro ogni anno vengono assunti in Allianz 30 giovani con contratto di apprendistato part time al 30%. Infine, Massimo Culcasi, Vice President Reperimento, selezione, rapporti con le università e le scuole Eni Corporate University, ha ricordato l’impegno di Eni sul fronte dell’alternanza e dell’apprendistato di primo livello, sulla scia della lunga tradizione di eccellenza della Scuola di studi superiori sugli idrocarburi, il primo corso post lauream in Italia, creato da Mattei nel 1957. Un sistema duale, quello di Eni, che può contare su oltre 250 convenzioni con scuole per l’alternanza e che ha ottenuto “ottimi riscontri”: il 92% degli studenti si ritiene “molto soddisfatto” della formazione ricevuta, tanto che – ha ricordato Culcasi –“uno studente di liceo classico, proprio grazie a questa esperienza, ha deciso di iscriversi a ingegneria chimica”.

Dopo la prima sessione dedicata alle esperienze delle imprese, il convegno di Gi Group ha proposto un momento più istituzionale, nel corso del quale sono intervenuti Brando Benifei, (europarlamentare della Commissione per l’occupazione e gli affari sociali), che ha rilanciato la questione della qualità, “intervenendo su durata e mansioni dell’alternanza per migliorare l’acquisizione delle competenze”; Brunella Reverberi, dirigente Unità organizzativa Sistema educativo e Diritto allo studio di Regione Lombardia, ha sottolineato l’impegno della Regione, anche sotto il profilo dei finanziamenti, per garantire un sistema duale efficiente; Andrea Marchetti (Associazione nazionale presidi) ha invece parlato in merito alla “complessità che alternanza e apprendistato hanno sui percorsi didattici”, chiedendo a “governo e Regioni la dovuta attenzione e l’aiuto economico necessario per contrastare il fenomeno dell’abbandono scolastico”; Paola Amodeo, dirigente Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi, ha illustrato l’impegno a favore della formazione delle Pmi per renderle più consapevoli sull’importanza dell’alternanza, tanto che “nel 2018 sono state già erogate più di mille ore di formazione” e sono stati introdotti dei voucher “per sostenere la formazione dei tutor aziendali e per remunerare i costi sostenuti dalle Pmi quando ospitano i ragazzi in alternanza”. A chiudere la seconda sessione, è intervenuta Carmela Palumbo, capo dipartimento per il Sistema educativo di istruzione e di formazione del Miur, che ha voluto sottolineare come “l’alternanza abbia un pre-requisito fondamentale per avere successo: una forte alleanza tra scuola e tessuto produttivo”.

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