SCUOLA/ “L’ultima ruota della campagna elettorale? Ce lo meritiamo”

C’è stata una presenza seria della scuola nel dibattito elettorale? Non doveva essere il primo dei problemi del paese? Forse abbiamo la classe dirigente che ci meritiamo. RICCARDO PRANDO

03.03.2018 - Riccardo Prando
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Scuola. Il ministero del'Istruzione (LaPresse)

La scuola e i suoi problemi: ve n’è stata traccia nel dibattito elettorale? Direi proprio di no. Eppure… “Qual è la priorità che questo Paese ha nei confronti degli insegnanti? Coinvolgere dal basso in ogni processo di riforma gli operatori della scuola. Recuperare quella fiducia, quella credibilità, quella dimensione per cui nelle scuole si può tornare a credere che l’educazione sia davvero il motore dello sviluppo. Da lì riparte un Paese”. Matteo Renzi, discorso al Senato del 24 febbraio 2016. Ve lo ricordate? Buona parte di quella richiesta del voto fiducia al suo governo era centrato sulla scuola. Quella che poi sarebbe diventata la cosiddetta “Buona Scuola”. Belle parole, buone intenzioni come da un aspirante presidente del Consiglio non si udivano da tanto, troppo tempo. Ma che non sono riuscite a fare molta strada.

Perché, nel frattempo, la scuola italiana è ulteriormente peggiorata: col decreto legislativo del 2017 che in pratica vieta le bocciature tanto alle elementari quanto alle medie (continuo a chiamarle così perché così le conosciamo tutti), con i Piani triennali che si arrampicano sui vetri per rendere operativa tale sciagurata decisione, con una burocratizzazione selvaggia che, rendendo sempre più difficile all’insegnante di pensare in maniera esclusiva a ciò per cui è assunto e stipendiato cioè appunto insegnare, nei fatti assicura a tutti il diploma. E consegna alle università come al mondo del lavoro fior di ignoranti. 

Detto questo, torniamo all’incipit: avete notizia di qualche candidato a Camera o Senato, di questo o quel partito, che nel proprio programma elettorale indichi l’educazione come argomento su cui si impegna a lavorare? Se l’avete, fatecelo sapere, ma in ogni caso si tratterà di una mosca bianca. Non solo la nostra struttura scolastica, le difficoltà d’insegnare in una società sempre meno attenta alla cultura come valore spirituale e non soltanto economico, la montante e devastante medicalizzazione delle scolaresche (leggi certificati medici rilasciati a go-go), le promozioni regalate e via discorrendo non interessa (fatte salve le solite eccezioni) a chi viene eletto (passata la festa, gabbato lo santo), ma neppure più a chi chiede di essere eletto. Cioè a chi chiede i nostri voti. Lo fa semmai in nome di un posto di lavoro sicuro, della riforma pensionistica, della sicurezza pubblica, di una sanità migliore… Non di una scuola che funzioni.

Diciamolo fuori dai denti: della scuola non frega niente a nessuno. Non ai politici, ma nemmeno alle famiglie (se promuovi bene, se bocci faccio ricorso al Tar) e neanche ai docenti, estratto sociale di un popolo che — la storia insegna — è spesso più vocato a difendere i propri interessi spiccioli che quelli generali. Dunque, abbiamo la classe dirigente che meritiamo? Ciascuno si dia, se vuole, una risposta. Forse, se non tutto è oro quello che luccica, nemmeno è tutto ferro. Forse. Ma almeno in campagna elettorale bisognava chiedere che l’educazione, un tempo definita “la vera emergenza del Bel Paese”, tornasse ad occupare il posto che merita. Il primo.

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