SCUOLA/ Il liceo classico si salva al ginnasio, ecco come

- Marco Ricucci

Chi salverà veramente il liceo classico? Possono farlo solo i docenti, appassionati e professionisti. Merita attenzione il metodo del prof. Giampiero Ruggiero. MARCO RICUCCI

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(LaPresse)

E’ di qualche tempo fa la notizia del “boom” di iscrizioni al liceo classico a Milano dopo anni di declino: si era registrato un dimezzamento tra il 2007 e 2014. Cosa è successo nel frattempo? Tante sono state le iniziative atte a salvaguardare l’istituzione del liceo classico, un fiore all’occhiello del sistema scolastico italiano rispetto al mondo intero. Certo, la cultura classica corre grossi rischi di auto-referenzialità e i licei classici che ne sono portavoce coram populo possono prendere dei granchi, come testimonia lo spiacevole episodio per cui alcune scuole pubbliche, nella fattispecie licei classici, hanno pubblicato sul proprio sito istituzionale autovalutazioni “classiste”: alcuni dirigenti sarebbero invogliati a “vendere” la propria scuola come priva di problemi, “senza disabili né stranieri”.

Ma chi salverà veramente il liceo classico? Possono farlo solo i docenti, appassionati e professionisti. Sono venuto, per esempio, a conoscenza del lavoro del prof. Giampiero Ruggiero, docente di greco e latino nel Liceo classico “Levi Montalcini” di Casarano, Lecce, grazie a un suo stimolante libro: Pagina nuova. Approcci e metodologie innovative nella didattica delle lingue classiche (Editrice Salentina, 2018). E’ la narrazione di una sperimentazione didattica che il docente sta portando avanti in una quarta ginnasio (primo anno) del liceo classico, previa “approvazione” del collegio docenti, dato il carattere realmente innovativo di quello che si potrebbe dire in nuce il “metodo Ruggiero”.

Alla luce dei più recenti studi di glottodidattica, tale metodo si prefigge come scopo non solo quello di agevolare l’approccio e l’apprendimento del latino e del greco con strategie più semplici, ma anche di potenziare le competenze linguistiche, in vista di future e possibili certificazioni. Ma quali sono i punti salienti del metodo? Vi è anzitutto un approccio comunicativo, cioè gli alunni imparano fin da subito ad ascoltare, comprendere e parlare in latino e greco, partendo da situazioni concrete o pratiche, attraverso l’utilizzo di tecniche di apprendimento ludiche, laboratoriali e “sinestetiche”, cioè afferenti a tutte le facoltà sensoriali della comunicazione. La grammatica viene snellita e presentata, in via induttiva, in modo puntuale ma semplice, spesso con supporti audio-visivi, prevalentemente pragmatica ed operativa e avente la funzione di guida nell’espletamento delle attività di lavoro. Il metodo Ruggiero è eclettico e attinge anche alla tradizione anglosassone per l’insegnamento delle lingue classiche, quando impiega tratti del “Metodo natura” applicato ai testi letterari adattati e originali, con studio e analisi guidata delle strutture grammaticali e linguistiche, oppure di alcune attività tipiche della “Flipped Grammar“. In occasione di una mia formazione sulla didattica del latino a studenti dislessici presso il suo liceo, ho avuto il piacere di assistere personalmente a una mattinata di lezioni presso il suo liceo, e mi ha convinto che è possibile “parlare” in latino o greco in modo strumentale per l’apprendimento e non per la mera comunicazione. Agli studenti piace, se poi il professore è pure “simpatico”…

Naturalmente la sperimentazione continua e sul campo si vedrà se il metodo Ruggiero (o come si vorrà chiamarlo) funziona o no. Certo, come il collega ci sono tanti docenti bravi e appassionati, che contribuiscono, ogni giorno, a portare avanti l’istruzione classica. Inventare e percorrere strade nuove appare un compito ormai indifferibile.

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