MATURITA’, SECONDA PROVA MISTA/ Latino e greco insieme, una svolta che aiuta gli studenti

Ieri il ministro Bussetti ha annunciato su Facebook le materie della seconda prova scritta della maturità 2019, la cui struttura da quest’anno cambia

19.01.2019 - Elisabetta Cassani
Esame di maturità (LaPresse)

Dopo molte voci di corridoio, a seguito della circolare ministeriale del 4 ottobre 2018 che preannunciava l’introduzione di novità, il 26 novembre è stata resa pubblica la procedura dello svolgimento dell’esame di Stato e, attesissime dagli studenti, il 18 gennaio sono state indicate le materie oggetto della seconda prova nei vari indirizzi di studi. La seconda prova, come si sa, ha un’impostazione ben diversa rispetto a quella degli anni precedenti: in tutti gli ordini di scuole può riguardare (e quest’anno di fatto riguarderà) due materie di indirizzo e non più una sola. Per il liceo classico, dunque, latino e greco; più precisamente, i candidati di questo anno scolastico dovranno tradurre un testo dal latino in italiano e poi confrontarlo con un testo di un autore greco offerto però anche in traduzione italiana.

In che cosa consiste, dunque, la novità della seconda prova per il liceo classico? Le competenze traduttive rimangono, come aspetto ineliminabile di una verifica del percorso di cinque anni, ma la prova punta a verificare in modo più ampio la capacità di leggere un testo. Una trasposizione sintatticamente ineccepibile da una lingua (in questo caso il latino) all’altra (l’italiano) non è infatti sufficiente (sebbene resti comunque condizione necessaria) per poter dire di aver compreso un testo, come sappiamo bene avendo tutti fatto esperienza di situazioni in cui un testo pur espresso nella nostra lingua madre ci è risultato incomprensibile o è stato addirittura frainteso. Ecco che il testo da tradurre viene proposto al candidato in un con-testo, volto appunto a far comprendere se non in tutta la sua ampiezza almeno in modo meno incompleto il passo (del resto nessun traduttore professionista si accingerebbe mai a tradurre senza prima approfondire almeno per un minimo la vita dell’autore e il contesto in cui opera).

Le scelte lessicali, o del registro linguistico, operate dallo studente nella sua traduzione saranno facilitate proprio dal contesto, e nello stesso tempo è auspicabile che l’impegno di traduzione favorisca una più approfondita comprensione del passo, perché l’azione del tradurre costringe a un’attenzione al testo che ha come esito sempre una più profonda comprensione del significato. Il lavoro del candidato infatti non finisce qui: nelle sei ore a sua disposizione dovrà poi operare un confronto (guidato da opportuni spunti forniti dalla traccia stessa) con il secondo passo, in lingua greca e in traduzione, proposto dalla traccia ministeriale. I due testi, quello latino e quello greco, saranno, ovviamente, reciprocamente attinenti.

Il candidato potrà così mettere a frutto anche le sue conoscenze storico-letterarie, potrà cioè mostrare come la sua conoscenza della lingua antica non si è fermata a competenze tecniche ma è stata l’avvio di un rapporto con il mondo classico; la comprensione di un qualsiasi testo, come di una situazione o di un problema, dipende infatti sempre anche dalla ricchezza umana del soggetto.

Fin troppo facile, ovviamente, muovere critiche all’operato del ministero, non fosse altro per il “tempismo” delle operazioni. È vero, infatti, che con un qualche anticipo sono state annunciate le materie, per altro prevedibili; ma questa si direbbe una facilitazione minima a fronte del fatto che la normativa è stata presentata “in corso d’opera”, ovvero mentre si andava svolgendo lo stesso anno scolastico alla fine del quale la riforma viene finalmente applicata; con conseguenti inevitabili deroghe alla norma – per esempio rispetto a prove Invalsi e ad alternanza scuola-lavoro, conversione dei punteggi di credito ecc.

Certamente la novità può spaventare, soprattutto se richiede un approccio totalmente diverso rispetto alla prassi scolastica consueta, dove la verifica scritta (traduzione di un passo di cui lo studente potrebbe non sapere nemmeno l’autore, men che meno l’opera da cui è tratto!) è rigidamente separata dalla verifica “per l’orale”, l’ora “di versione” spesso sembra riguardare una materia totalmente altra rispetto a quella dell’ora “di letteratura”, e più in generale ogni disciplina sembra essere un mondo a sé stante.

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