Panino a scuola: decisione a Sezioni unite Cassazione/ Genitori contro Comuni e Miur

Saranno le sezioni unite della Cassazione a dover decidere sulla vicenda del panino a scuola nella battaglia legale tra genitori, Comuni e Miur

13.03.2019 - Silvana Palazzo
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Mensa scolastica (Foto: LaPresse)

Il panino preparato a casa si può portare a scuola? Dovrà deciderlo la Cassazione. La prima sezione civile ha disposto la trasmissione degli atti al primo presidente per l’assegnazione del caso alle Sezioni unite. Bisogna chiarire se i genitori degli alunni delle scuole elementari e medie possono scegliere per i propri figli tra la refezione scolastica e il pasto portato da casa o confezionato autonomamente e di consumarlo a scuola e comunque nell’orario destinato alla refezione scolastica. Sulla vicenda avevano presentato ricorso in Cassazione il Comune di Torino e il Miur. Lo scorso 20 febbraio, come riportato dal Corriere della Sera, il caso era stato discusso in una udienza a porte chiuse. Ma questa vicenda risale al novembre 2014, quando 38 genitori di alunni delle scuole comunali elementari e medie di Torino decisero di fare causa contro il Comune e il ministero dell’Istruzione per accertare il loro diritto di «scegliere per i propri figli tra la refezione scolastica e il pasto domestico» e, in particolare, di «consumarlo all’interno dei locali adibiti a mensa scolastica e nell’orario destinato alla refezione».

PANINO A SCUOLA: DECISIONE A SEZIONI UNITE CASSAZIONE

Il tribunale di Torino aveva respinto le loro istanze, ritenendo che non era «configurabile né un diritto alla prestazione del servizio mensa con modalità diverse da quelle previste dalla normativa vigente», o di un servizio alternativo interno alle scuole per coloro che vogliono consumare il pasto domestico, «né un diritto alla stessa istituzione del servizio mensa», perché le famiglie sono libere di scegliere il “tempo breve” o quello pieno/prolungato che prevedono il servizio mensa. Ma in appello il ricorso dei genitori fu parzialmente accolto. Nel 2016 è stato affermato il «diritto dei genitori di scegliere per i figli tra la refezione scolastica e il pasto domestico da consumare nelle singole scuole e nell’orario destinato alla refezione», senza specificare le modalità pratiche per dare concreta attuazione alla sentenza. Il Comune di Torino e il Miur hanno quindi impugnato la sentenza presentando ricorso in Cassazione. Con ordinanza dell’11 marzo i giudici di piazza Cavour sollecitano l’intervento delle sezioni unite affinché venga stabilito definitivamente il principio da seguire.



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