SCUOLA/ La grande assente e i politici che non ci sono più

“Onorevole, quale è il modello di scuola che vorreste sviluppare?” Chi nei talk show rivolgesse questa domanda resterebbe senza alcuna risposta

06.03.2019 - Francesco Moscone
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Scuola (LaPresse)

Caro direttore,
nei tempi dei Lumi e di Newton, Kant, il puntiglioso e abitudinario Professore di Koenigsberg, dopo un decennio di duri studi, mentre costruiva le basi della metafisica scriveva: “I pensieri senza contenuto sono vuoti, le intuizioni senza concetti sono cieche”. Con queste parole, il profondo autore della filosofia trascendentale ci indicava come solo un’alleanza dell’intelletto con la sensibilità ci  possa garantire la conoscenza. Quindi, per poter conoscere e affrontare al meglio le difficoltà e i fenomeni complessi che ci circondano, oltre a maturare esperienze formative, dobbiamo dotarci di una scuola che funzioni, dove  si insegni la logica, non semplicemente  le nozioni e una meccanica applicazione di formule. Va da se che chi nei piani alti ci rappresenta deve avere un’idea precisa di come dovrebbe essere questa scuola, sia nei programmi, sia nell’organizzazione e nella sostenibilità economica. 

Pertanto, la domanda con la quale ogni politico dovrebbe essere incalzato, perlomeno dentro lo steccato del servizio pubblico, è la seguente: “Onorevole, quale è il modello di scuola che vorreste sviluppare?” Il rischio, se il conduttore non è preparato, è quello di dover assistere a risposte vane, vuote, frutto di fantasticherie  ed escogitazioni che hanno come unico fine l’avanzamento nei sondaggi. D’altro canto, un giornalista ferrato sull’argomento o un professore specializzato nella materia, che interviene al vaneggiare dell’onorevole, citando fatti e fonti ufficiali, andrebbe quasi sicuramente incontro all’imbarazzante “Questo lo dice lei!” (l’ormai nota replica rivolta dal sottosegretario Laura Castelli a Pier Carlo Padoan a Porta a Porta) o al più recente  “Ma lei sta scherzando!” (così il ministro per il Sud Barbara Lezzi all’economista Carlo Cottarelli a DiMartedì).

Ci si può aspettare una discussione che abbia un minimo di buon senso sulle risorse economiche da impiegare nella scuola, se i leader del governo, prima che la manovra correttiva cominciasse a fare capolino nelle parole degli esponenti dell’esecutivo, hanno continuato a sostenere l’arrivo di una crescita della ricchezza senza precedenti, nonostante le smentite quotidiane che ci forniscono tutti gli indicatori economici? Il dibattito televisivo dovrebbe affrontare, con l’aiuto della scienza, questioni fondamentali e sacrosante come le disuguaglianze sostanziali nell’accesso al diritto allo studio, le opportunità nel mercato del lavoro, le scandalose diseguaglianze economiche. Anche qui i nostri leader (penso al ministro Salvini) sono occupati a vantarsi sui social media del numero di zattere di immigrati che non sono state fatte sbarcare sulle nostre coste, perché portatrici di malattie e criminalità (questa è la propaganda della Lega) invece di lavorare per una scuola che integri e non sia discriminante rispetto alla classe, alla razza, alla religione, e al genere. 

Insomma, vana sarebbe una discussione sulla scuola portata avanti da un politico bastian contrario (per usare un eufemismo), anche di fronte a fatti che lo smentiscono. Inoltre, trovo pericoloso avventurarsi in tali discussioni con improvvisati esperti di pedagogia o economia pubblica che hanno studiato nelle scuole dei blog. Sembrano lontani i tempi del politico-sofista quando gli esperti potevano duellare, a volte dimostrando grandi capacità dialettiche. 

Non sarò certo originale, ma visto che ci troviamo nel tempo degli uomini al potere senza competenze, è meglio ricordarlo: un ragazzo senza, con poca, o scarsa istruzione, sarà un individuo solo parzialmente capace di partecipare al dibattito politico della sua comunità, sarà più vulnerabile come imprenditore, manager e operaio verso i cambiamenti rapsodici indotti dal capitalismo globale. Scansare la questione scuola dal dibattito politico vuol dire vedere i nostri figli crescere in un contesto di crisi della ragione e nella dipendenza economica, ovvero sprofondare nel sonno dei sensi e dell’intelletto, sconfinando in nuove forme di scetticismo, con la sola preoccupazione di tirare a campare nell’assistenzialismo più triste, che passa dalla paghetta settimanale al reddito di cittadinanza a prescindere.

Se invece si vuole rimanere sulle tracce della buona scuola, la condizione sine qua non è che i politici non si dimostrino anti-scienza, anti-vax, anti-evidenze empiriche. Basterebbe in fondo un cambio di prospettiva, se volete l’abbandono della teoria poltrocentrica, che pone la sete di potere dei governanti e aspiranti tali al centro dell’universo. I tempi sono ormai maturi per una sorta di rivoluzione copernicana, dove al centro dei nostri interessi ci siano la formazione e l’istruzione dei ragazzi, compresi quelli della nave Diciotti. Questo è il momento di fare sentire la propria indignazione e agire contro quello che un grande visionario inglese nel “1984” chiamava il Ministero della Verità con il suo slogan: l’Ignoranza è Forza. Non abbiate paura, lo psico-reato (il semplice pensiero di andare contro l’autorità) non comporta la morte come per Giordano Bruno, al massimo una fronda di troller si schiereranno contro di voi, bullizzandovi fino all’indecente.

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