SCUOLA/ Esame di Stato, tutti gli sgambetti da evitare al colloquio (ma non solo)

- Nazaria Maria Persia

Bene la seconda prova del nuovo esame di Stato, come pure l’abolizione della terza prova. I punti critici dell’orale (2)

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(LaPresse)

Seconda e ultima parte dell’articolo uscito il 27 marzo.

Relativamente alla seconda prova, a carattere nazionale, bene aver proposto nella prova testi relativi a più materie caratterizzanti i vari indirizzi, che valorizzano meglio il percorso di studi e non permettono più agli studenti di trascurare lo studio della materia esclusa dalla prova come avveniva prima, da un certo momento dell’anno in poi.

Mi sembra significativo inoltre il fatto che nei percorsi dell’istruzione professionale, la seconda prova debba avere carattere pratico per accertare le competenze professionali acquisite dal candidato. Per questo una parte della prova è predisposta dalla commissione d’esame in coerenza con le specificità del Piano dell’offerta formativa dell’istituzione scolastica. Mi sembra che in questo modo ci si avvicini di più alla realtà di questi istituti e se ne recuperi la specificità laboratoriale, in parte perduta con l’ultima riforma, che aveva ampliato nel quadro normativo la presenza di materie teoriche a scapito delle attività laboratoriali con un minor numero di ore previste. 

Non si sente affatto la mancanza della terza prova, oggettivamente la più complessa per gli studenti, che comunque troppe volte non avevano la “sorpresa” delle discipline da affrontare per una serie di motivi: perché potevano tranquillamente dedurre la presenza di alcune materie dalla stessa normativa (pensiamo per esempio all’obbligatorietà dell’accertamento della lingua straniera) o perché i docenti interni continuavano a considerarsi docenti della classe e non commissari di esame e tendevano a proporre nelle riunioni preliminari le discipline che andavano incontro alla preparazione degli studenti.

Senz’altro una novità importante è la proposta e l’utilizzo di griglie nazionali per le prime due prove, che affrontano per la prima volta il problema di una omogeneità della valutazione su scala nazionale (non dimentichiamo il numero maggiore dei “cento al Sud”, minore al Nord). I descrittori degli indicatori delle prove riflettono quanto richiesto dagli studenti nelle varie prove. Tuttavia non si può dimenticare che la soggettività nella valutazione non è completamente possibile eliminarla: ogni docente ha un suo metro di valutazione, anche se la collegialità dei commissari deve portare ad una mediazione nel voto da assegnare.

Infine esaminiamo la prova orale. Bene l’eliminazione del percorso individuale detto anche “tesina”. Negli anni era diventato per molti studenti solo un copia-incolla da Internet, che aveva portato i commissari ad ascoltare argomenti ripetitivi e privi di significato personale. I pochi studenti che nella sessione di esame esponevano percorsi che brillavano di rara luce erano di solito quelli che per la loro preparazione raggiungevano valutazioni finali elevate. Sostituire la tesina con la presentazione dei percorsi effettuati durante l’alternanza scuola-lavoro permette di valorizzare e di constatare quanto gli studenti hanno costruttivamente appreso e rielaborato a livello culturale e professionale e di dare un senso a una modalità di apprendimento che non sempre nei licei è stata ben compresa e affrontata. 

Mi sembra più critica la novità dell’“educazione alla cittadinanza”, perché alle spalle non si ha una precisa programmazione dei contenuti. Quando le indicazioni ministeriali recitano che gli argomenti devono essere affrontati dai diversi docenti, spesso si rischia che gli argomenti non vengano affrontati da nessuno in modo serio e costruttivo, perché lo svolgimento del programma “normale” richiede tempi lunghi e non c’è tempo per altro. Far affrontare tematiche di cittadinanza ai docenti del potenziato? Sarebbe una soluzione ottima, perché darebbe maggiore dignità professionale a questi docenti; ma dove collocare nel quadro orario questa disciplina? Aumentando le ore di studio? Ciò dovrebbe portare ad un cambiamento del quadro orario, percorso che vedo molto difficile. 

E infine, il quesito da sorteggiare tra i tre proposti per dare l’avvio alla valutazione delle conoscenze delle discipline. Mi sembra che questa modalità dia maggiore serietà all’esame, costringa gli studenti ad una preparazione più puntuale e costruttiva, eviti ad alcuni docenti la tentazione di un “aiuto” che serva come alibi più al loro lavoro che all’esame dello studente.

(2 – fine)

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