Elezioni 2022, Renzi “domani decido con Calenda”/ Conte “Meloni prende ordini da Usa”

- Niccolò Magnani

La corsa alle Elezioni 2022: Renzi e Calenda verso lista unica nel Terzo Polo, domani l’incontro. Letta e Conte attaccano Giorgia Meloni: la replica di FdI

Calenda e Renzi
Carlo Calenda e Matteo Renzi (LaPresse, 2022)

ELEZIONI 2022, RENZI: “DOMANI DECIDIAMO CON CALENDA”. LITE LETTA-MELONI-CONTE

Domani in giornata Matteo Renzi e Carlo Calenda si incontreranno per definire l’accordo o meno in vista delle Elezioni 2022: la conferma l’ha data lo stesso leader di Italia Viva intervistato da Massimo Giannini per “La Stampa”. «Se si fa l’accordo bisogna capire qual è la prospettiva: le candidature e le liste sono le cose più facili. La domanda è vogliamo fare un polo del buon senso? Sono ottimista e prudente. Penso che domani dobbiamo vederci e decidiamo se sì o no», ha delineato Renzi sul portale online de “La Stampa”. Lo stesso ex Premier ha sottolineato in merito alla possibile formazione del Terzo Polo tra Italia Viva e Azione, che in primo luogo viene il progetto politico, solo poi la «generosità personale. Io i sondaggi non li ho mai guardati: un politico segue le idee non i sondaggi. Con Calenda bisogna fare un accordo molto serio. Con l’inflazione all’8% e la guerra, la prossima legislatura deve essere con persone che abbiano competenze e per questo serve un accordo serio».

Forte polemiche vince sul triplice asse Meloni-Letta-Conte con attacchi a due tempi contro la leader di FdI e tra i “frontrunner” più accreditati nel Centrodestra per ruolo di Premier qualora vincesse la coalizione: comincia il Segretario Pd spiegando come «Meloni sta cercando di cambiare immagine, di incipriarsi, ma mi sembra una posizione molto delicata, se i punti di riferimento sono Orban. Quell’intervista a Panorama – ha ribadito Letta – è un modo per rifarsi l’immagine, ma c’è differenza con il discorso in Spagna per la candidata di Vox, era un’altra storia. Suggerirei che non si faccia un discorso per il pubblico spagnolo e uno in Italia, ognuno di noi ha una faccia sola». La risposta diretta della presidente di FdI è netta e altrettanto dura: «Letta attacca Fratelli d’Italia sulla sua posizione in politica estera e dice che Giorgia Meloni sta cercando di incipriarsi. Caro Letta, al netto della misoginia che questa frase tradisce e dell’idea secondo la quale una donna dovrebbe essere attenta solo a trucchi e borsette, il vostro problema è che non ho bisogno di incipriarmi per essere credibile». Meloni aggiunge poi di non voler accettare lezioni da chi «si erge a paladino dell’atlantismo ma poi stringe patti con la sinistra radicale nostalgica dell’Urss. Noi non abbiamo bisogno della cipria mentre voi non riuscireste a coprire le vostre contraddizioni neanche con lo stucco». Attacchi alla Meloni arrivano però anche dal M5s di Giuseppe Conte, intervistato da Radio24: «Non prendo ordini da Washington, io sono leale con tutti i nostri alleati ma difendo i nostri interessi in modo vero. Non faccio come Meloni che va a Washington e si va a raccomandare per cercare di governare, e poi parla sempre di interesse nazionale».

TERZO POLO CON LISTA UNICA RENZI-CALENDA: L’ACCORDO È VICINO

«Con Renzi ci stiamo sentendo, stiamo discutendo. Ma, visto com’è andata con il Pd, finché non sono depositati i simboli non mi sbilancio»: questo è quanto Carlo Calenda aveva detto stamane nell’intervista a “La Stampa” a ormai sei settimane dalle Elezioni 2022. L’evoluzione della mattinata ha però ulteriormente avvicinato i due leader centristi, attaccati ancora una volta da Enrico Letta nella conferenza stampa di presentazione del patto “rinnovato” con Più Europa (dove è emersa la sorpresa della candidatura dell’economista Carlo Cottarelli tra le file di Bonino e Della Vedova). In tarda mattinata da Azione arriva però la conferma: «Un incontro con Matteo Renzi non è fissato, ci siamo visti in questi giorni e ci parliamo continuamente, ora stanno andando avanti gli staff a lavorare. Sulle questioni di fondo però l’accordo è raggiunto e ora si discute su altre cose rilevanti», fa sapere Carlo Calenda.

Si lavora ad una lista unica, spiega l’ex Ministro MISE anche per via delle problematiche sulle firme da presentare dopo la rottura del patto Azione-PiùEuropa che consentiva a Calenda di non dover raccogliere le firme necessarie per le liste elettorali: «Con Renzi stiamo lavorando su una lista unica con una chiara indicazione sulla leadership. Il nome non lo dico prima che sia chiuso l’accordo. Mara Carfagna? Avrebbe le capacità ma lo vedremo. Abbiamo raggiunto su questi punti l’accordo, ci sono tutte le premesse per chiudere ma il diavolo si sa si nasconde nei dettagli», sottolinea ancora Calenda indicando in Mario Draghi – proprio come aveva fatto Renzi annunciando il progetto del Terzo Polo – il nome per Palazzo Chigi in caso di vittoria. Casa M5s invece vede ormai la quasi certa corsa in solitaria: lo ha spiegato Giuseppe Conte a Radio24 stamane, «divorzio Pd? Andrà così perché hanno deciso così sin dall’inizio in modo del tutto irrazionale i vertici del Pd. Lo hanno fatto dando anche uno schiaffo agli elettori del Pd. Nel momento in cui abbiamo cercato di sollecitare il governo in carica, loro vanno con Fratoianni che ha votato 55 volte contro la fiducia al governo Draghi». Il Centrodestra ha invece ormai chiuso quasi tutti i 15 punti del programma per le Elezioni 2022 e sarà pronto per essere presentato forse la settimana prossima dopo Ferragosto (giorno in cui dovrebbero emergere anche le liste definitive dei candidati in Parlamento per la coalizione). Silvio Berlusconi ha infine sciolto le riserve, così come Giuseppe Conte: entrambi si candideranno, l’ex Cav al Senato e l’ex Premier in diversi collegi plurinominali.

PROVE DI DIALOGO RENZI-CALENDA, MA L’ACCORDO MANCA

«Per Azione non c’è il problema delle firme, c’è l’esenzione dovuta al fatto che sono europarlamentare, ho fatto fare anche dei pareri Pro veritate, siamo stati molto cauti su questo»: così Carlo Calenda nell’intervista a “La Stampa” in merito al nodo delle firme su cui potrebbe definirsi o meno l’accordo elettorale con Italia Viva (che potrebbe prestare il simbolo evitando l’obbligo delle firme per le Elezioni 2022). È poi lo stesso leader di Azione a confermare le interlocuzioni in corso con Renzi per formare il Terzo Polo, smentendo però l’imminenza dell’accordo: «Spero che nasca il terzo polo, ci sono le condizioni perché nasca. C’è una discussione con Italia Viva che dev’essere chiara, ora integrare due corpi. Non c’è un incontro oggi. L’accordo non c’è ancora».

Secondo quanto riportato dalle fonti di Italia Viva presso l’Adnkronos, trapela scetticismo circa l’accordo Renzi-Calenda in vista delle Elezioni 2022: «prosegue l’attività di Italia Viva in vista delle prossime elezioni. Le strade aperte per il partito di Renzi sono ancora due. La prima è quella di una corsa in solitaria con il nome Renzi sulla scheda e l’accordo con alcuni simboli tra cui la Lista civica nazionale di Federico Pizzarotti e la lista Moderati di Mimmo Portas». Continuano le fonti di Italia Viva, «la seconda strada è quella di un accordo con Azione per una lista unitaria. Questa mattina Renzi ha aperto all’alleanza con Calenda sul Messaggero e a La7, ma le reazioni di Azione sono state molto fredde». Mentre intanto nel M5s continua la faida interna dopo le dichiarazioni di Alessandro Di Battista contro Beppe Grillo e buona parte del Movimento: «Non ritengo ci siano le condizioni per una mia candidatura alle prossime elezioni politiche. Ho compreso che ci sono tante componenti dell’attuale M5s che non mi vogliono, da Grillo passando per Fico», con il Garante definito «padre padrone». In serata gli “sherpa” del Centrodestra hanno consegnato il programma ai leader: «Non sono previsti altri incontri e, prima della presentazione ufficiale, la bozza sarà consegnata ai leader dei partiti della coalizione per l’approvazione definitiva», riportano le fonti della coalizione.

IL TERZO POLO ALLE ELEZIONI 2022? RENZI-CALENDA, PROVE DI DIALOGO

Se si guardano i sondaggi, le Elezioni 2022 sembrano avere al momento un unico “padrone” che non è certo il Centrosinistra: con lo strappo di Carlo Calenda, la coalizione ex campo largo di Enrico Letta ottiene “solo” la presenza di Art-1, Impegno Civico, Verdi, Sinistra Italiana, Più Europa. Vuole dire fuori Renzi e fuori Azione, con il “rischio” Terzo Polo che da Pd e Centrodestra al momento viene visto come un problema limitato. In realtà il piano di Italia Viva è quello di rosicchiare voti tanto da una quanto dall’altra parte della barricata, con il sogno del 15% per poter proseguire dopo le elezioni ad una compagine “allargata” sul fronte pro-Draghi. «Non sono uno di quelli che fa la politica su Twitter e in televisione. Il Terzo polo è un’occasione straordinaria, se c’è il Terzo polo cambia il Paese e se c’è il Terzo polo Draghi può tornare a Palazzo Chigi. Se Calenda lo vuol fare noi ci siamo, in modo molto aperto e generoso; se Calenda per motivi suoi non lo vuol fare lo rispettiamo, però ormai il tempo stringe», lo ha detto stamane ad “Omnibus” su La7 il leader di Italia Viva, Matteo Renzi.

Secondo l’ex Premier, Letta ha affossato il progetto riformista: «poteva fare o l’agenda Draghi, e allora doveva andare da noi, ad Azione, fino al Pd, ma ha scelto di dire di no perché ce l’ha con me per vicende personali; oppure poteva fare una cosa diversa, che io non avrei condiviso, l’alleanza di tutti contro la destra e a quel punto doveva parlare con i Cinquestelle. Finisce come l’asino di Buridano, che non sapendo dove girarsi muore di fame. Il Pd ha scelto una strada di non scelta». La risposta da Azione non chiude la porta al Terzo Polo, anche se la distanza al momento resta importante: «Con Renzi ci incontreremo: un accordo tra di noi non è né scontato né banale. Con Renzi ci sono rapporti deteriorati nel tempo, ci unisce una consonanza programmatica e ci dividono alcune scelte. Non avrei mai fatto un accordo di governo con i 5 Stelle», ha detto Carlo Calenda oggi a “Morning News” su Canale 5, attaccando ancora il Partito Democratico considerato il vero responsabile della rottura, «Non ho tradito i patti con Letta: lui aveva paura che Fratoianni e Bonelli andassero con Conte a fare Melénchon con la pochette». Tornando sul fronte Renzi, l’ex Ministro MISE conclude «Il problema è se si trova una quadra sui temi. Penso che si possa fare, perché ci sono delle differenze ma non tantissime, e sulla modalità di condotta della campagna elettorale. Non vorrei una campagna elettorale che attacca ogni giorno il Pd e gli altri definendoli fascisti, perché non lo sono. Ci parleremo in questi giorni e cercheremo di offrire al’Italia qualcosa che sia serio e netto».

PD ATTACCA CALENDA E (CON BOCCIA) MANDA SEGNALI AL M5S. CENTRODESTRA VERSO IL PROGRAMMA

Intanto dal Pd la replica alle mire di Renzi e Calenda arriva da due esponenti di rilievo dell’ala più “vicina” al Movimento 5 Stelle e in generale alla sinistra dei Dem: all’ANSA il Ministro della Cultura Dario Franceschini attacca senza remore il leader di Azione, «Una delle regole più scontate, soprattutto quando si rompe di colpo un’alleanza, è cercare di seminare zizzania nel campo avverso. Ho il timore che a questo sia dedito Calenda che prima ha più volte sottolineato di avere telefonato a me e non a Letta e ora ammicca addirittura al fatto che io avrei ‘capito perfettamente’ le sue ragioni». Franceschini ha poi raccontato di aver sentito al telefono Calenda prima dello “strappo” e di non essere riuscito a convincerlo del contrario: «quando, nel corso di quella telefonata, ho cercato di parlarne, mi ha bloccato dicendo: non ho chiamato per discutere ma per comunicare una decisione già presa. Alla mia osservazione che doveva chiamare il segretario del partito e non me mi ha detto che mi pregava di comunicargli la decisione (cosa che ovviamente ho fatto nei secondi immediatamente successivi) e che non lo aveva chiamato direttamente perché ‘non aveva voglia di litigare con Enrico’».

Da Franceschini a Francesco Boccia, il piano del Centrosinistra a questo punto potrebbe davvero essere quello di riavere a bordo il M5s: se non in coalizione (Letta e Conte più volte in questi giorni lo hanno escluso), magari con un “patto” di sottobanco in modo da riunirsi dopo le Elezioni 2022. «Con il M5S siamo alleati in diverse città o regioni perché abbiamo costruito un lavoro in questi tre anni. Anche se non siamo insieme in coalizione, le elezioni politiche possono essere fatte su binari paralleli. L’avversario è la destra. Contro questa destra va fatta una battaglia da fronti diversi», è quanto spiegato dal responsabile Enti Locali del Pd, Francesco Boccia, nell’intervista al “Corriere della Sera”. Tornando a “bomba”, a riempire la campagna elettorale resta sempre il Centrosinistra, ma ad essere in pieno vantaggio secondo i sondaggi resta il campo opposto: nelle prossime ore i leader dovranno rivedersi per mettere a punto il programma, con i candidati che invece saranno noti verso Ferragosto (come confermato oggi da Matteo Salvini). Il leader della Lega ha poi confermato la seconda regola aurea del Centrodestra, ricordata ieri da Giorgia Meloni: «Se prende un voto in più Giorgia Meloni, il premier lo fa Giorgia Meloni. Se prende un voto in più Matteo Salvini, lo fa Matteo Salvini. Più chiaro, bello e lineare di così non si può», ha detto a margine della visita alla sede di Telefono Donna Onlus all’Ospedale Niguarda di Milano, «questa è la democrazia, dall’altra parte invece c’è il gratta e vinci tra Letta, Renzi, Calenda, Di Maio, Bonino, Speranza, Conte, Fratoianni e chi più ne ha più ne metta».





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