BALLOTTAGGI ELEZIONI 2011/ Affluenze in calo, Milano tiene, Trieste è l’eccezione

- La Redazione

L’affluenza ai ballottaggi delle elezioni amministrative 2011 si è confermata come di consueto in calo rispetto al primo turno. Eccezione per Milano, che conferma i dati di 15 giorni fa

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La stretta di mano tra Pisapia e la Moratti

Si era chiuso, il primo turno delle elezioni amministrative lo scorso 15 e 16 maggio, con il voto dell’80% degli aventi diritto. Ieri i dati delle 19 del Viminale davano l’affluenza in calo rispetto al I turno (31,13% degli aventi diritto contro il 37,22% del I turno) e la tendenza si è confermata anche alle 22 con un 43,51% contro un 49,67% del primo turno (per quanto riguarda le elezioni comunali). Le elezioni provinciali, allo stesso modo, vedono un calo, sempre alle 22, ancora più netto: 31,05% contro 42,74%. La media nazionale naturalmente non riflette sempre l’andamento nelle realtà locali, soprattutto dove la partita tra gli sfidanti riveste un’importanza politica decisiva per il governo. Come a Milano, dove a mezzogiorno di ieri il 12,16% di affluenza del I turno è stato superato, a metà giornata, da una percentuale di votanti pari al 14,72% degli aventi diritto. La percentuale dei votanti era quasi in parità in serata, alle 19 (39 contro 39,9%).

Nel capoluogo lombardo il sindaco uscente di centrodestra, Letizia Moratti (41,58% di consensi al I turno) sta cercando di rimontare i quasi 7 punti percentuali che la separano dal candidato del centrosinistra, Giuliano Pisapia (48,05%). A mettere la sigla definitiva su una campagna elettorale al calor bianco, e combattuta senza esclusione di colpi, sono arrivate le polemiche tra Moratti e Pisapia sul silenzio elettorale, che secondo Moratti sarebbe stato violato sabato da Pisapia quando quest’ultimo ha ricordato pubblicamente la figura del giornalista Walter Tobagi, ucciso il 28 maggio 1980 a Milano da un gruppo terrorista di estrema sinistra.

L’altra partita decisiva si gioca a Napoli, dove il candidato dell’Idv Luigi De Magistris, forte del 27,52% ottenuto al I turno, rincorre Gianni Lettieri, di centrodestra, premiato dal 38,52% degli elettori. Alle 19 di ieri l’affluenza a Napoli era in calo: aveva votato il 25,43% contro il 32,14 del I turno. Nella città partenopea le polemiche dell’ultima ora sono riconducibili alla campagna elettorale di De Magistris, che non ha perso occasione di marcare le differenze dal sindaco uscente, Rosa Russo Iervolino, e dal gruppo dirigente del Pd legato ad Antonio Bassolino. Una campagna tutta “contro”, dunque, col risultato che per la prima volta da diciotto anni il Pd a Napoli deve confidare in una vittoria non riconducibile al proprio simbolo.

Affluenza in calo – Alle 12 di ieri i dati del ministero dell’Interno davano l’affluenza in calo di mezzo punto percentuale in media, 12,37% contro il 12,85% del I turno. I dati del Viminale confermano il calo generale alla rilevazione delle 19: 31,13% degli aventi diritto contro il 37,22% del I turno.

Questi i dati in dettagli nei comuni capoluogo: a Cagliari ha votato il 29,41contro il 35,34 del I turno; a Cosenza il 26,66 contro il 38,02; a Crotone il 25,22 contro il 32,74; a Grosseto il 30,03 rispetto al 38,6; Iglesias 32,10 contro 39,33; Milano percentuale quasi in pari, 39,00 come il 39,90 del I turno; Napoli in calo, 25,43 contro 32,14; Novara 31,52 contro 38,70; Rimini 30,20 contro 34,36; Rovigo 29,97 contro 37,00; Varese 32,03 contro 38,83.

In vistoso calo l’affluenza alle 19 nei ballottaggi delle elezioni provinciali. A Macerata ha votato il 23,07 degli aventi diritto contro il 30,91 del I turno, a Mantova 22,93 contro 31,63, a Pavia 21,99 contro 31,87, Reggio Calabria 12,24 contro 27,75, Vercelli 24,48 contro 35,33. I dati sono quelli diffusi alle 19 dal ministero dell’Interno.

Il trend si conferma alle 22 con un calo generalizzato che tocca punte “drammatiche” nelle elezioni provinciali nel complesso e a Napoli (calo di oltre 6 punti percentuali). Milano si conferma sostanzialemnte stabile con una flessione di solo lo 0,5% circa. L’unica eccezione è la città di Trieste, dove i votanti sono passati dal 32,59% al 35,28%. 

La giornata – Come di consueto telecamere e cronisti hanno inseguito il voto dei big, soprattutto nelle città più importanti come Milano, dove il voto riveste un’importanza che va ben oltre il rinnovo dell’amministrazione comunale. La campagna elettorale, che si è conclusa ufficialmente venerdì, è di fatto “continuata” anche in questi giorni, sabato con lo screzio Moratti-Pisapia dopo che il candidato del centrosinistra ha ricordato con un discorso pubblico Walter Tobagi, e ieri alla conclusione del Giro d’Italia, quando il comico Massimo Boldi, sostenitore della Moratti, è stato fischiato quando ha lanciato un applauso per il sindaco uscente.

Giornata, quella di ieri, in famiglia per Letizia Moratti, che si è recata al seggio di Via della Spiga a Milano in compagnia del marito Marco, come il 15 giugno scorso. “Io non parlo – ha detto polemicamente ai cronisti la Moratti – sono in silenzio elettorale”. Il sindaco si riferiva al comunicato stampa rilasciato sabato da Giuliano Pisapia, che ha ricordato Walter Tobagi citando tra l’altro Leo Valiani: “L’Italia repubblicana” – si legge nel comunicato – “non ha fatto, sotto i colpi del terrorismo, la stessa fine dell’Italia liberale sotto i colpi dello squadrismo. Lo si deve anche ad uomini come Tobagi ed al loro sacrificio”. Una violazione del silenzio elettorale, ha protestato la Moratti, dicendo di averne informato il Prefetto di Milano e il Capo dello Stato. Pronta la replica di Pisapia, per bocca del portavoce Maurizio Baruffi, che ha rinfacciato alla Moratti di non conoscere le leggi che regolano il silenzio elettorale.

Giuliano Pisapia ha invece votato al seggio del liceo Berchet, in Via della Commenda, dove ha incontrato un gruppo di sostenitori, che l’hanno applaudito oltre all’anziana madre. Al termine del voto Pisapia ha ringraziato gli operatori dell’informazione “per il lavoro di questi mesi”, concedendosi alle foto.

Come si vota – Al ballottaggio si vota in modo diverso rispetto al I turno. Sono esclusi sia il voto disgiunto sia la preferenza; non si possono dunque votare le liste collegate. L’elettore vota apponendo una croce sul nome del candidato prescelto, sindaco o presidente della provincia. Si tratta naturalmente di due nomi, essendo il ballottaggio la sfida tra i due candidati che hanno avuto più voti al I turno.

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