ELEZIONI ARGENTINA/ La sconfitta in vista per il partito del “frigorifero pieno”

- Arturo Illia

L’Argentina torna al voto e chiunque vincerà dovrà affrontare una situazione non facile dal punto di vista economico e sociale

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Le elezioni presidenziali di oggi in Argentina si avviano a essere una lotta tra Mauricio Macri, l’attuale Presidente, e Alberto Fernandez del “Frente de todos” rappresentante del kirchnerismo che ha nella sua formula l’ex Presidente Cristina Kirchner candidata a vice. Se fino a pochi giorni fa l’altisonante vittoria del kirchnerismo nelle elezioni primarie aveva dato poche chances a Macri di poter continuare a governare il Paese, visti i 14 punti di differenza, nell’ultimo periodo si è assistito a fatti che potrebbero ribaltare il risultato o almeno portarlo verso un’altra tornata elettorale di ballottaggio tra Macri e Fernandez.

Se, come i lettori del Sussidiario sanno, circa 20 giorni fa si era prodotta una manifestazione autoconvocatasi nella Plaza de Mayo per supportare Macri, che ha raccolto circa 400.000 persone, sabato scorso non solo in tutta l’Argentina, ma pure all’estero, si è svolto un raduno organizzato dal fronte “Juntos por el cambio” di Macri che ha raccolto nella sola Buenos Aires oltre 700.000 persone nella avenida 9 de Julio. L’affluenza di quest’ultima, mai registrata da anni nel Paese, ha fatto sorgere in molti la speranza di un recupero dato che allo stesso tempo, specie durante l’ultimo dibattito elettorale di domenica, il candidato kirchnerista è uscito piuttosto male dallo stesso.

La cosa che colpisce è come, specie da parte del kirchnerismo, si continuano a ripetere in forma martellante i dati sull’attuale situazione economica e sociale del Paese che sono reali senza ombra di dubbio… ma i relatori dimenticano come siano perfettamente uguali a quelli del periodo in cui il potere lo gestivano loro.

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Di certo chiunque occuperà la poltrona della Casa Rosada vivrà anni difficili, perché nella situazione attuale (come nella precedente del 2015) l’uso della bacchetta magica per risolvere i problemi del Paese non produrrà nessun effetto di cambiamento, a meno che, con la solita tattica ormai sperimentata da decenni, il peronismo non saccheggi le casse dello Stato per continuare con la politica di sussidiare all’infinito le classi meno abbienti senza dare nessuna possibilità di poter cambiare la propria condizione sociale, ma mantenendola come scambio politico.

Anche perché con il Fmi nel mezzo l’unica forma di poter garantire questo risultato risiede nell’interrompere la creazione di infrastrutture necessarie allo sviluppo del Paese o di far pagare il conto a una classe media le cui proteste si sono poi materializzate nel voto delle primarie.

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Di certo chi crede ancora nel partito del “frigorifero pieno” potrebbe avere una cocente delusione, ma tanto l’Argentina ci ha abituati a questi rovesci, che poi si concludono con crisi economiche pazzesche delle quali però devono farsi carico, nella loro soluzione, i partiti non aderenti al peronismo per riparare l’eredità trasmessa. Per poi essere accusati di trame con gli Usa e l’imperialismo, dimenticandosi spesso che ormai esiste anche una Cina che domina nel mondo e conta più degli Usa… Già, ma lì fa affari il PC Cinese e allora non se ne parla.

Bisogna poi considerare che, ballottaggio in Bolivia docet, esiste sempre il pericolo di intrusioni a regola d’arte nei sistemi di computo dei voti. Non è una novità, visto che pure nelle primarie di agosto è successo un fatto che poi si è replicato in Bolivia: il sistema cade magari per una mezz’ora e quando riprende a funzionare si scopre che nel frattempo valanghe di voti sono stati caricati… a favore di un contendente.

C’è anche da aggiungere che in questi giorni è tornato a farsi vedere lo spettro di Cristina Kirchner. Alberto Fernandez, dopo aver gridato in tutte le lingue che lui con lei non aveva nulla a che fare politicamente, ha poi dichiarato che invece i due sono la stessa persona: e questo non gli ha certo giovato elettoralmente, dato che molti di quelli che l’avevano votato alle primarie hanno creduto nella favoletta iniziale. Così è appunto l’Argentina: un Paese dove si potrebbe stare da favola, ma che proprio per credere in essa da 70 anni non riesce a uscire da crisi altrettanto da favola, ripetendo gli stessissimi errori… proprio come nelle favole.

Vedremo dopo il voto se si sarà svegliata nella realtà, che è durissima ma che va affrontata seriamente per poter vivere una vita che non sarà da favola, ma almeno degna di questo nome.

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