Elezioni europee 2019, chi ha vinto?/ Europeisti e sovranisti, i seggi attribuiti

- Dario D'Angelo

Sovranisti o europeisti: chi ha vinto le Elezioni Europee? Vedendo quanti seggi ottengono i partiti la sfida sembra potersi dire vinta dai partiti europeisti

Il Parlamento Europeo
Il Parlamento Europeo (LaPresse, 2019)

La sfida tra europeisti e sovranisti nelle elezioni europee 2019 sembra potersi dire vinta dai primi. I dati forniti dal sito del Parlamento europeo, infatti, dicono che il Ppe, insieme al Pse e ad Alde otterrebbero una percentuale di voti superiore al 58%. A livello di seggi, i popolari ne avrebbero il numero maggiore, pari a 182, cui seguirebbero i 147 dei socialisti e i 109 dei liberaldemocratici. In questo modo, queste forze europeiste avrebbero 438 seggi su 751, cosa che permetterebbe loro di avere una tranquilla maggioranza. Considerando poi i Verdi, che non si possono considerare sovranisti, ci sarebbero altri 69 seggi su cui contare. I sovranisti del Gruppo Europa delle Nazioni e della Libertà otterrebbero 58 seggi, mentre il Gruppo Europa della Libertà e della Democrazia diretta 54. Il distacco quindi tra le due compagini sembra essere molto ampio. Certo è che aver ottenuto un’importante affermazione in due paesi come Francia e Italia non è certo un risultato da sottovalutare. (aggiornamento di Lorenzo Torrisi)

ELEZIONI EUROPEE 2019, I SEGGI A EUROPEISTI E SOVRANISTI

Uno dei temi principali di interesse delle elezioni europee 2019 riguarda la sfida tra i partiti cosiddetti sovranisti e quelli europeisti. Le proiezioni che il Parlamento europeo sta fornendo in queste ore, quando però ancora non ci sono tutti i risultati definitivi, mostrano che il Ppe, insieme al Pse e ai liberali di Alde avrebbero 422 seggi sui 751 complessivi. Di conseguenza, le forze sovraniste sarebbero una minoranza nel nuovo Parlamento europeo. Queste proiezioni mostrano anche che i partiti di centrodestra da soli arriverebbero a 344 seggi, non lontani dalla maggioranza, ma impossibilitati di fatto a poter esprimere il loro candidato alla Presidenza della Commissione europea senza l’appoggio di altre formazioni. Le proiezioni dicono anche che Kukiz’15, il partito con cui il Movimento 5 Stelle aveva stretto un’alleanza, non riuscirebbe a entrare nel Parlamento europeo: uno smacco per Luigi Di Maio, che tanto aveva criticato le alleanze strette dalla Lega in vista del voto. (aggiornamento di Lorenzo Torrisi)

ELEZIONI EUROPEE 2019, LA SFIDA EUROPEISTI-SOVRANISTI

Chi ha vinto le Elezioni Europee 2019? Gli euroscettici, i cosiddetti “sovranisti” che vogliono un ritorno degli Stati nazionali o gli europeisti, quelli convinti che l’Unione Europea è il più grande sogno della nostra epoca, l’unico scudo contro gli egoismi che portano alle guerre e l’unico strumento per contare qualcosa in un mondo in cui potenze come Usa, Cina e Russia rischiano di schiacciarci? E’ chiaro che non abbiamo la sfera di cristallo e siamo ancora in attesa dei dati definitivi sullo spoglio che arriveranno nelle prossime ore, ma secondo gli ultimi sondaggi pubblicati dall’Europarlamento ancora una volta l’ondata euroscettica dovrebbe essere respinta al mittente da milioni di elettori dell’Unione. Il partito con più seggi all’Europarlamento dovrebbe essere ancora una volta il PPE (Partito Popolare Europeo), la famiglia del centrodestra di cui fa parte in Italia il partito di Silvio Berlusconi, Forza Italia, e che vede tra le sue forze anche la CDU della Merkel. I Popolari dovrebbero riuscire a conquistare la maggioranza relativa con 180 seggi su 751. Seconda posizione, sempre secondo gli ultimi sondaggi, per i Socialdemocratici: il PSDE cui fa capo il Partito Democratico, per quanto in arretramento, dovrebbe portare a Bruxelles 186 deputati. La governance dell’Unione Europea, però, sembra destinata a cambiare: le due grandi famiglie dei partiti tradizionali non sono infatti autosufficienti.

ELEZIONI EUROPEE 2019, CHI HA VINTO? LA NUOVA GOVERNANCE EUROPEA

La novità rispetto alla Grande Coalizione che ha guidato l’Europa in questi anni, quella tra Popolari e Socialisti, dovrebbe essere rappresentata dall’ingresso dei Liberali. Il gruppo dell’ALDE che oggi fa riferimento a Guy Verhofstadt si scioglierà per dare vita ad un nuovo schieramento centrista che vedrà al suo interno anche gli eletti riconducibili al partito del presidente francese, Emmanuel Macron. L’inquilino dell’Eliseo sarà dunque l’ago della bilancia necessario a garantire la maggioranza agli europeisti. Il suo gruppo dovrebbe riuscire a portare in Parlamento 76 deputati, 8 in più degli attuali 68 dell’ALDE. C’è però un’altra ipotesi, attualmente minoritaria nel Partito Popolare Europeo e bocciata dalla Merkel, che prevede la possibilità di stringere un’alleanza non più con i socialisti europei ma con i cosiddetti sovranisti: vedi Salvini, Orban e altri. Uno scenario pronosticato ad esempio da Silvio Berlusconi ma che attualmente sembra essere minoritario nel PPE. A proposito dei gruppi euroscettici, secondo l’ultima rilevazione dell’Euro Parlamento, l’ENF che vede al suo interno Matteo Salvini e Marine Le Pen potrebbe giocarsi il primato di gruppo euroscettico più numeroso con l’ECR, che fa riferimento in particolare ai polacchi di Diritto e Giustizia. Il gruppo di cui fa parte la Lega dovrebbe fermarsi a 62 seggi, mentre l’ECR dovrebbe arrivare a 67 deputati eletti.

ELEZIONI EUROPEE 2019, SOVRANISTI vs EUROPEISTI: IL SISTEMA DELLO SPITZENKANDIDATEN

Se si sommano tutte le formazioni euroscettiche, i gruppi “alla Salvini” dovrebbero controllare nella migliore delle ipotesi circa il 25 del prossimo Parlamento Europeo. Dunque per tornare alla domanda iniziale: a vincere tra sovranisti e gli europeisti dovrebbero essere questi ultimi. Ma quale sarà la prossima guida politica dell’Unione Europea? Se il disegno di una maggioranza tra Popolari Europei, Socialisti e Liberali si concretizzerà come sembra (insieme dovrebbero arrivare al 56%) bisognerà poi capire chi prenderà il posto di Jean-Claude Juncker alla guida della Commissione Europea. Così come avvenuto nel 2014 è in vigore il sistema degli Spitzenkandidaten (dal tedesco, “candidati di punta”). Secondo questo meccanismo, la presidenza dell’esecutivo comunitario viene assegnata al candidato principale del partito politico europeo che ha ottenuto il maggior numero di seggi al Parlamento Ue: nel 2014 Juncker era lo Spitzenkandidat del Partito popolare europeo (Ppe). Quest’anno il candidato del PPE è Manfred Weber, per quanto Macron abbia lasciato intendere che il tedesco non sia per lui la migliore delle soluzioni e nelle retrovie appaia in avanzamento Michael Barnier, il commissario europeo francese per la Brexit. Poche possibilità per Frans Timmermans, l’olandese Spitzenkandidat del Partito Socialista Europeo.

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