ELEZIONI IN EMILIA-ROMAGNA/ Asili nido obbligatori, cosa nasconde l’idea di Bonaccini

- Romano Colozzi

I dati Istat sulla denatalità e la crisi della famiglia sono allarmanti. Ma sono proprio politiche come quelle di Bonaccini a produrli

Stefano Bonaccini
Stefano Bonaccini, presidente dell'Emilia-Romagna (LaPresse)

Caro direttore,
il 2019 si chiude con un saldo negativo superiore alle 200mila unità, nel rapporto fra nati e morti. L’Italia, che sta perdendo posizioni su posizioni in quasi tutti gli indicatori economici, ha invece conquistato il tristissimo primato, a livello mondiale, sulla denatalità.

Anche il Pd ed il governo Conte 2 hanno cercato di battere un colpo, per contrastare l’inverno demografico italiano: in quest’ottica vanno visti gli interventi per rendere meno oneroso il servizio di asilo nido e di scuola dell’infanzia, previsti nella finanziaria, recentemente approvata, ma anche nelle manovre di bilancio di numerose amministrazioni locali.

Queste azioni, normalmente, vengono rubricate sotto la denominazione di “interventi a favore delle famiglie”, ma è proprio così?

Come sempre, la sinistra è abilissima a giocare con le parole, per far apparire le cose diverse dalla realtà.

La sinistra ha profuso, da decenni, un impegno gigantesco per scardinare l’istituto famigliare, così come codificato dall’art. 29 della Costituzione: “società naturale fondata sul matrimonio”. Vedendo la famiglia come depositaria e conservatrice dei valori della tradizione (cristiana), nel suo progetto di conquista di una egemonia culturale, gramscianamente intesa, nella società, la sinistra ha portato avanti, a livello sociale, giuridico e scolastico politiche che indebolissero la struttura della famiglia, spesso vista con diffidenza.

Questo filone antifamiliare, entro cui si iscrivono, ad esempio, i gravi reati perpetrati da alcuni operatori sociali della Val d’Enza, continua a condizionare la visione della sinistra e del Pd in particolare: basti pensare alle fanatiche battaglie dell’onorevole Cirinnà, ma anche alle proposte di uno come Bonaccini, apparentemente meno estremista della collega parlamentare.

Il presidente uscente dell’Emilia-Romagna, infatti, fra le sue proposte avanzate nel corso della campagna elettorale che lo vede impegnato per la rielezione, ha inserito quella di rendere obbligatorio il servizio fornito dagli asili nido. Questa proposta la dice lunga sulla “cultura” che la sottende: la famiglia viene giudicata meno titolata dello Stato a garantire un’adeguata educazione ai figli: stiamo superando Sparta, la polis più statalista dell’antica Grecia, che espropriava le famiglie dei figli quando raggiungevano i 7 anni di età.

La direzione in cui andare sarebbe, piuttosto, quella di garantire un servizio di asili nido e scuole dell’infanzia gratuito per le famiglie che, per esigenze lavorative, ne hanno bisogno ed anche quella di sostenere economicamente le famiglie in cui la madre sceglie di lasciare il lavoro per un periodo, volendo accudire personalmente il figlio.

Il continuare a voler convincere che tutte le unioni, etero ed omosessuali, sono perfettamente equiparabili alla famiglia fondata sul matrimonio, formata da un padre e da una madre; la spinta a delegittimare il lavoro casalingo, anche se liberamente scelto, come umiliante o di ostacolo a una vera realizzazione della donna, nella sua giusta ambizione di un pieno riconoscimento sociale e professionale, la scarsità di autentiche politiche familiari, hanno creato le condizioni ottimali per rendere sempre più “eroica” e rara la scelta dei giovani di dar vita a rapporti coniugali stabili e di generare figli.

Adesso tutti cominciano ad accorgersi che l’aver minato alla radice il vincolo familiare stabile sta creando effetti terribili per lo sviluppo di tutta la società italiana. Non è però con qualche centinaia di euro elargite al di fuori di una organica politica famigliare che si potrà invertire la preoccupante tendenza in atto.

Bisogna partire innanzitutto da un vero cambio di mentalità, da cui far scaturire una politica che metta la famiglia – quella dell’art. 29 Cost. – nuovamente al centro.

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