Elezioni Israele, risultati e seggi Knesset/ Netanyahu-Gantz-Lieberman: gli scenari

- Davide Giancristofaro Alberti

Elezioni Israele: risultati e seggi Knesset: Gantz avanti di un seggio su Netanyahu. Stallo Governo: i possibili scenari, il “nodo” Lieberman

Elezioni in Israele
Elezioni Israele: Netanyahu, Lieberman, Gantz (LaPresse, 2019)

La Commissione Centrale Elettorale di Israele ha reso pubblici i risultati dopo il 91% degli scrutini post-Elezioni per il rinnovo della Knesset e del Governo israeliano: partito Blu Bianco di Benny Gantz riceve 32 seggi, Likud di Netanyahu 31, mentre al terzo posto di trova la lista Araba Unita (13 seggi). Al quarto posto con 9 seggi sia Beitenu che Shas, a seguire Unione della Torah (8), Yemina (7), laburisti-Gesher (6) e Campo democratico (5). Entro la giornata di domani la Commissione completerà i risultati a livello definito e solo allora si avrà l’esatta composizione della nuova Knesset, col prevedibile “stallo” che stiamo analizzando ormai da tutto il giorno convulso di dati elettorali in divenire. Nessuno ha la maggioranza anche se Gantz ha un leggerissimo vantaggio sul Likud che potrebbe far pendere su di lui la responsabilità di “dettare la linea” per eventuali alleanze future. Secondo il collega esperto di Israele e Medio Oriente per il Foglio, Giulio Meotti, «Si parla anche di un governo di unità nazionale, con Gantz e Netanyahu ma senza Lieberman, oppure di un Governo, anche un pizzico irrealistico, guidato da Gantz che allarga al partito degli arabi che hanno fatto registrare un successo clamoroso. Quindi è ancora tutto fluido per poter capire cosa accadrà. Molto probabile è che il Presidente Reuven Rivlin conferisca l’incarico a Gantz perché difficilmente per la seconda volta lo darà a Netanyahu». Ma come mai il mezzo flop per il Premier? Sempre Meotti ritiene che né Trump né l’Iran abbiano giocato ruolo “decisivo”, bensì «premier più longevo nella storia di Israele, anche più di Ben Gurion che è il fondatore del Paese. Si tratta di una personalità mercuriale enorme, che attrae amore e odio. Credo fosse fisiologico il reflusso in questo caso, considerando che siamo reduci da due tornate elettorali che Netanyahu aveva personalizzato moltissimo». (agg. di Niccolò Magnani)

NETANYAHU “SENZA DI ME, GOVERNO ISRAELE CON ARABI”

«Ci sono solo due possibilità: o un governo guidato da me, oppure un governo pericoloso per il Paese che si appoggi sui partiti arabi anti-sionisti. Faremo il possibile per impedire che sia varato un governo così pericoloso», ha detto il premier uscente Benyamin Netanyahu in una riunione oggi pomeriggio del Likud dopo i risultati delle Elezioni che cristallizzano lo stallo totale nella politica d’Israele, con Lieberman sempre più ago della bilancia. Come già confermato, il Blu e Bianco di Gantz non va oltre i 56 seggi complessivi, non bastevoli per la maggioranza di centrosinistra; idem fa Bibi che con 55 seggi non può impostare un Governo di Centrodestra. In mezzo i 9 seggi di Lieberman e i 13 degli arabi uniti risulteranno le vere carte “sorpresa” per i prossimi giorni in modo da capire chi e come potrà arrivare a formare il Governo israeliano. «Vista l’attuale situazione politica, non parteciperò all’Assemblea generale dell’Onu» ha fatto sapere il primo ministro del Likud, rinunciando all’evento dove avrebbe dovuto incontrare l’alleato Usa Donald Trump. Le tensioni e lo stallo politico a Gerusalemme oggi è troppo alto per poter partecipare ad altri appuntamenti fuori Israele.

ELEZIONI ISRAELE, LIEBERMAN DECISIVO

Prosegue lo spoglio dei voti in merito alle elezioni in Israele e al 90%, vicini ormai ai risultati finali, Benny Gantz supera con 32 seggi il Likud di Benyamin Netanyhu, fermo a 31. A renderlo noto, come riferisce Il Messaggero, la Commissione nazionale elettorale ai media. Quindi, la coalizione di destra si ritrova con un totale di 56 seggi contro i 55 della coalizione di centro sinistra. L’ago della bilancia resta con i suoi 9 seggi Lieberman. Lo spoglio prosegue in vista della pubblicazione dei risultati finali in giornata ma a quanto pare manca la maggioranza in quanto per formare un governo sono necessari almeno 61 seggi. Intanto l’ex primo ministro Ehud Barak ha chiesto a Gantz di Blu-Bianco di formare una coalizione di minoranza temporanea tra il suo partito, i Laburisti di Amir Peretz e Yisrael Beitenu di Avigdor Lieberman. Ad intervenire anche il leader della Lista Araba Unita Ayman Odeh alla Radio militare che ha spiegato, come riferisce l’Ansa: “E’ possibile che indicheremo al presidente Reuven Rivlin, Blu-Bianco di Benny Gantz” per la formazione della coalizione anche se “noi abbiamo condizioni chiare e su quelle decideremo. Vogliamo sostituire Netanyahu”. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

GRANDE COALIZIONE NETANYAHU-GANTZ-LIEBERMAN?

Una Grande Coalizione all’orizzonte al momento potrebbe essere l’unica alternativa per sbloccare il potenziale grande “stallo” che potrebbe confermarsi con i risultati definitivi delle Elezioni in Israele: il vero problema è che tanto Lieberman quanto soprattutto Benny Gantz hanno sostenuto in campagna elettorale che ogni cosa è possibile ma «mai al Governo con Bibi». Come insegna benissimo anche la politica italiana, tutto può succedere, ma è di certo complessa come situazione per “Blu e Bianco” che non ha la maggioranza necessaria per scaricare definitivamente il Likud e il premier Netanyahu fuori dai giochi (né viceversa, come invece sperava Bibi). L’ex ministro della Difesa Lieberman ha proposto con un’insolita modalità “conciliante” (per chi è definito il “cattivo” della politica israeliana, ndr) un pranzo “a tre” con Gantz e Bibi per provare a impostare quell’Unità Nazionale in grado di poter superare l’impasse creato dai risultati delle Elezioni. In attesa dei dati finali, al momento con il 60% dei risultati pervenuti si ha il Likud al 28,09% e la Blu-Bianco al 26,63%. Per formare un governo, occorre raccogliere alla Knesset almeno 61 seggi ma a Netanyahu ne servono almeno 5 per poter raggiungere quella cifra. (agg. di Niccolò Magnani)

BIBI FLOP, VERSO GRANDE COALIZIONE

“Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo”, così ha parlato Benny Gantz, ex capo di stato maggiore nonché leader del partito “Blu e Bianco”, mentre il premier uscente Netanyahu, non ha ammesso la sconfitta ma ha semplicemente spiegato di voler prima “aspettare i risultati definitivi”. Come ricorda Repubblica, il partito del presidente del consiglio, il Likud, ha ottenuto 32 seggi e con la sua coalizione dovrebbe arrivare a 55 “sedie”, sei in meno rispetto a quelle necessarie per governare. Netanyahu sperava forse di trionfare anche perché il prossimo mese rischia di andare a processo dopo le accuse di corruzione senza una legge di immunità. Chemi Shalev, editorialista di Haaretz, scriveva nella notte: “Forse, ma solo forse, l’era di Netanyahu è arrivata alla fine”. A questo punto si prospetta un governo nazionale di grande coalizione anche se non sarà semplice individuare il prossimo leader, vista la presenza di tre uomini forti come Gantz e Netanyahu, appunto, e dell’ex ministro della Difesa Avigdor Lieberman, che dovrebbe avere 8/9 seggi. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

ELEZIONI ISRAELE, RISULTATI: I PRIMI DATI

Prosegue lo scrutinio dei voti in Israele dopo le elezioni della giornata di ieri. Al momento in cui vi scriviamo lo spoglio è arrivato a circa il 30%, e in vantaggio, anche se di pochi punti, vi è il partito Likud del premier Benjamin Netanyahu (29.2% dei voti totali), con il Blu-Bianco di Benny Gantz che invece si trova al 24.4%. Questi sono i dati riportati da Repubblica citando la Commissione elettorale, e che di fatto invertono i risultati emersi dagli exit poll che vedevano appunto in vetta Gantz. In ogni caso sembra davvero complicato che uno dei due candidati premier riesca ad ottenere i 61 seggi necessari per governare, e di conseguenza saranno fondamentali gli 8/10 seggi del partito nazionalista laico Avigdor Lieberman. Ed è stato proprio quest’ultimo ad invitare gli altri due candidati a creare un governo di unità nazionale: “Abbiamo una sola opzione – le sue parole – un ampio governo di unità nazionale, liberale, che comprenda Yisrael Beiteinu, Likud e Blu e Bianco. I governi di unità nazionale – ha aggiunto – sono una misura di emergenza e sia dal punto di vista della sicurezza che di quello economico, questa lo è. Più di quanto possiamo immaginare”. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

ELEZIONI ISRAELE, VERSO I RISULTATI

Pesa una grande incognita sulle elezioni in Israele, a meno di un’ora dalla diffusione degli exit poll: quanto conteranno i partiti arabi? Come riportato da “Il Corriere della Sera”, i cittadini arabi israeliani costituiscono il 21 per cento della popolazione israeliana e hanno piena cittadinanza. In parlamento essi sono rappresentati da loro formazioni ma come in ogni elezione sono stati oggetto di attacchi veementi da parte del premier Netanyahu, al punto che Facebook ha deciso di sospendere l’account del leader del Likud per 24 ore dopo che quest’ultimo aveva rinnovato l’appello ad impedire la nascita di “un governo debole, laico, di sinistra pronto ad affidarsi agli arabi che vogliono distruggerci tutti, uomini, donne e bambini”. Parole ritenute violente e istiganti all’odio che hanno portato il team di Netanyahu a giustificarsi dicendo che il messaggio è stato mandato per errore da uno stagista. D’altronde “Bibi” sa che la partecipazione degli arabi israeliani influisce sulla distribuzione finale dei seggi e punta per questo sulla loro astensione. (agg. di Dario D’Angelo)

ELEZIONI ISRAELE, OSTACOLO LIEBERMAN PER NETANYAHU

Elezioni in Isreale che sembrano profilare un testa a testa, ma se anche il premier incaricato uscente, Netanyahu, dovesse riuscire a spuntarla su Gantz come successo in aprile, questo non sarebbe sinonimo per lui di governo certo. Qualche mese fa, infatti, “Bibi” aveva già ricevuto dal presidente Reuven Rivlin l’incarico di formare un esecutivo. Netanyahu, però, non era riuscito a mettere insieme una coalizione in grado di esprimere una maggioranza e 6 mesi più tardi questo scenario rischia di riproporsi. L’ostacolo principale per l’uomo che guida lo Stato Ebraico da ormai 10 anni risponde al nome di Avigdor Lieberman, leader del partito che fa messe di voti tra gli immigrati dall’ex Unione Sovietica. Il Likud, stando ai sondaggi, ha bisogno di Lieberman: l’ex ministro della Difesa di Bibi, però, ha giurato di non essere più disposto a lavorare con/per lui. Ma ad urne chiuse si riprenderà a trattare…(agg. di Dario D’Angelo)

ELEZIONI IN ISRAELE: SI VOTA

Giornata di elezioni oggi in Israele. Sono più di sei milioni le persone che in queste ore si recheranno alle urne per individuare chi sarà il loro prossimo leader. Una tornata che giunge a cinque mesi di distanza dal pareggio durante le politiche dello scorso aprile fra il partito del Likud del premier Benjamin Netanyahu, nonché i centristi del Blu-Bianco guidati da Benny Gantz. I seggi sono stati aperti alle ore 7:00 di stamane, quando in Italia erano le 6:00 di mattina, e si chiuderanno alle 22: 00 di questa sera (un’ora in meno nel Belpaese). Tre reti nazionali pubblicheranno i rispettivi exit poll al termine della tornata elettorale, mentre per i risultati definitivi bisognerà attendere la giornata di domani. In base ai dati emersi dagli ultimi sondaggi, sembra che i due partiti siano ancora decisamente affiancati, e nel contempo molto lontani dal raggiungere la maggioranza in parlamento, composta da 61 seggi.

ELEZIONI IN ISRAELE: SEGGI APERTI DALLE ORE 7:00

Sulla vicenda si è espresso Tamer Nafar, rapper arabo-israeliano leader dei Dam (molto conosciuto in casa ma anche in gran parte del mondo arabo), che ha chiamato a raccolta il popolo, dicendo loro di recarsi alle urne. Lo aveva già fatto la scorsa primavera “Non servirà a liberare la Palestina – cantava cinque mesi fa – ma se il nostro voto cancellerà Lieberman e manderà in prigione Netanyahu, allora siamo pronti”. Intervistato da Repubblica oggi ha spiegato: “Io voterò. E invito tutti a farlo. Capisco la rabbia ma la situazione in cui siamo è questa: abbiamo in mano uno strumento democratico in un Paese che, con noi, non è democratico. Dobbiamo usarlo”. Secondo Tamer, “nella vita reale i diritti dei cittadini arabi non sono gli stessi dei cittadini ebrei. Possiamo protestare boicottando Israele: ma io credo che il boicottaggio non sia lo strumento adatto ora. Meglio mandare gente in parlamento e farsi ascoltare”.

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