ELEZIONI IRAN: RAISI NUOVO PRESIDENTE/ Ha vinto l’uomo del regime col passato oscuro

- Dario D'Angelo

Elezioni Iran: Ebraim Raisi ha vinto ed è il nuovo presidente. Chi è l’ultraconservatore vicino alla Guida Suprema Ali Khamenei dal passato oscuro.

Raisi
Ebrahim Raisi, foto Lapresse

Elezioni Iran: Ebrahim Raisi è il nuovo presidente. L’ultraconservatore vicinissimo alla Guida Suprema, Ali Khamenei, ha vinto al primo turno sbaragliando una concorrenza già decimata ai nastri di partenza dalle esclusioni del Consiglio dei Guardiani, l’organo che in fase di selezione si era premurato di impedire la corsa a tutti i candidati riformisti e moderati in grado di contendere la vittoria a Raisi.

Il dato politico che emerge dalla vittoria del 61enne di Mashad, diventato nel 2019 capo della magistratura per espresso volere dell’ayatollah Khamenei, è però l’astensione record che ha caratterizzato l’elezione. Storicamente utilizzata come segno del buono stato di salute del regime, l’affluenza è precipitata sotto il 50%. I dati non ancora definitivi diramati dal ministero dell’Interno parlano del 48%: mai, dalla rivoluzione islamica del 1979 in avanti, la partecipazione alle urne degli iraniani era stata così bassa.

ELEZIONI IRAN, RAISI NUOVO PRESIDENTE

Raisi può comunque rivendicare di aver ottenuto una vittoria schiacciante, forte del 62% dei consensi scrutinati (lo spoglio è al 90%). Espressione di un’alleanza che tiene insieme il clero religioso e Pasdaran vicini ai grandi conglomerati de Paese, con i suoi 17 milioni di voti Raisi non ha avuto difficoltà a staccare i propri sfidanti: il secondo più votato, Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio degli esperti ed ex comandante del potente corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc), si è fermato all’11%; niente da fare anche per la speranza dei moderati, l’ex governatore della banca centrale Abdolnaser Hemmati, fermatosi all’8%.

Nel passato del neo-presidente c’è un’ombra pesante, soprattutto nell’ottica dei rapporti futuri con un Occidente che mostra di essere sempre più attento al rispetto dei diritti umani. Nel 1988, infatti, alla fine della guerra con l’Iraq, Raisi fece parte di una delle cosiddette “commissioni della morte” che decretarono l’esecuzione di massa di 2/3mila prigionieri politici e combattenti nemici. Nel 2019, gli Stati Uniti a guida Trump lo hanno messo sotto sanzioni citando il suo ruolo in un giro di vite mortale,un decennio prima, su alcuni manifestanti che denunciavano brogli elettorali. Non il migliore crocevia per dialogare con l’amministrazione americana di Joe Biden su un tema incandescente come l’accordo sul nucleare. A meno che il presidente Rouhani, in carica fino ad agosto, non riesca a siglare l’intesa prima di cedere il testimone.

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