ELEZIONI/ 2. Polverini: io, sindacalista di destra, sarò l’Obama del Lazio

- int. Renata Polverini

RENATA POLVERINI, candidata presidente alla Regione Lazio per il centrodestra spiega i principali punti del suo programma con cui sfida Emma Bonino in questa intervista a IlSussidiario.net  

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Renata Polverini in campagna elettorale

Il 28 e 29 marzo milioni di italiani andranno a votare per eleggere 13 presidenti di regione. IlSussidiario.net prosegue nel suo percorso tra i candidati. Oggi tocca alla sfida che si gioca nella Regione Lazio dove, dopo il “caos liste”, si fronteggiano Renata Polverini per il centrodestra ed Emma Bonino per il centrosinistra. La candidata del Pdl si confronta su sussidiarietà, federalismo, vita e famiglia.

Quale sarà il suo principale obiettivo se verrà eletta Presidente della Regione Lazio?

Recuperare il tempo perso negli ultimi cinque anni dal centrosinistra, che non è riuscito a intercettare le esigenze delle aziende e le aspettative dei cittadini. Dovremo realizzare le condizioni per garantire a tutti un’adeguata assistenza sanitaria e la promozione delle risorse e delle professionalità che vivono in questa regione; dovremo inoltre lavorare per realizzare soluzioni strutturali per lo smaltimento dei rifiuti. Avremo molto da fare, ma abbiamo competenze, capacità ed entusiasmo per risollevare la Regione Lazio e portarla ai primi posti in Europa per livelli di servizi e di assistenza e per prodotto interno lordo.

Qual è il suo giudizio sul governo del Lazio degli ultimi anni?

Occorre soprattutto che i cittadini recuperino fiducia nell’istituzione, considerato che sia per i noti fatti privati del presidente Marrazzo sia per i risultati scadenti conseguiti nella sanità, nei trasporti e nella tutela del lavoro la Regione Lazio non gode oggi di particolare considerazione tra i residenti.
Dovremo ripartire dall’esigenza di tagliare tutti i costi inutili, quelli che non hanno a che fare con la salute dei cittadini, che producono al Lazio in primato negativo di regione che da sola detiene il 60% di tutto il debito sanitario totale delle regioni; dagli indispensabili investimenti per migliorare la rete ferroviaria e acquistare nuovi treni, per offrire ogni giorno a centinaia di migliaia di pendolari un’alternativa valida al trasporto privato; dagli incentivi e dalle politiche di sostegno alle imprese per rilanciare l’occupazione e i consumi. Un programma sicuramente impegnativo, ma che ho l’ambizione di portare a termine nell’arco dei prossimi cinque anni.

Quali opportunità vede nel prossimo federalismo fiscale, che prevede il finanziamento dei costi standard e non più della spesa storica, assieme alla possibilità di manovrare i tributi regionali verso l’alto o il basso e prevedere nuove detrazioni regionali?

A prescindere dalla relativa autonomia tributaria che deriva dalla legge sul federalismo fiscale, ritengo che la sostituzione del criterio della spesa storica con quello dei costi e dei fabbisogni standard sia un passo avanti verso l’amministrazione efficiente e trasparente. In generale, poi, il federalismo fiscale si colloca nell’ottica della sussidiarietà verticale che, avvicinando l’amministrazione regionale ai cittadini, non può che migliorare l’offerta dei servizi sia in termini di qualità sia di costi a carico dei contribuenti.

Ritiene che sia possibile incrementare l’attuazione del principio di sussidiarietà orizzontale nella sua regione? Se si come? Quale ruolo può svolgere la sussidiarietà orizzontale e per quali obiettivi?

Il sostegno alle famiglie è al centro della nostra politica. Ne dobbiamo tutelare i soggetti più deboli: bambini, anziani e, naturalmente, le persone portatrici di handicap. Realizzeremo un piano di aiuti per le famiglie in difficoltà con servizi sociali diffusi sul territorio, per la piena riuscita del quale non potremo fare a meno della esperienza, della disponibilità e della passione del mondo del terzo settore. Allo stesso modo apriremo al mercato laddove la gestione pubblica si dimostrerà meno efficiente e meno conveniente per i cittadini.

Il recente trattato di Lisbona prevede un aumento del ruolo delle Regioni rispetto alla Ue. Come pensa di sfruttare questa opportunità?

Il trattato di Lisbona attribuisce una nuova centralità al ruolo delle regioni. Tra le novità più interessanti, ad esempio, troviamo: il rafforzamento del Comitato delle Regioni e il cosiddetto “processo di monitoraggio della sussidiarietà”, cioè la possibilità per i parlamenti nazionali di consultare le regioni prima di attivare il processo di segnalazione della mancata applicazione di tale principio. Mi auguro che non si tratti solo di “norme manifesto” e che, invece, il nuovo trattato sia in grado di attribuire relamente un nuovo ruolo alle regioni d’Europa.

Le politiche regionali possono incidere pesantemente su due temi importanti come vita e famiglia. Come pensa di operare in questi due ambiti?

  

Lo sviluppo dell’intera regione si fonda sul benessere delle sue famiglie. A loro dedicheremo il nostro impegno e le misure concrete che metteremo in atto. Vogliamo aiutare, anche da un punto di vista fiscale, le giovani coppie che desiderano mettere al mondo dei figli. Il sostegno alle famiglie è centrale nel nostro programma e comprende anche misure per offrire concrete opportunità di lavoro. Siamo pronti a realizzare un sistema integrato tra l’istruzione e i luoghi di lavoro, per creare un collegamento diretto tra chi realizza la formazione e chi può accogliere queste professionalità.

Il Card. Bagnasco, nella Prolusione al Consiglio Permanente della Cei ha riaffermato quei “valori non negoziabili” come la dignità della persona umana e l’indisponibilità della vita. Questi valori trovano spazio nel suo programma?

Io ho un profilo assolutamente chiaro: i miei valori di riferimento sono il rispetto della vita e il ruolo che voglio assegnare alla famiglia, anche attraverso una politica di intervento a quel nucleo che io ritengo fondante per la società. Per quanto riguarda il matrimonio, invece, ho sempre detto e ripeto che alla base di questa istituzione c’è la diversità dei sessi.

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