SONDAGGI/ Piepoli: il caos liste non sposta voti, finirà 7 a 6…

- int. Nicola Piepoli

La campagna elettorale è scossa dal terremoto politico che ha colpito Lazio e Lombardia. Ma secondo NICOLA PIEPOLI, il “pasticcio” delle liste non incide a livello nazionale, né sulle indicazioni di voto nei confronti del Pdl

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La campagna elettorale per le elezioni regionali di fine marzo è scossa dal terremoto politico che ha colpito Lazio e Lombardia. La situazione è in piena evoluzione anche se, ad oggi, il listino Formigoni è fuori dalla competizione perché non ha raggiunto il numero sufficiente di firme valide. Quello della Polverini è stato invece riammesso, anche se la Lista Pdl di Roma e Provincia, ad esso collegata, è fuori dai giochi.
Davanti a questo quadro è difficile fare previsioni anche se, come afferma Nicola Piepoli a ilsussidiario.net, il “pasticcio” delle liste non incide a livello nazionale. «La presenza o meno di candidati di questo peso nelle due regioni più importanti del Paese non favorisce l’astensione, né modifica le intenzioni di voto nelle rimanenti undici. I risultati sono rimasti gli stessi che avevamo prima che scoppiasse questa strana crisi».

Come si concluderà secondo lei il caso Formigoni e il caso Polverini?

Non mi sembra possibile che in Lombardia e nel Lazio si vada alle elezioni senza una delle due parti politiche. Per rispettare la democrazia l’unica soluzione ragionevole mi sembrerebbe il rinvio, una proroga sulla presentazione delle liste e il voto posticipato in queste due regioni. Le altre strade portano verso un caos che non conviene a nessuno, in primo luogo al Paese. Comunque, si tratta di una situazione patologica e come tale andrà risolta. Del resto io credo agli psicologi quando affermano che gli esseri viventi hanno una naturale tendenza verso la salute.

La contestazione delle firme da parte della Corte d’Appello di Milano e i ritardi di Roma nella consegna delle liste hanno provocato un danno d’immagine al Pdl?

No, non hanno inciso nemmeno di mezzo punto percentuale. Ciò che è successo è stato raccontato in dieci modi diversi, di conseguenza è come se non fosse stato spiegato. La realtà si è coperta di mistero. I fanatici del Pdl considereranno questa vicenda un “mistero sacro”, i detrattori un “mistero profano”. Per questo motivo non è cambiato nulla.

Si vocifera di un possibile sorpasso della Lega al nord nei confronti del Popolo della Libertà, che potrebbe verificarsi grazie all’immagine più compatta che il partito di Bossi riesce a dare…

Ad oggi non ci sono le condizioni perché questo avvenga. Le distanza è ancora rilevante e per annullarla occorrerebbero degli shock, degli avvenimenti davvero eclatanti.

Quali riflessioni si possono fare sulle intenzioni di voto in Lombardia e Lazio a questo punto?

La Lombardia è una delle regioni nelle quali il risultato non è in discussione. Se il listino di Formigoni verrà riammesso vincerà il centrodestra senza alcun dubbio, come accadrà in Veneto. Se l’esclusione verrà invece confermata non ci sarà competizione e vincerà Penati.
Nel Lazio la situazione è più complessa. La Polverini fino alla scadenza della presentazione delle liste era data vincente con un vantaggio di 4 punti. La mancata ammissione della Lista del Pdl a Roma e provincia genera una distorsione a vantaggio della sinistra difficilmente quantificabile, direi incommensurabile. Il vantaggio è andato però sicuramente perduto.

Quali sono le regioni che andranno sicuramente al centrosinistra?

Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Marche rimangono saldamente in mano all’opposizione.

Passiamo ai testa a testa più interessanti: cosa possiamo dire del Piemonte?

In Piemonte c’è una tendenza abbastanza consolidata, di 2 o 3 punti, che premia il candidato del centrosinistra Mercedes Bresso che compete con il leghista Roberto Cota. Lo stesso vale per la Basilicata e la Puglia. In questo caso a fare da ago della bilancia sarà l’Udc. Non più in senso positivo, come si ipotizzava un mese fa, all’interno dell’alleanza con Vendola nel cosiddetto “laboratorio politico” del nuovo centrosinistra. In senso negativo: andando da sola, infatti, toglierà voti decisivi allo schieramento di centrodestra.

In quali delle regioni in bilico sembra favorito il centrodestra?

In Campania, ad esempio. È una tendenza aleatoria, ma siamo vicini al concetto di vittoria del centrodestra. De Luca, candidato del centrosinistra, non sembra radicato in tutte le province, ma solo nella sua roccaforte, Salerno. Il centrodestra sembra poi favorito in Calabria. La Liguria, infine, è una regione dall’esito assolutamente incerto, nel quale il centrodestra sembra avere un piccolissimo vantaggio.

Facendo un rapido conto finirà 7 a 6 per il centrosinistra?

Esatto, anche se mancano ancora tre settimane di campagna elettorale e non sono poche. Considerando la situazione di partenza potremmo considerarla una vittoria tecnica del centrodestra. L’unica cosa certa è che nessuno ammetterà di aver perso.

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