SPILLO/ Quello strano terremoto fra i giornali del Veneto

- Gianni Credit

Scioperi a raffica e cambi al vertice: tutti i giornali veneti – sotto tre editori – sono attraversati da un’inquietudine a cavallo fra crisi di settore e malesseri locali. GIANNI CREDIT

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Francesco Gaetano Caltagirone, editore del Gazzettino (LaPresse)

Solo per un caso i lettori di Venezia, Padova, Treviso, Belluno non si sono ritrovati senza alcun quotidiano locale in edicola. Eppure tutto il Veneto orientale, da decenni, è servito da due editori in concorrenza. Il gruppo Caltagirone controlla da tempo l’ultracentenario Gazzettino, mentre il polo Espresso-Repubblica (ormai fuso con Stampa-Secolo XIX) è presente con Mattino di Padova, Tribuna di Treviso, Nuova Venezia e Corriere delle Alpi, nucleo originario della catena Finegil. I giornalisti di quest’ultima – per intero – sono scesi in sciopero disertando le edicole giovedì e ieri: ma per le quattro testate venete si è trattato del terzo e quarto giorno di astensione negli ultimi 11 giorni.

Se lo sciopero di fine agosto è stato legato al controverso utilizzo di una collaboratrice part-time per l’account Facebook dei giornali, l’agitazione di mercoledì e ieri ha sostenuto un duro “no” sindacale di gruppo alle vendita di due testate (il Centro di Pescara e la Città di Salerno) ad altrettanti pool di investitori locali.

La redazione del Gazzettino ha invece indetto uno sciopero nel fine settimana (oggi e domani) per presante protesta contro l’editore, che avrebbe disatteso impegni per il reintegro dei giornalisti pensionati.

In questi stessi giorni anche Athesis, il terzo polo di editoria giornalistica della regione, è stata alle cronache per la rimozione del direttore del Giornale di Vicenza, monopolista nella provincia berica e gemello dell’Arena di Verona. La proprietà di Athesis è complessa e fa capo – in parte a titolo personale, in parte a titolo associativo – agli industriali di Vicenza e Verona. La scarna comunicazione riguardante la conclusione del mandato di Ario Gervasutti (per ora sostituitoad interim da Marino Smiderle) non ha chiarito se alla base della decisione vi siano motivazioni aziendali o di linea editoriale.

Mettere i tre casi in uno stesso contenitore analitico è certamente arbitrario. Ma sarebbe un errore anche non notare che l’intera editoria giornalistica di una regione come il Veneto è scossa da onde sismiche contemporanee e intrecciate. Due situazioni fanno capo a poli nazionali: anche se le traiettorie di Espresso e Caltagirone appaiono divaricate. La prima è quella dell’unica grande concentrazione realizzata, la quale comincia a manifestare i suoi effetti industriali: nei quotidiani locali prima che nelle strutture delle due ammiraglie Repubblica e Stampa (la razionalizzazione della rete Finegil venga, a detta della capogruppo, è stata imposta dalla normativa antitrust nazionale).

I giornalisti del Gazzettino sono invece in sciopero contro l’editore romano del Messaggero e del Mattino: il quale nel disinteresse esibito per la testata del Nordest rivela i limiti di un medio gruppo interregionale a reggere la concorrenza nell’industria-media in crisi. Ma da questo limite si ritirarono già una decina d’anni fa gli imprenditori veneti (fra i quali i Benetton) che cedettero il Gazzettino a Caltagirone. 

Una ventina d’anni fa Finegil fu d’altronde sul punto di acquistare i due quotidiani Athesis: furono le due Popolari di Verona e Vicenza – d’accordo con le due associazioni industriali – a mantenere il controllo locale delle due testate del Veneto occidentale. La crisi alla direzione del Giornale di Vicenza matura all’indomani del crollo finale della Popolare di Vicenza: la fine traumatica di un’epoca per la città e per il pur forte establishment imprenditoriale locale, in parte coinvolto nel dissesto. Lo stesso Banco Popolare, a Verona, sta faticosamente cercando di aprirsi una exit oltre la crisi finanziaria con una fusione altrettanto epocale con la Popolare di Milano. Che vi siano o no legami diretti, il cambio di direzione al quotidiano vicentino è figlio di un terremoto che ha per ora lasciato voragini miliardarie nei risparmi di centinaia di migliaia di famiglie, molte imprenditoriali. Un terremoto che probabilmente tiene ancora in serbo molte scosse di assestamento: al di sotto della “sovrastruttura” dei giornali, negli equilibri economici e politici di un’area storicamente “laboratorio” di molti cambiamenti nel Paese.

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