ELEZIONI SICILIA 2022/ Tra paracadutati e liti, l’incognita del “voto di protesta”

- Manlio Viola

In Sicilia domenica si vota anche per la Regione. L’incognita maggiore riguarda il cosiddetto voto di protesta: Cateno De Luca lo ha rubato a M5s

ballottaggio savona
Elezioni (LaPresse)

Mancano ormai praticamente poche ore al voto per le politiche, e anche a quello per la Regione Sicilia. Dove rischia di infiammarsi la campagna elettorale fino ad ora molto sotto traccia. Le prime avvisaglie erano arrivate dai toni di uno scontro a distanza fra il leader di Italia viva Matteo Renzi e quello dei 5 Stelle Giuseppe Conte. Uno scontro che ha fatto temere per l’ordine pubblico, tanto che la sera di domenica, nel centro di Palermo, all’arrivo di Renzi sono comparsi in massa poliziotti e carabinieri.

La vicenda riguarda una frase di Conte che ha invitato Renzi a venire a sostenere in Sicilia che il reddito di cittadinanza va abolito, ma di farlo senza scorta. Parole interpretate da Renzi come una minaccia. I toni sono saliti e, temendo reazioni di qualche facinoroso, sono comparse le forze dell’ordine in massa. Ma la polemica era destinata a spegnersi da sola, visto che nulla è accaduto. Però è sintomatica della tensione che sale con l’avvicinarsi del voto. Una tensione che non riguarda soltanto una o due formazioni, ma che avvolge tutto il mondo dei 1027 candidati alla Regione siciliana e la platea dei candidati a Camera e Senato.

Sì, perché in Sicilia le due elezioni, quella per la Regione e quella per le politiche, sono legate a doppia mandata. C’è chi sostiene che le politiche traineranno le regionali e chi, invece, pensa l’esatto contrario.

Così il centrodestra fa gli scongiuri quando si parla di un possibile nuovo cappotto da 18 a 0 e difende la scelta dei paracadutati. Per la Regione l’ex presidente del senato Renato Schifani, candidato alla presidenza della Regione, dato per vincente, conta proprio sul trascinamento delle politiche per mettere all’angolo il “fenomeno” Cateno De Luca (Sud chiama Nord). L’ex sindaco di Messina di fatto ha ereditato i voti di protesta dai 5 Stelle col suo fare sopra le righe e si prepara ad un risultato che stravolgerà le previsioni.

Per parte loro i 5 Stelle contano sul “fortino” Sicilia e i bagni di folla di Giuseppe Conte danno loro fiducia. In tre giorni 7 città e sempre con le piazze piene, più di chiunque altro. Dopo il Reddito di cittadinanza parlano di reddito energetico e puntano su quella fascia di consenso, non potendo più contare sul voto di protesta che si è spostato in gran parte su De Luca. Ma proprio De Luca non conta solo su quello, ed ha raccolto anche pezzi di voto “strutturato” dopo la diaspora in casa Pd, soprattutto nel catanese.

Gli affondi di Renzi, poi, sembrano dimostrare che il terzo polo rischia di arretrare rispetto alle previsioni di un mese fa, ma il vero grande assente sembra il Pd. Caterina Chinnici è un candidato fin troppo “educato” per questa campagna elettorale e i suoi modi moderati rischiano di farla sparire dalla scena. Il fatto è che nei democratici, a fronte di un vicesegretario nazionale candidato in Sicilia, Peppe Provenzano, che sostiene che il partito non sia mai stato così unito, fa da contraltare uno dei “baroni” siciliani del partito: Antonello Cracolici. Il deputato regionale che ha detto “no grazie” alla candidatura al Senato, adesso, su Facebook, non le manda a dire: “Il mio impegno in questa campagna elettorale è rivolto anche a quello che succederà dal giorno dopo le elezioni: dal 26 settembre si apre una sfida, dobbiamo cambiare il nostro partito nelle fondamenta”. Parole che sanno di resa dei conti.

Ma a scaldare definitivamente gli animi ci ha pensato il comizio palermitano di Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia a Palermo ha portato in piazza oltre 2mila persone, ma sono arrivati anche un gruppo di contestatori. Bloccati dalla polizia, i contestatori hanno tentato di aggirare il blocco e raggiungere il palco dalle spalle. Ne è seguita una carica definita dalle forze dell’ordine di alleggerimento. I toni più duri sono quelli della Cgil, mentre dalla sinistra arrivano le bordate di +Europa che parla di prove di regime.

Dal palco, Giorgia Meloni bolla gli oppositori come urlatori: “C’è qualcuno che strilla, lasciatelo fare, tanto io grido più forte”. Ma la polemica non si ferma neanche il giorno dopo, con l’associazione Stampa parlamentare siciliana che attacca in difesa dei giornalisti di Repubblica, con la Cgil che rincara la dose e +Europa che parla di anticipo del clima che si respirerà col governo di centrodestra. Il voto ormai è sempre più vicino.

— — — —

Abbiamo bisogno del tuo contributo per continuare a fornirti una informazione di qualità e indipendente.S

SOSTIENICI. DONA ORA CLICCANDO QUI





© RIPRODUZIONE RISERVATA