ELEZIONI USA/ Le due leve con cui Trump può rimontare Biden

- Paolo Annoni

Si avvicinano le presidenziali Usa. Biden viene dato in vantaggio, ma i sondaggi potrebbero non cogliere le mosse che Trump sta compiendo

conferenza stampa donald trump coronavirus usa
Il presidente americano Donald Trump (LaPresse)

Tra poco meno di quattro settimane sapremo chi sarà il prossimo Presidente degli Stati Uniti. Trump è tuttora l’emblema del “populismo” e continua a disattendere le speranze europee su un ritorno alla “normalità” dei rapporti transatlantici e con la Cina. Secondo la narrazione prevalente, Biden avrebbe costruito un vantaggio incolmabile negli ultimi sei mesi e più precisamente da quando il Covid ha stravolto tutte le aspettative di inizio anno. Ricordiamo che a febbraio tutti i commentatori incorporavano sostanzialmente una vittoria schiacciante del Presidente uscente.

Fare previsioni politiche è un mestiere complicato e negli ultimi anni lo è stato particolarmente; ci sono però alcuni elementi che probabilmente non sono considerati abbastanza. Premettiamo che mancano ancora quattro settimane alle elezioni; un lasso di tempo non brevissimo soprattutto visto quello che è capitato nel 2020.

Trump ha due leve che nelle ultime settimane sta usando molto bene: la prima è la Fed e la seconda è il controllo della narrazione sugli stimoli da trilioni di dollari sull’economia americana. La Fed tiene perfettamente ancorato il mercato, evita non solo gli scivoloni, ma anche che il mercato vada in surriscaldamento troppo presto. Con il tweet di martedì sera con cui Trump sembra aver affossato le trattative per uno stimolo condiviso con i democratici, il Presidente si è riappropriato della narrazione sugli aiuti a famiglie e imprese e ha rimesso sui binari giusti il mercato. Sospettiamo che anche lo “spettacolo” sul tampone positivo, ospedalizzazione e rapidissima e completa guarigione sia funzionale a lanciare un messaggio allettante: “Con me non ci saranno lockdown ma convivenza non traumatica con il virus”. Un messaggio che potrebbe essere efficace su un’ampia fetta dell’elettorato.

Poi c’è una seconda questione e cioè quella dei sondaggi che indicano un vantaggio incolmabile di Biden. Negli ultimi anni i sondaggi non hanno dimostrato di saper leggere fino in fondo quello che succede: dalla Brexit, alle elezioni del 2016, dal referendum costituzionale italiano fino alla contendibilità della Toscana. Evidentemente c’è una difficoltà a piantare le antenne abbastanza a fondo per cogliere tutti i movimenti.

Trump, o Biden, non devono vincere il voto popolare. Trump deve vincere in un numero sufficientemente alto di Stati da garantirsi la maggioranza dei delegati. Questa è la legge elettorale e su questa legge elettorale e non altre si fa la campagna. È inutile lamentarsi della supposta inadeguatezza della legge elettorale ex-post; tutti sanno le regole e tutti dovrebbero impostare la campagna su queste regole. Hillary Clinton nel 2016 ha vinto il voto popolare e perso le elezioni. L’obiezione su una supposta ingiustizia è insuperabile: noi non volevamo vincere il voto popolare, ma le elezioni e quindi abbiamo fatto una campagna elettorale adeguata all’obiettivo. Date certe regole precostituite ne consegue una precisa campagna.

Recuperiamo qualche dato sotto la “superficie” dei sondaggi più immediati. La differenza tra democratici e repubblicani registrati per votare in Florida, Pennsylvania e North Carolina, tre Stati contesi per un totale di 64 delegati, in questo momento è migliore per i repubblicani di quanto non lo fosse nelle elezioni del 2016. I sondaggi in cui si chiede agli americani chi tra i due candidati saprà far meglio in economia danno in vantaggio Trump.

Significa che vincerà Trump? No. Significa che la partita è più complessa e meno semplice di quanto appaia dai sondaggi sul vantaggio di Biden nel voto popolare. A questo si aggiunge un altro elemento e cioè che Trump non è senza leve potendo contare, in queste settimane, sulla Fed e nei fatti potendo controllare la narrazione sugli stimoli all’economia. Non poco in una fase in cui milioni di americani sono preoccupati per il proprio posto di lavoro. Non abbiamo anche noi in Italia visto gli effetti di un congelamento dei licenziamenti che impedisce, tra le altre cose, di percepire la gravità della situazione e delle conseguenze economiche del lockdown e che è stato prorogato fino a includere le elezioni regionali?



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