Elisa Amato uccisa da ex Federico Zini/ Omicidio-suicidio: spara e si toglie la vita

- Emanuela Longo

Elisa Amato, giovane trentenne di Prato uccisa dall’ex Federico Zini a colpi di pistola: il 25enne si è poi tolto la vita con la stessa arma. Il caso ad Amore Criminale

Federico Zini e Elisa Amato
Federico Zini e Elisa Amato

E’ la storia di Elisa Amato, giovane trentenne di Prato, al centro della nuova puntata di “Amore Criminale”, in onda questa sera su Raitre in prima serata. E’ il 2015 quando Elisa, commessa con il sogno di diventare addestratrice di cani, dopo un lungo ed insistente corteggiamento da parte di Federico Zini, 25enne calciatore di Serie D, cede fidanzatosi con lui. Tra i due nasce un rapporto solo all’apparenza perfetto ma che ben presto inizia a far trapelare tutte le crepe esistenti. In Federico emerge una insana ossessione nei confronti della fidanzata che inizia a controllare in maniera sempre più insistente. Il giovane inizia a pretendere che lei se ne stia sempre in casa, non ama sapere che esce con le amiche ed inizia anche a controllare le sue attività social chiedendole attenzioni in maniera sempre più esclusiva e morbosa.

Il 2017 segna l’anno decisivo per la coppia: Elisa e Federico vanno a convivere ma questo porta la giovane trentenne, amante dello shopping e dei viaggi, ad isolarsi sempre di più. Colta da una scintilla di libertà, la donna inizia un lento allontanamento dalla promessa del calcio sebbene non sarà mai definitivo poiché lui riesce in qualche modo sempre a riportarla a sé. Il 25 maggio 2018, però, dopo una serata trascorsa con amici Elisa, di rientro a casa, incontrerò la morte per mano dell’uomo che diceva di amarla. E lo stesso si toglierà la vita con la medesima arma.

ELISA AMATO UCCISA DALL’EX, IL CALCIATORE FEDERICO ZINI

Come nel più drammatico e ripetitivo dei quadri, anche in quello con protagonista Elisa Amato, il suo ex Federico Zini non accettava che la loro storia potesse essere arrivata al capolinea. E così, in preda ad una vera e propria ossessione, il 25enne ha deciso di porre fine alla vita di entrambi. Alle 3 di notte lui l’ha attesa sotto casa, dove abitava con i genitori, armato di pistola calibro 9. Quindi una discussione, l’ennesima, ed infine il terribile omicidio. L’autopsia, come rivela La Nazione, chiarirà che prima di essere uccisa a colpi di pistola Elisa fu anche picchiata. Un particolare agghiacciante che aggiunge orrore all’orrore. I risultati sono giunti nove mesi dopo quella maledetta notte e proprio l’autopsia ha fatto chiarezza definitiva sulla fine drammatica di Elisa e di quel compagno geloso e ossessivo, che ha deciso di porre fine poi anche alla sua vita. L’omicidio della commessa si consumò sotto casa sua, a Galciana intorno alle 3 di notte, quando alcuni abitanti udirono distintamente tre colpi di pistola, gli stessi esplosi dal 25enne. Il primo la colpì all’avambraccio, destro, il secondo – quello mortale – le perforò un polmone sinistro ed il cuore, mentre il terzo raggiunse il fegato. Tanti i segni di violenza riscontrati anche sul viso della ragazza, tra cui due incisivi rotti.

OMICIDIO-SUICIDIO: LA SORELLA “LUI LA PEDINAVA”

Dopo il delitto Federico Zini avrebbe quindi spostato il corpo della vittima, fino a quel momento sul lato guidatore. Al momento del ritrovamento il corpo di Elisa Amato si trovava rannicchiato sotto il cruscotto dell’auto, forse nel tentativo del ragazzo di nasconderlo prima di mettersi a girovagare fino a raggiungere un parcheggio del campo sportivo di San Miniato dove si è suicidato sparandosi. Dopo l’omicidio-suicidio la sorella di Elena a SkyTg24 confermò l’ossessione di Zini: “La pedinava, tutte le volte che si allontanava da lui andava sempre nel luogo di lavoro, la aspettava alla stazione di Prato dove lei scendeva quando tornava da lavoro o sotto casa in piena notte. Una cosa che accadeva quasi quotidianamente”. Un’amica riferì che solo la sera prima di morire Elena si era convinta a denunciarlo: “Le ho proposto di andare dai carabinieri alla polizia per spaventarlo, per allontanarlo un po’. E lei mi ha risposto che effettivamente poteva fare così, denunciarlo, se avesse continuato”. Ma per lei fu troppo tardi. Nessuna denuncia ma solo due morti che ancora oggi fanno rumore e dolore.

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