Elisabetta Sgarbi/ “Sento ancora i fantasmi di mamma e papà, ho il terrore del tempo”

- Emanuela Longo

Elisabetta Sgarbi si racconta in una intervista al Corriere: tra ripartenza, ritorno nella casa di provincia e visione della cultura

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Elisabetta Sgarbi, Wikipedia

Elisabetta Sgarbi, in una intervista al Corriere della Sera ha parlato della ripartenza dopo oltre un anno e mezzo di pandemia e delle nuove consapevolezze che, dice, “sono il risultato di un anno e mezzo di sofferenze, che saranno fondamentali per il futuro”. A suo dire non ci saremmo mai realmente fermati poichè “la vita non si ferma. E non dobbiamo svalutare l’attività della conoscenza”. A proposito del Covid, durante la pandemia ed il relativo lockdown Elisabetta Sgarbi ha raccontato di essere tornata nella sua provincia: “È stato straniante tornare a vivere per un periodo così lungo nella casa dove sono cresciuta, dove sono stata bambina e ragazza, senza avere intorno i miei genitori”, ha commentato. Nonostante questo mamma e papà ha ammesso di aver continuato a vederli: “anche se non c’erano, nelle cose, nelle stanze, negli alberi. Fantasmi un po’ ovunque. Poi, nella casa di Ro, non ci sono semplici cose, ma opere d’arte collezionate da mio fratello e mia madre e ora nella Fondazione di famiglia: e le opere d’arte parlano, ti guardano, sono tutt’altro che neutrali”.

Parlando del tempo la sorella di Vittorio Sgarbi ha ammesso: “Io ho il terrore del tempo, nel senso che ho paura di perderlo, di mancarlo”. E non nega di aver sentito il peso della solitudine: “la pandemia mi ha costretto a una maggiore solitudine, a pensare di più a quello che andava fatto e che stavo facendo. Ho paradossalmente lavorato di più, ma in modo più ragionato”.

ELISABETTA SGARBI E LA SUA VISIONE DI CULTURA

Elisabetta Sgarbi si firma con lo pseudonimo di Betty Wrong, ovvero Elisabetta Sbagliata. In merito ha commentato: “C’è una inquietudine di fondo, che mi porta a seguire strade che mi si aprono, senza sapere dove vanno a finire. Ma inizio a percorrerle. Sono strade divergenti dalla rotta principale, ma poi si ritrovano i collegamenti, le convergenze. A volte le strade “sbagliate”, cioè diverse e nuove, si rivelano più ricche di opportunità delle strade maestre. E anche quando sembrano non portare da nessuna parte, in realtà hanno un significato”. Elisabetta non riesce affatto a vedere la cultura come qualcosa di separato dalle altre attività umane e produttive. “La cultura dovrebbe entrare dentro queste attività, creare consapevolezza e conoscenza del mondo e della storia”, dice. Oggi spera che la formazione dei ragazzi diventi una priorità per il legislatore, ammette di non sopportare più la politica spalmata in tv 7 giorni su 7 e sulla green generation dice: “Credo nel senso del prendersi cura delle cose, delle persone, della natura e anche delle parole. Il tema dell’ambiente va posto insieme al tema del paesaggio, come ha scritto recentemente il Presidente Mattarella ed è la battaglia storica di mio fratello Vittorio”.



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