Elisabetta Trenta/ “La Cina è una minaccia, Conte prenda le distanze da Grillo”

- Carmine Massimo Balsamo

L’ex M5s Elisabetta Trenta sul rapporto Grillo-Cina: “Beppe poteva risparmiarsi l’incontro con l’ambasciatore di Pechino”

Elisabetta Trenta
Elisabetta Trenta, ex ministro della Difesa (Lapresse)

Le rassicurazioni di Di Maio non bastano, anche Conte deve prendere le distanze da Beppe Grillo: così Elisabetta Trenta ai microfoni di Open. L’ex ministro della Difesa ha commentato il rapporto tra Movimento 5 Stelle e Cina, che ha acceso il dibattito politico dopo l’incontro tra il garante pentastellato e l’ambasciatore cinese, senza dimenticare l’articolo pro-Pechino pubblicato sul suo blog.

Elisabetta Trenta ha spiegato di ritenere la Cina una minaccia soprattutto dal punto di vista della cybersecurity: «I cinesi, da sempre, puntano a vincere le battaglie senza combatterle. Per loro è importante raggiungere un’egemonia economica utilizzando tutte le informazioni che possono avere su di noi. È un tema che riguarda tutte le aziende, pubbliche e private».

ELISABETTA TRENTA: “GRILLO SBAGLIA”

Elisabetta Trenta ha condiviso le preoccupazioni espresse nel vertice Nato di due giorni fa, sottolineando che Pechino non si attiene alle regole internazionali, sfruttando la cibernetica per portare avanti la disinformazione. E’ necessaria cautela, ha rimarcato l’ex esponente del Movimento 5 Stelle, che ha poi stroncato la decisione di Grillo di incontrare l’ambasciatore cinese nel giorno del G7 in Cornovaglia: «Mi piacerebbe pensare che, quello di Grillo, sia stato semplicemente un errore. Tendo però a credere che sia più un tentativo di tracciare le differenze con le altre forze politiche. Per fortuna Conte non ci è più andato, ma avrebbe dovuto giustificare meglio la scelta. Il fatto che sia andato solo Beppe mi fa pensare che sia una mossa indipendente e che non rappresenti l’intero partito. Certo, Beppe se lo poteva risparmiare. Almeno che non lo spieghi, perché la coincidenza è particolare. Se lui è stato disattento con la coincidenza di date, sicuramente non lo è stata l’ambasciata cinese: loro calcolano tutto».



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