Eliška Junková, la più veloce di sempre/ Il binomio perfetto con la Bugatti Type 35B

- Silvana Palazzo

La Bugatti Type 35B è stata l’auto guidata da Eliška Junková durante la Targa Florio del 1928, e con cui concluse al quinto posto

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Il doodle di Google per Eliska Junkova

Eliška Junková è ricordata in particolare per la sua impresa nella mitica Targa Florio, edizione 1928. Alla gara motoristica prese parte dopo aver acquistato una Bugatti più performante del modello già posseduto in precedenza, leggasi la Type 35B costruita nel 1927. Si tratta di una delle auto più note degli anni 20, sportiva che tra l’altro vinse la prima edizione del Gran Premio di Monaco. Si tratta di un’auto che è stata prodotta solamente in 45 esemplari fino al 1931, ed oltre aver vinto la Florio nel ’28 guidata da Albert Divo (non quella con a bordo Eliska Junkova che comunque si piazzò al quinto posto), nonché il Gp di Francia a Le Mans e di nuovo il Gran Premio del Principato nel 1930. Considerata la regina delle corse negli anni ’20, una decina di anni fa veniva battuta all’asta a cifre esorbitanti, anche superiori al milione di euro, mentre recentemente la sua quotazione è un po’ scesa in quanto i collezionisti di questi tipi di auto stanno lasciando spazio alle leve più giovani e maggiormente interessati a bolidi più recenti. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

ELIŠKA JUNKOVÁ, LA PILOTA PIÙ VELOCE AL MONDO: UNA VITA LEGATA AL MARCHIO BUGATTI

La vita di Eliška Junková è segnata profondamente da uno spartiacque, precisamente, dal Gran Premio della Germania del 1928, quando il marito morì durante un incidente presso il circuito del Nurburgring, quello che è stato ribattezza l’inferno verde per via dei numerosi piloti che hanno perso la vita su quelle curve e quei rettilinei. Scossa profondamente dal lutto, Eliška Junková vendette tutte le auto che aveva collezionato assieme al marito, rimanendo comunque vicina ad Ettore Bugatti che la volle come propria ambasciatrice e che la coinvolse in numerosi progetti in giro per il mondo, come ad esempio una concessionaria a Ceylon, in Sri Lanka. Si mise di traverso però il partito comunista, che dal dopoguerra fino alla fine degli anni ’60 vietò ad Eliška Junková di lasciare la Cecoslovacchia. Di lei si persero le tracce fino al 1969 quando si rivide in Inghilterra durante un raduno di estimatori di Bugatti mentre nel 1972 pubblicò la sua autobiografia Má Vzpomínka je Bugatti (La mia memoria è Bugatti). L‘ultima apparizione pubblica risale al 1989, ad un altro raduno della Bugatti, poi sopraggiunse la morte del 1994, all’età di 94 anni. Oggi la Junkova avrebbe compiuto 120 anni. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

ELIŠKA JUNKOVÁ, LA PIÙ VELOCE AL MONDO: DALLA LEVITT ALLA MOUTON: LE SUE COLLEGHE

Eliška Junková viene ricordata oggi, e riceve forse la giusta consacrazione, grazie ad uno speciale Doodle realizzato da Google. Eliška Junková è considerata all’unanimità una delle donne pilote più veloci al mondo: quali sono le altre? Diversi gli assi dei motori del gentil sesso, come ad esempio Dorothy Elizabeth Levitt, che morì nel 1922 quando la Junková si faceva notare per la sua velocità. La Levitt fu la prima donna britannica a detenere il record mondiale di velocità terrestre sull’acqua. Inoltre, è ricordata anche per aver insegnato alla regina Alexandra e alle Principesse reali a guidare. A lei si deve inoltre l’introduzione dello specchietto retrovisore. Lella Lombardi fu un’altra figura di spicco nel mondo dell’automobilismo, nonchè la pilota italiana più famosa. Fu la prima del gentil sesso a qualificarsi in zona punti in un campionato di Formula 1, disputando in totale 12 gran premi. Infine ricordiamo Michele Mouton, considerata la pilota donna di rally più forte di sempre, la prima ad aggiudicarsi una tappa del campionato del mondo, precisamente nel 1981 al Rally di Sanremo, in compagnia della navigatrice Fabrizia Pons (anche lei italiana). (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

ELIŠKA JUNKOVÁ: I NUMEROSI RICONOSCIMENTI OTTENUTI

Una vera e propria “Regina del volante”: così possiamo definirla oggi Eliška Junková, celebrata in tutto il mondo e non solo da Google per i suoi 120 anni dalla nascita. Una pioniera nel mondo dei motori essendo stata la prima in assoluto ad aver vinto un Gran Premio. Il suo nome è strettamente connesso non solo a quello delle auto soprattutto in Cecoslovacchia, dove ha conseguito la patente di guida dopo aver preso lezioni a Praga, ma anche a Ettore Bugatti. La pilota vantava infatti un’amicizia molto forte e personale con il fondatore dell’omonima casa automobilistica tanto da essere nota per aver guidato la sua Bugatti in giro per l’Europa. Le sue gesta sono state impresse nell’autobiografia dal titolo “My Memory is Bugatti” ma in suo onore il compositore ceco, Jaroslav Ježek le ha perfino dedicato il pezzo jazz Bugatti Step. Il valido riconoscimento per essere stata una vera donna rivoluzionaria nonché intraprendente e visionaria, segnando con la sua passione e determinazione un record a tutti gli effetti, in un settore ancora oggi maschilista. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

VINSE ANCHE CONTRO NUVOLARI

La storia di Eliška Junková, soprannominata “Smisek”, oggi è messa in risalto grazie al doodle che celebra i 120 anni dalla nascita della donna considerata la più veloce dell’automobilismo. Fu tra le prime donne in pieno regime comunista ad ottenere la patente di guida, primato questo non indifferente dal momento che riuscì a sfidare la convenzioni culturali e di regime mettendosi al volante. E proprio qui, nel suo posto naturale, riuscì a farsi distinguere in varie competizioni tra cui anche alla Targa Florio in Sicilia, prendendo parte alle edizioni del 1927 e 1928. Dopo aver gareggiato inizialmente con una Bugatti Type 30 ereditata dal marito. L’anno successivo grazie al successo nelle auto sportive a Nürburgring, Eliška entrò in possesso di una più potente Bugatti Tipo 35B con la quale riuscì a sfidare in Sicilia i nomi dell’automobilismo più celebri, arrivando quinta nella gara vinta da Alberto Divo e lasciandosi alle spalle nomi del calibro di Luigi Fagioli, René Dreyfus, Ernesto Maserati e Tazio Nuvolari. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

“MANI INFANTILI CHE GUIDANO CON SICUREZZA”

Eliška Junková vinse la prima gara professionista nel 1923 al fianco del marito Cenek Junek. Nell’anno successivo partecipò da sola alla Lachotin-Tremosna, in Cecoslovacchia, trionfando nella categoria turismo e divenendo di fatto una celebrità internazionale. Nel 1925 arrivò il successo anche a Zbraslav-Jiloviste e per festeggiare il grande evento i coniugi Junek acquisirono una seconda Bugatti; i due però dovettero iniziare a correre separatamente, così come stabilito dal regolamento dell’epoca. L’anno 1926 fu quello che consacrò Eliška Junková, che iniziò a competere in tutto il Vecchio Continente ottenendo risultati importanti contro i migliori piloti dell’epoca. E così che la Junkova e suo marito erano spesso e volentieri sulle prime pagine dei giornali di motorsport, come ad esempio questo dispaccio tratto da una rivista del 1926, riportato da english.radio.cz: “Che bella coppia di sportivi; Junek e sua moglie. La sua allieva devota ed emozionata, nel cui corpo snello batte il cuore di un uomo coraggioso e le cui mani infantili guidano la sua macchina con inconfondibile sicurezza e grande velocità attraverso curve strette”. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

ELIŠKA JUNKOVÁ, LA PIÙ VELOCE PILOTA DONNA, TRA LE PRIME AD AVERE LA PATENTE DI GUIDA

Eliška Junková è la donna omaggiata oggi dal doodle di Google in occasione del suo 120mo anniversario della nascita. La popolare pilota cecoslovacca della Bugatti degli anni ’20 ha raccolto il primato di essere una delle migliori donne pilota della storia insieme al marito Cenek Junek. Quest’ultimo però morì al volante di una Bugatti a Nuerburgring e dopo la sua scomparsa la donna decise di abbandonare seppur prematuramente le corse. Augsburger Allgemeine ricorda Eliška anche come una delle prime donne in Cecoslovacchia ad avere la patente di guida. Determinante nella sua carriera fu proprio l’incontro con l’uomo che divenne poi suo marito. Aveva appena 17 anni quando fece la conoscenza di Vincenc “Cenek” Junek, durante la sua formazione in una banca a Olomouc dove si apprestava a diventare un funzionario. L’uomo era un pilota appassionato e ispirò Junková a questo sport. Lo stesso che li unì ma successivamente li divise in maniera definitiva. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

DOPO LE CORSE LAVORÒ PER BATA

Il mondo ricorda oggi la grande Eliška Junková, quella che da molti è considerata la donna più veloce al mondo, campionessa indiscussa dell’automobilismo di inizio secolo scorso. La sua carriera terminò purtroppo anzitempo con la morte del marito, scomparso tragicamente in una gara: dopo il dramma vissuto decise di appendere il casco al chiodo ma rimanendo comunque nell’industria dei motori. Contribuì in maniera significativa a costituire la Bugatti Trade Agency a Ceylon, per poi lavorare per Bata, la famosa industria di calzature che negli anni ’30 realizzava anche pneumatici, incontrando ingegneri della Porsche, manager della Mercedes e molti altri personaggi autorevoli di quel mondo. Eliška Junkova fu una figura di spicco dell’automotive, oltre che per la sua grande conoscenza del mondo automobilistico, anche per il suo fascino e la sua cultura, lei che era in grado di parlare correttamente tedesco, inglese, francese e italiano. Dopo la seconda guerra mondiale si risposò con il giornalista Ladislav Khas, suo secondo ed ultimo marito. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

ELIŠKA JUNKOVÁ, LA DONNA PIÙ VELOCE DELL’AUTOMOBILISMO, DOPO LE CORSE LAVORÒ PER BATA

Eliška Junková, nota anche come Elisabeth Junek, è la protagonista del doodle di oggi di Google. Dopo aver celebrato un cantautore, il belga Jacques Brel, oggi si omaggia la donna più veloce del Motorsport. È considerata una delle più grandi piloti donne nella storia delle corse automobilistiche. Nata come Alzbeta Pospiailova, usava il nome Eliška Junková. Era soprannominata “smisek” per il suo sorriso. Nessuno avrebbe detto che avrebbe raggiunto il successo con i motori. Trovò lavoro, infatti, in una banca di Olomouc. Lì incontrò Vincenc “Cenek” Junek, un giovane ambizioso che aveva lasciato l’esercito dopo essere stato colpito ad una mano. L’uomo adorava le auto e il mondo delle corse, infatti vinse la Zbraslav-Jiloviste nel 1992, anno in cui sposò Eliška Junková. I due condividevano la stessa passione, quindi cominciarono a correre insieme in eventi locali. Siccome per la ferita riportata in guerra aveva difficoltà a cambiare marcia, l’uomo lasciò la guida alla moglie. E fu quella la svolta per la donna.

ELIŠKA JUNKOVÁ, LA DONNA PIÙ VELOCE DEL MOTORSPORT

Eliška Junková e il marito acquistarono una Mercedes e una Bugatti Type 30 con cui gareggiarono nel Grand Prix de France a Strasburgo. Il marito poi diede la Bugatti alla moglie, che pian piano ebbe successo in tutta Europa. Fu così che il suo nome venne “anglicizzato”, infatti veniva chiamata Elisabeth. Nel 1926 si rivelò così brava che gareggiò in giro per l’Europa contro i migliori piloti uomini dell’epoca. Eliška Junková gareggiò anche in Italia, in particolare in Sicilia. Una gara non facile perché richiedeva grande forza fisica a causa del percorso molto accidentato e fangoso. Anche se non riuscì a portare a termine la gara, la sua prestazione le valse rispetto da parte dei colleghi. Poi riuscì a vincere al Nurburgring, in Germania, diventando così l’unica donna nella storia ad aver mai vinto una gara di Grand Prix. In Italia si rifece poi alla Targa Florio nel 1928 e con quella vittoria poté acquistare una nuova Bugatti Type 35B per poter competere con gli avversari. Fu però colpita da un grave lutto: la morte di suo marito.

ELIŠKA JUNKOVÁ E LA TRAGEDIA IN PISTA

La passione per i motori li unì e poi li divise. Il marito di Eliška Junková morì infatti a causa di un incidente durante una gara. Erano al Nurburgring, in Germania, per il Gran Prix. I due condivisero la guida, quindi al quinto giro Vincenc “Cenek” Junek si mise al volante. Per recuperare il tempo perso dopo il cambio gomme cominciò a spingere forte, ma andò largo alla curva Breitscheid ed ebbero un incidente. Sbalzò fuori dall’auto e morì per una grave ferita alla testa. Devastata dalla morte del marito, la donna rinunciò ai motori e vendette tutti i suoi veicoli per dedicarsi alla sua prima passione, quella per i viaggi. Ritrovò l’amore grazie allo scrittore Ladislav Khas: i due si sposarono. Le autorità comuniste comunque dal 1948 al 1964 le vietarono di viaggiare all’estero, disapprovando il suo stile di vita “borghese”. Pian piano fu dimenticata dal mondo delle corse. Ma all’età di 89 anni, nel 1989, partecipò come ospite d’onore ad una reunion della Bugatti negli Stati Uniti.

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